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Al via il secondo atto di Mazda CX-5

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3' di lettura

Beata solitudine. Nel mondo dell'automotive è incarnata dalla Mazda che nel 2008 ha divorziato da Ford e da allora ha cominciato una vita da single. Il primo modello del nuovo corso nel 2011 fu la Mazda CX-5 che si è conquistata sul campo oltre 1,5 milioni di clienti e oggi si rinnova completamente facendo evolvere, senza stravolgere, i concetti tecnici e stilistici che hanno poi dato vita alla nuova stirpe e a risultati commerciali che parlano chiaro: 1,57 milioni di unità nel 2016, con un progresso del 12% in Europa e del 47,6% in Italia, e ricavi per 25,6 miliardi di euro dei quali uno di utile netto, nonostante lo yen forte sia mortifero per un costruttore che produce in Giappone oltre il 60% di quello che vende.

Eppure anche la nuova CX-5 è costruita nel Sol Levante, a Hofu ed è lunga 4,55 metri, praticamente come la precedente, ma è più bassa, ha una calandra più protesa in avanti e un abitacolo più arretrato così da renderla ancora più solida e sportiva, ma anche più aerodinamica del 6%. Evoluzione più che rivoluzione anche dal punto di vista tecnico. La scocca è più rigida del 15%, l'insonorizzazione e più curata, gli allestimenti più ricchi e lo spazio sfruttato in modo più razionale. Il bagagliaio è ora dotato di portellone elettrico e di schienale abbattibile 40/20/40 per modulare il vano da 506 fino a 1.620 litri. La plancia ha i comandi spostati più in alto, la strumentazione è completata dall'head-up display e il sistema Mzd Connect è su schermo da 7 pollici. Non “specchia” dispositivi esterni, ma ha Twitter che consente di accedere e catalogare diversi contenuti multimediali da godersi con l'impianto audio Bose a 10 altoparlanti. Migliorati anche i sistemi di sicurezza che ora si avvalgono anche di una telecamera oltre che dei sensori radar: ci sono la frenata autonoma con riconoscimento pedone attiva tra 4 e 80 km/h, il riconoscimento dei segnali e i fari full attivi che si sommano ai dispositivi già presenti. La CX-5 ha anche il G-Vectoring Control, una particolare strategia che, attraverso il controllo della coppia motrice e dei freni, sfrutta i trasferimenti di carico tra i due assali per migliorare il comportamento in curva. E Mazda ha colto l'occasione anche per impiegare queste nuove tecnologie, in parti diverse, anche alla CX-3 e alla Mazda2. Nuovo invece il sistema di trazione integrale che pesa meno della metà del precedente, è più efficiente del 30% e da solo consente un risparmio del 2% sui consumi. Confermati i motori: 2 litri a benzina da 160-165 cv e diesel biturbo 2.2 da 150 cv e 175 cv, disponibili con cambio manuale o automatico a 6 rapporti. Mazda però è già al lavoro per andare oltre e, fedele alla propria filosofia, non sta guardando tanto all'elettrificazione, né al motore rotativo che sarà il cuore della sportiva che dovrebbe derivare dal concept RX-Vision e che dovrebbe arrivare nel 2020, giusto in tempo per celebrare il centenario della compagnia. Mazda sta pensando invece ai motori Hcci (Homogeneous charge compression ignition), ovvero una via di mezzo tra un diesel e un benzina, che saranno in grado di tagliare consumi ed inquinanti del 30%. Toyota, che con Mazda condivide già uno stabilimento in Messico e anche l'ibrido per la Axela (nome delle Mazda3 in Giappone), ci ha già messo gli occhi sopra. Anche i costruttori di automobili non sono fatti per restare soli tutta la vita.

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