I piani di Bruxelles

Al via l’offensiva Ue su IA e gestione dati

Indipendenza digitale e nuovi spazi di mercato entro il 2030. Mix di investimenti pubblici-privati

di Chiara Bussi

Indipendenza digitale e nuovi spazi di mercato entro il 2030. Mix di investimenti pubblici-privati


3' di lettura

«Un Airbus per l’intelligenza artificiale». A Bruxelles circola questa definizione per la nuova strategia europea. Il copyright è del ministro dell’Economia tedesco Peter Altmeier che l’ha usata due anni fa per spronare i partner a recuperare la competitività perduta nel settore digitale. Se negli anni ’70 la posta in gioco era la nascita di un campione europeo delle aeromobili, oggi la sfida è a colpi di piattaforme, “nuvole” e dati. Un mercato dominato dai giganti hi-tech di Usa e Cina alle prese con una guerra fredda tecnologica che ha avuto il suo apice nella contesa sul 5G. L’obiettivo della Ue, da qui al 2030, è affermare la propria indipendenza digitale e conquistare nuovi spazi di mercato.

A segnare la rottaè una Comunicazione della Commissione Ue del 19 febbraio, alla vigilia dell’esplosione dell’emergenza da coronavirus, accompagnata da un Libro Bianco sull’IA e da una “Strategia sui dati”. L’intenzione è procedere su un doppio binario: creare le condizioni per una spinta all’industria europea e governare le implicazioni etiche legate all’intelligenza artificiale, con un approccio coordinato tra i 27 Paesi. «È questo l’aspetto che contraddistingue la nuova strategia: il tentativo di affermare un modello digitale europeo», spiega Andrea Renda, responsabile dell’area digitale per il think tank Ceps e uno dei 52 membri del gruppo di lavoro Ue sull’intelligenza artificiale. Il puzzle è tutto da costruire e verrà completato nei prossimi mesi. I principali attori coinvolti potranno dare il loro contributo fino al 31 maggio nell’ambito della consultazione pubblica sul Libro Bianco.

Non bisognerà ripartire da zero. La Ue vuole diventare leader mondiale dell’economia dei dati e delle sue applicazioni creando un “ecosistema di eccellenza” lungo tutta la catena del valore a partire dai punti di forza già esistenti: i centri di ricerca, le start up innovative, i supercalcolatori e la robotica. Le opportunità arriveranno dalla nuova ondata dei dati - che secondo le stime nei prossimi 5 anni saranno quintuplicati - e dalla loro gestione. Oggi l’80% delle elaborazioni e analisi che hanno luogo nel cloud vengono effettuate in centri e strutture di calcolo centralizzate, mentre il 20% in progetti connessi intelligenti e strutture vicine all’utente ( edge computing). Entro il 2025 queste proporzioni saranno invertite, «con la possibilità per la Ue - spiega Renda - di entrare in gioco con una nuova infrastruttura basata su un cloud europeo,spazi di dati in settori chiave come manifatturiero, salute, mobilità e open data da parte delle istituzioni pubbliche».

Sarà un lavoro di squadra. Bruxelles intende promuovere reti e sinergie tra centri di ricerca a beneficio delle imprese, in particolare le Pmi. Le questioni aperte sono ancora numerose, come l’esigenza di un quadro normativo (e del suo contenuto) per evitare frammentazioni. Per l’IA il punto di partenza dovrebbe essere l’individuazione dei rischi in settori sensibili come la salute, i trasporti e il sistema giudiziario. Poi si dovrebbe mettere a punto una legislazione comune - probabilmente entro fine anno - per stabilire principi legali, etici e tecnici, con un quadro “flessibile” e “agile” . Per il primo trimestre 2021 è inoltre previsto un Data Act con una legislazione ad hoc sui dati.

Un piano di tale portata ha bisogno di adeguati finanziamenti, che oggi si situano a quota 1,5 miliardi di euro. Troppo poco se confrontati con gli oltre 9 miliardi di dollari sborsati negli Usa. L’obiettivo di Bruxelles è attrarre da qui al 2030 oltre 20 miliardi di euro di investimenti annui per l’IA con un mix pubblico-privato, evitando le duplicazioni con le iniziative nazionali, e altri 4-6 miliardi per i dati. Da parte sua la Commissione intende mettere sul tavolo le risorse provenienti dal bilancio pluriennale 2020-2027 ancora in discussione: programma Europa digitale, Horizon Europe e i fondi strutturali e di investimento Ue.

Il progetto è ambizioso, ma ricco di incognite. «La strategia – precisa Renda – sarà efficace solo se la Ue riuscirà a giocare un ruolo guida a livello mondiale. Il risultato sarà la creazione di un mercato unico dei servizi digitali che non dovrebbe però restare chiuso in se stesso, ma aprirsi alla collaborazione anche con altre aree del mondo. Tutto dipenderà dalla coesione politica tra i vari Paesi Ue». Un ostacolo non di poco conto se si guarda all’attualità delle ultime settimane.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti