emergenza coronavirus

Al via nuove linee per produrre maschere Ffp3

La Protezione civile ordina oltre 200mila mascherine e chiede aiuto alla Ue. In Francia Macron requisisce tutta la produzione e gli stock

di Enrico Netti

Mascherine anti-coronavirus a 5.000 euro, 20 furbetti denunciati

La Protezione civile ordina oltre 200mila mascherine e chiede aiuto alla Ue. In Francia Macron requisisce tutta la produzione e gli stock


2' di lettura

«Stiamo lavorando ininterrottamente e ci stiamo preparando ad aggiungere altre tre linee di produzione per fare fronte all’emergenza Covid-19, che ha moltiplicato per oltre 30 volte le normali richieste di maschere di protezione biohazard» dice Massimo Scagliarini, amministratore delegato del Gruppo Gvs, multinazionale bolognese che produce dispositivi di protezione (Dpi).

La capacità produttiva mensile della società è di oltre un milione di mascherine Ffp3 e di 7mila mascherine del tipo Ffp3 biohazard, quelle per i rischi biologici. Quest’ultimo è un modello testato e certificato contro gli agenti patogeni delle dimensioni di 0,023 micron. Le nuove linee in fase di approntamento sono nelle sedi Gvs di Bologna, in Romania e Cina e se non ci saranno intoppi entreranno in produzione nell’arco di un mese.

Da parte sua Angelo Borrelli, capo della Protezione civile, promette l’acquisto di 5 milioni di mascherine e lanciato una richiesta d’aiuto al Centro di coordinamento Ue.

Secondo quanto risulta al Sole 24 Ore alle imprese italiane del settore sono state richieste 200mila maschere Ffp3. Commesse che «hanno la priorità assoluta rispetto a ogni altro ordine ed è fatto divieto di esportare Dpi senza previa autorizzazione della protezione civile» si legge in Gazzetta Ufficiale.

Allarme Dpi anche dai medici impegnati nella “zona rossa”. «C’è grave carenza di mascherine Ffp2 e Ffp3, di tute e occhiali protettivi, dispositivi indispensabili per potere visitare i pazienti in sicurezza», ha detto Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), che ha raccolto numerose testimonianze di colleghi a corto o con Dpi non adatti a fronteggiare in sicurezza il Covid-19.

Secondo Massimo Vajani, presidente dell’Ordine dei medici di Lodi, «i dottori hanno a disposizione solo cinque mascherine e due camici a testa». Mascherine che andrebbero cambiate almeno ogni 8 ore mentre il camice una volta al giorno. «Siamo assolutamente scoperti – denuncia –. I Dpi ci sono stati consegnati in misura molto ridotta».

«A febbraio sono arrivate ordini pari a dieci volte la richiesta annuale e le commesse dovrebbero essere evase in un mese o prima», spiega PierPaolo Zani, general manager della Bls, Pmi leader nella sicurezza per la protezione delle vie respiratorie, dove si lavora al massimo.

Al personale sanitario servono inoltre occhiali protettivi e camici impermeabili in tessuto non tessuto (Tnt). «Le nostre protezioni vengono importate dalla Cina da una fabbrica che ha ripreso a lavorare a pieno ritmo a metà febbraio» aggiunge Scagliarini.

La produzione di maschere, occhiali e tute è legata inoltre al flusso di materie prime, alcune critiche, come polimeri e tessuti filtranti speciali per cui ad oggi non ci sono problemi di approvvigionamento. Tra gli addetti ai lavori non mancano gli interrogativi, per esempio, su come gestire le forniture verso le strutture sanitarie private come le cliniche o l’industria. Perché i Dpi come le mascherine Ffp 2 e 3 in primis sono nati per l’industria e vengono impiegati nell’alimentare, manifatturiero, chimico e farmaceutico.

Per questo c’è chi si chiede cosa accadrà all’industria se tutta la produzione viene giustamente trasferita alla Protezione civile.

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