I prof che mancano

Al via tre concorsi a cattedra in tre mesi per riempire 80mila posti a settembre

Nuova selezione Stem per 1.685 docenti che si aggiunge al concorso ordinario per medie e superiori in partenza il 14 marzo. Entro giugno lo straordinario per 50mila precari

di Eugenio Bruno e Claudio Tucci

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3' di lettura

Gira e rigira anche a settembre 2022 potremmo trovarci a fare i conti con il consueto problema delle troppe “cattedre vuote”. Non sono bastate infatti le sette differenti strade messe in campo la scorsa estate dal governo Draghi per scalfire uno dei nodi storici della scuola italiana. Su circa 112mila posti da coprire le assunzioni ne hanno riempiti meno di 60mila, lasciando quindi scoperti gli altri 50mila. Ai quali vanno aggiunti quasi 30mila pensionamenti che scatteranno dopo il 31 agosto. Sulla carta, dunque, ci sono circa 80mila caselle da coprire in vista del prossimo anno scolastico. In attesa che la promessa fatta da Patrizio Bianchi di selezioni annuali e sui posti effettivamente liberi e disponibili si traduca in realtà, e inizi a entrare a regime, le speranze di colmare i vuoti sono affidate alla corposa tornata di concorsi già partite o in procinto di partire.

I concorsi già partiti

Il punto è che l’avvio della nuova tornata di concorsi, a oggi, rischia di non essere sufficiente a risolvere il problema delle cattedre scoperte. L’antipasto lo abbiamo visto la scorsa estate con la selezione Stem: su 6.129 posti a disposizione a medie e superiori i vincitori sono stati poco più di 3mila, quindi circa 1 su 2, complice il ritorno a selezioni vere e proprie (seppur con modalità semplificate sulla falsariga delle indicazioni fornite per tutta la Pa da Renato Brunetta) e una preparazione dei candidati ritenuta dalle commissioni piuttosto inadeguata. Non a caso il ministero dell’Istruzione ha appena bandito una nuova procedura Stem per 1.685 cattedre (domande entro il 16 marzo) anche per dare una sorta di “seconda chance” ai candidati che non hanno superato il primo tentativo.

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Ma a preoccupare è anche l’andamento del concorso ordinario per infanzia e primaria, le cui prove scritte si sono svolte a dicembre (la selezione mette a bando 12.863 cattedre). Ebbene dai primi numeri su oltre 107mila candidati previsti se ne sono presentati 52.351, il 48,9%. Gli ammessi all’orale sono stati 31.849 (il 60,8% dei presenti). Se si va avanti con queste percentuali, al traguardo potrebbero arrivare meno maestri dei posti preventivati. E se l’andazzo proseguirà anche per il concorso ordinario a medie e superiori appena fatto partire (oltre 26mila posti a bando e circa 600mila domande presentate - le prove partiranno il 14 marzo e si concluderanno il 13 aprile) si rischia di non centrare l’obiettivo di avere in cattedra a settembre tutti i vincitori. Aggiungendo un problema in più a quello che rischia di essere il quarto anno scolastico in regime di pandemia.

IL PRECEDENTE
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La carta di riserva

Probabilmente anche per questo motivo, il governo, nel milleproroghe, ha dato parere favorevole a un emendamento che prevede, entro il 15 giugno, una nuova procedura concorsuale straordinaria - con valutazione titoli e prova disciplinare - riservata ai docenti che, entro il termine di presentazione delle istanze di partecipazione, abbiano svolto nella scuola statale un servizio di almeno tre anni, anche non consecutivi, negli ultimi cinque anni scolastici. Secondo le prime stime, la procedura potrebbe interessare non meno di 50mila precari (si veda Sole 24 Ore del Lunedì del 28 febbraio). Del resto, sarebbero proprio loro a dover occupare, pro tempore e con una supplenza, la stessa cattedra rimasta scoperta. Certo, difficilmente si riuscirebbe per questa via ad assicurare l’altro obiettivo generalmente collegato ai concorsi, e cioè ringiovanire la classe docente.

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