amministrative 2018

Al voto del 10 giugno un comune su cinque arriva «commissariato»

di Andrea Marini e Marta Paris

3' di lettura

La crisi dei governi locali allunga la lista dei comuni che andranno al voto la prossima primavera. Perché qualunque ne sia la causa – dimissioni di sindaco o maggioranza dei consiglieri, infiltrazioni mafiose o problemi di bilancio – uno su 5 arriverà all’appuntamento del 10 giugno prima della scadenza naturale della legislatura: 157 amministrazioni su 797. E ad eccezione dei 18 “enti-matricola”, alle elezioni per la prima volta perché di nuova istituzione, tutti gli altri si sono “sciolti” prima del tempo e sono stati traghettati alle urne da un commissario di governo.

Sciolto un comune ogni due giorni
I comuni commissariati sul totale degli enti al voto sono in crescita rispetto alle amministrative 2017, quando il loro peso si limitava a poco più del 10% (130 su 1.021). Dal 2013 al 2017, in media una amministrazione ogni due giorni ha finito in anticipo la consiliatura e il motivo più ricorrente (due volte su tre) è legato a impasse politiche che portano il sindaco o la maggioranza dei consiglieri a dimettersi. Causa che per gli effetti della legge sull’elezione diretta del primo cittadino porta necessariamente l’amministrazione al voto.

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I record di Campania e Umbria
Se la Campania in numeri assoluti vanta il record con 22 comuni che vanno al voto per motivi diversi dal ricambio naturale – seguita da Lombardia (18, di cui quattro di nuova formazione) e Piemonte (17, anche qui con quattro “matricole”) – il quadro cambia se si misura il loro peso sul totale degli enti alle urne. Qui è l’Umbria ad avere il primato con un comune su due commissariato, esclusi i casi Valle d’Aosta (dove la data è anticipata per un election day il 20 maggio con le regionali) e Trentino Alto Adige (data del voto 27 maggio) rispettivamente al voto con uno e due comuni tutti commissariati.

I COMUNI COMMISSARIATI AL VOTO

Amministrazioni comunali al voto dell'11 giugno per cause diverse dalla fine naturale della legilslatura

I COMUNI COMMISSARIATI AL VOTO

Trapani ci riprova dopo il fallimento del 2017
Tra i 21 capoluoghi al voto il 10 giungo, 4 sono in amministrazione straordinaria: Trapani, Brindisi, Terni e Teramo. Trapani prova a rieleggere il primo cittadino dopo l’esito del ballottaggio del 25 giugno scorso. L’affluenza del 26,7 per cento non fu sufficiente allora per raggiungere il quorum fissato dalla legge regionale siciliana ed eleggere Pietro Savona (Pd), l’unico candidato sindaco rimasto in corsa dopo il ritiro di Girolamo Fazio (centro), finito sotto inchiesta per corruzione e traffico di influenze. Elezioni nulle e arrivo del commissario, che porterà il comune al voto di primavera.

Terni alle urne dopo il dissesto
Terni torna al voto dopo che lo scorso 30 gennaio il sindaco Leopoldo Di Girolamo (Pd) si è dimesso. Una decisione presa quando le sezioni riunite della Corte dei conti hanno bocciato il ricorso sul piano quinquennale di riequilibrio finanziario dell’ente (atto già bocciato nel luglio scorso dalla sezione regionale della Corte dei conti). Il 1° marzo il commissario del Comune subentrato a Di Girolamo ha deliberato il dissesto finanziario.

Crisi nel centrodestra: al voto Brindisi e Teramo
Non è durata neanche un anno l’esperienza di primo cittadino di Angela Carluccio a Brindisi. Alla guida di una coalizione di centrodestra, sostenuta da liste civiche e “Conservatori e riformisti” di Raffaele Fitto. Carluccio ha lasciato a maggio scorso dopo le dimissioni di 17 consiglieri comunali, a seguito dei dissensi all’interno della maggioranza che la sosteneva. Stesso percorso anche per il sindaco di Teramo Maurizio Brucchi (Fi), costretto a lasciare a gennaio dopo la decisione di sei consiglieri della lista di centrodestra “Futuro In” di dimettersi insieme ai consiglieri dell’opposizione. Sia Brindisi che Teramo torneranno al voto ora a giugno.

Dopo le fusioni 18 matricole del voto
I 18 nuovi comuni che andranno alle urne per la prima volta in questa tornata elettorale sono il risultato dei processi di fusione dell’ultimo anno. Tutti al Centro-Nord. Quattro sono in Piemonte (Alluvioni Piovera e Cassano Spinola in provincia di Alessandria , Alto Sermenza e Cellio con Breia in provincia di Vercelli) e altri quattro in Lombardia: Centro Valle Intelvi (Co), Valvarrone (Lc), Castel Gerundo (Lo) Borgo Mantovano (Mn). Uno in Trentino (Sèn Jan di Fassa) e due in Veneto (Borgo Veneto e Barbarano Mossano rispettivamente in provincia di Padova e Vicenza). In provincia di Udine i due comuni risultato di fusioni in Friuli Venezia Giulia (Fiumicello Villa Vicentina e Treppo Ligosullo). In Liguria Montalto Carpasio (Imperia) mentre l’Emilia Romagna ne ha uno nel piacentino, Alta Val Tidone. Infine i due della Toscana: Laterina Pergine Valdarno (Ar) e Rio, nell’Isola d’Elba (Li).

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