Auto

Al via nuovo corso dell’inglese Mini: l’elettrica nel 2019

di Simonluca Pini


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2' di lettura

Era il 1959 quando Alec Issigonis rivoluzionò il panorama automobilistico progettando la prima generazione di Mini, vettura che in quasi 40 anni di storia è diventata un’icona grazie ad una gestione dello spazio senza eguali e alle vittorie nei rally. Nel 2001 arriva la rinascita del marchio, con il lancio della prima Mini prodotta sotto la gestione Bmw. In questi 17 anni il brand inglese è cresciuto nella gamma, nelle dimensioni e nelle prestazioni, arrivando a proporre anche versioni ibride alla spina. A 60 anni di distanza, nel 2019, la rivoluzionerà continuerà con la commercializzazione della prima Mini completamente elettrica.

Anticipata dalla Mini Electric Concept, il modello è caratterizzato da linee molto vicine a quelle definitive, il prototipo elettrico monta particolari di stile come le luci a Led che riprendono il disegno della bandiera inglese. All’anteriore troviamo la griglia dalle forme esagonali che integra il logo “E”, sigla che identificherà tutti i modelli ibridi ed elettrici, mentre le appendici aerodinamiche presenti contribuiscono a migliorare l’efficienza della vettura.

La stessa filosofia è stata adottata per i particolari cerchi in lega da 19 pollici, in grado di migliorare i flussi d’aria laterali. Presentata nelle colorazioni opache Reflection Silver e Striking Yellow, la Mini elettrica non dichiara le proprie caratteristiche tecniche ma promette il “go-cart feeling” tanto apprezzato dai clienti del brand britannico.

Nell’attesa di conoscere la scheda tecnica definitiva, sul fronte della motorizzazione dovrebbe arrivare un’unità da almeno 40 kWh abbinata ad un batteria in grado di garantire un’autonomia superiore ai 300 chilometri. Manca anche la conferma del sito produttivo, anche se la Cina sembra in testa alle possibilità. Infatti Bmw ha siglato un accordo con il costruttore Great Wall Motor per arrivare a costruire nel paese del Sol Levante le versioni elettriche della gamma Mini, interrompendo così una consolidata tradizione che vede la produzione Mini localizzata solo in Europa tra Gran Bretagna, Austria e Olanda.

Una lettera d’intenti è stata firmata tra i due costruttori, proprio per studiare un programma di fabbricazione in Cina, ed affiancare così l’altra collaborazione che Bmw ha con il costruttore locale Brilliance, estesa recentemente fino al 2040 e che vede il marchio tedesco prendere il controllo della consociata passando dal 50% al 75% investendo 3,6 miliardi di euro. Se per guidare la Mini elettrica si dovrà aspettare il prossimo anno, il listino offre già una versione elettrificata con la Countryman Hybrid Plug-in.

Il crossover britannico dichiara un’autonomia in elettrico di 42 km e un consumo medio di circa 2,3 km/l, che aumenta però quando entra in funzione il 1.500 cc a benzina a pieno regime.

È facile però ricaricare le batterie in movimento, selezionando l’opzione di guida Save Battery che fa funzionare la Countryman con il solo motore a benzina, salvaguardando la carica per i tratti ad esempio in città, dove è più conveniente usarla. A batterie scariche o quando le velocità sono più elevate interviene il motore da 136 cavalli, assicurando così autonomia e prestazioni in perfetto stile Mini.

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