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Al via le trattative per il contratto dei 3,5 milioni di addetti del commercio

Ieri il primo incontro tra Confcommercio e Fisascat, Filcams e Uiltucs: il precedente rinnovo è scaduto alla fine del 2019. Prampolini (Confcommercio): «Il percorso non sarà né breve, né privo di ostacoli determinati dalla più grande crisi economica che abbia mai interessato il Paese» .

di Cristina Casadei

Il commercio perde 191mila occupati, -13,5% per le vendite

3' di lettura

La trattativa per il rinnovo del contratto dei 3 milioni e mezzo di addetti del commercio parte nel bel mezzo di un contesto non proprio favorevole per il settore, a causa dell’impatto molto pesante della pandemia soprattutto sul commercio tradizionale e al dettaglio.
Un impatto a cui nemmeno i saldi sembrano riuscire a dare un’inversione di tendenza. Si tratta del contratto che interessa una delle platee più vaste di addetti che vanno dalle figure più tradizionali come gli addetti alle vendite, i cassieri, i magazzinieri, fino ai lavoratori dell’ict, dell’e-commerce, dei servizi. L’ultimo contratto siglato da Confcommercio e Fisascat, Filcams e Uiltucs è scaduto alla fine del 2019 e da tempo i sindacati hanno sollecitato l’apertura della trattativa. Ieri il primo incontro ufficiale in videoconferenza.

«Siamo tutti consapevoli del contesto in cui si inizia questo percorso non usuale di costruzione - spiega Donatella Prampolini, vicepresidente di Confcommercio e presidente della commissione sindacale di Confcommercio -. Vogliamo gettare le basi per essere pronti quando l'economia riprenderà il suo cammino, interpretando fino in fondo il nostro ruolo di rappresentanza datoriale matura che si prende la responsabilità di tenere un dialogo aperto, seppur nella consapevolezza che il percorso non sarà né breve, né privo di ostacoli determinati dalla più grande crisi economica che abbia mai interessato il Paese».

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Gli effetti della pandemia

I dati di contesto dell’Ufficio studi dell’associazione parlano di 120 miliardi di consumi in meno nel 2020, con una riduzione molto forte soprattutto nel commercio non alimentare e nei servizi come turismo, ristorazione,cultura, attività ricreativa e benessere. Guardando al futuro, secondo l’ufficio studi di Confcommercio nel 2021 il Pil crescerà di circa il 3%.

I sindacati hanno rappresentato all’associazione imprenditoriale i contenuti del documento unitario per l’avvio del tavolo negoziale dove hanno trovato spazio il capitolo del salario, con l’obiettivo di recuperare il potere d’acquisto dei lavoratori, e una serie di temi emersi in questa fase e che hanno anche una valenza sociale.

I temi chiave al centro della trattativa

Innanzitutto quello della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro, poi l’introduzione di nuove tutele e garanzie per la conciliazione dei tempi di vita e tempi di lavoro, la valorizzazione del welfare, la formazione e la rivisitazione delle professionalità nei sistemi di classificazione, oltre al contrasto alla violenza di genere.
L’evoluzione del lavoro verso nuove modalità ha portato anche all’inserimento nel documento della richiesta di rendere più strutturato l’articolato contrattuale in tema di lavoro agile, oltre ad un focus sulle attività terziarizzate, anche alla luce delle riorganizzazioni che le imprese dei servizi e del commercio stanno realizzando su vasta scala.
I sindacati dicono che «è necessario, sia pure nelle condizioni complesse che il macrosettore del terziario sta attraversando, ribadire la valenza del contratto leader di settore per preservare ed accrescere la qualità del lavoro all'interno delle aziende che lo applicano e per rispondere in maniera congrua alle aspettative delle lavoratrici e dei lavoratori, anche preservando il potere di acquisto delle retribuzioni».
«Le attività di vendita dei generi di largo consumo, al pari di altri pochi servizi di tipo essenziale – aggiungono Filcams, Fisascat e Uiltucs - in questi difficili mesi hanno garantito un continuo presidio, ragion per cui i lavoratori in esse impiegati, chiamati in talune attività ad uno sforzo eccezionale nel corso della pandemia da Covid-19, hanno diritto ad una conclusione negoziale in tempi ragionevoli e che dia loro delle risposte apprezzabili».

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