sabato 7 luglio

Al via il Tour: un lungo viaggio nella Francia all’insegna della sfida Froome-Nibali

di Dario Ceccarelli

(Afp)

5' di lettura

Sarà il quinto Tour di Chris Froome o il secondo di Vincenzo Nibali, l'ultimo corridore italiano ancora in grado di puntare al podio più alto di una grande corsa a tappe? E il britannico come verrà accolto dai tifosi sulle strade dopo l'ambigua assoluzione per il salbutamolo? Verrà fischiato e insultato o applaudito? Dovrà essere protetto dai compagni e dai gorilla di Sky, o invece potrà correre libero da questa ostile morsa di sospetti? A vedere come è stato accolto giovedì alla presentazione delle squadre (fischi e lazzi) sembra che per Froome butti molto male.

Terza e ultima domanda. C'è spazio per qualcun altro in una sfida che sembra, almeno sulla carta, già cannibalizzata da due sfidanti che si sono divisi, come successi (Froome quattro, una volta Nibali nel 2014), le ultime cinque edizioni della corsa?
Eccolo qua, il Tour che sta per cominciare questo sabato sette luglio da un piccolo comune della Vandea. Era atteso. Di solito parte una settimana prima.
Con il mondiale di calcio e il torneo Wimbledon che entrano nel vivo, mancava solo la “Festa di Luglio” detta anche Grande Boucle perché in origine (1903 prima edizione) il suo percorso stilizzato sulla cartina della Francia ricordava una specie di grande cappello.
In luglio, quando il caldo si fa opprimente e le zanzare aprono le ostilità, chi lo ama sente che sta per arrivare. Non c'è niente da fare, il Tour è così: ti prende, anche se non sei particolarmente ferrato nelle due ruote. Sarà la sua storia; saranno i suoi paesaggi e le sue leggendarie vette (quest'anno la più attesa è l'Halpe d'Huez); sarà l'arrivo a Parigi con quell'Arco di Trionfo a far da sfondo del traguardo sui Campi Elisi; Sarà tutto questo insieme, fatto sta che sulle strade della Grande Boucle arriveranno almeno 12 milioni di persone con almeno 30mila agenti a difenderne la sicurezza.

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Di sicuro arriverà anche il presidente Macron, uno che non si fa certo sfuggire questi appuntamenti. Sia perchè il Tour è la più famosa corsa ciclistica del mondo, sia perchè per i francesi essere qui è importante. E' un simbolo di identità, di condivisione di valori e tradizioni. In questo senso il Tour ha impatto più forte del Giro d'Italia, che viene sempre un po' snobbato dai nostri politici (almeno quelli di una volta, per i nuovi si vedrà…).
Comunque, ci siamo. Caratterizzato dalla sfida Froome- Nibali, si parte questo sabato da Noirmoutier-en-Ile per concludersi il 29 luglio a Parigi dopo 3351 km di altissima intensità agonistica. Difficile riassumerne i punti caldi. Da segnare ci sono questi snodi: la terza tappa (cronosquadre di Cholet, 35 ,5km), la nona tappa con il pavè della Roubaix, la dodicesima con la vetta dell'Alpe d'Huez e la mini-sfida pirenaica di 65 chilometri (17esima tappa). In sostanza, si parte dall'Atlantico procedendo in senso orario. Le prime nove tappe, a parte la cronosquadre, sono delle mini-classiche con vento, fughe facili e pavè. Tappe per velocisti e qui ci sono tutti i migliori dal nostro Viviani fino al campione del Mondo Sagan, da Greipel a Kittel e Demare. Tutti i migliori. Poi, dopo il traguardo di Roubaix, arrivano le Alpi e i Pirenei.

Qualche altro dato? Tenete conto che il Tour è una specie di lungo circo viaggiante, o “città semovente” come lo definiva Mario Fossati, glorioso cronista di ciclismo, ma anche narratore di ippica e pugilato. Il Tour muove ogni giorno quasi 6mila persone, tra corridori. giornalisti, tecnici, addetti all'organizzazione e alla carovana pubblicitaria. Quest'ultima è uno spettacolo nello spettacolo perchè precede la corsa di qualche ora alzando, se ne fosse bisogno, l'interesse degli spettatori che spesso, soprattutto nelle tappe di montagne, si accampano dalla notte precedente.
Ma che corsa sarà? Di sicuro molto calda, e non solo dal punto di vista meteo. Il favorito è Chris Froome, ma tutto può succedere.
Dopo l'assoluzione per la nota vicenda del Salbutamolo (un anti asmatico che il britannico avrebbe assunto in proporzioni doppie al consentito), Froome punta alla quinta maglia gialla, un risultato che lo farebbe entrare nel ristrettissimo Pantheon dei campionissimi (Anquetil, Hinault, Merckx, Indurain).
Non solo: Froome, che i dirigenti del Tour avevano definito “non gradito”, ha una opportunità unica: quella, a 20 anni di distanza, di far la “doppietta” Giro-Tour come riuscì a Pantani nel 1998. Insomma tanta carne al fuoco.
Ma è fuoco che rischia di scottare proprio Froome perchè il britannico, nonostante il via libera dell'Uci, continua a non essere “gradito” sia dalla macchina del Tour sia dalla maggioranza dei suoi avversari che l'accusano di aver sfangata la condanna solo perchè, dietro al britannico c'erano i potenti avvocati Sky, azzeccagarbugli pagati decine di milioni per spaccare le virgole nella selva oscura del regolamento antidoping.
Tutti malumori legittimi, certo. Ma la sostanza è che Froome è stato giudicato non colpevole. E come dice Nibali, “Se le regole permettono al britannico di correre, lo si deve considerare idoneo al Tour de France…”.
La posizione di Nibali, anche se non è condivisa da altri corridori, è corretta. Queste sono le regole, e le regole vanno rispettate. Vero che in altri casi (Petacchi e Ulissi) non è stato usato lo stesso metro di giudizio, vero che a pensar male si fa peccato e si sbaglia raramente, però la situazione allo stato dei fatti è questa.
Insomma, sarà battaglia. Soprattutto bisognerà vedere come reagiranno i tifosi della strada che già non amano molto Froome per certe sue vittorie “al limite” delle possibilità umane come la famosa scalata al Mont Ventoux del 2103 o l'incredibile ascesa nel 2015 sui Pirenei a La Pierre Saint Martin, dove il britannico assestò un micidiale ko a rivali come Quintana, Nibali e Contador.
Imprese da fenomeno? O imprese raggiunte con benzina truccata? Per questi episodi volarono sputi, insulti e anche di peggio. Ora Froome chiede rispetto: “ Sono sempre stato dentro le regole, regole che conosco bene…”
Tutto questo però importa poco a Vincenzo Nibali che a 34 anni vuole bissare il successo del 2014.
“Ci provo, se vengo al Tour è per raggiungere un risultato importante. Altrimenti, starei a casa…Poi però ci sono anche gli altri… “ NIbali ha ragione. Oltre a Froome e la corazzata Sky, c'è il resto delle concorrenza, molto agguerrita: dal francese Roman Bardet (secondo nel 2106, terzo un anno fa) che vorrebbe riportare in Francia la maglia gialla 33 anni dopo Hinault. Poi c'è Nairo Quintana, un'altro abbonato al podio, ma scoppiato l'anno scorso dopo le fatiche del Giro d'Italia. iIl colombiano, con Valverde e Landa, dispone di una squadra fortissima. Almeno sulla carta.
Da tenere d'occhio, oltre all'australiano Richie Porte anche Tom Dumoulin, capitano della Sunweb. L'olandese, uno dei più critici verso Froome, può dire la sua nelle prove contro il tempo. Tornando a Nibali, soffrirà sicuramente nella Cronosquadre dove il Team Sky parte favorito. Il punto di forza dello Squalo potrebbe invece essere l'arrivo a Roubaix, tappa con il pavè che già lo ha visto vincitore nel 2014. Su quel pavè costruì poi la sua impresa. Chissà che la storia non si ripeta. L'appuntamento è per domenica 15 luglio, che è anche la domenica della finale dei mondiale di calcio e del torneo di Wimbledon. Come cantava Fabio Concato “...Ma che domenica bestiale...”

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