Alba Rohrwacher e Hadas Yaron

Alba Rohrwacher e la “madonna”

di Cristina Battocletti

Alba Rohrwacher vede la “madonna” nel nuovo film di Gianni Zanasi

2' di lettura

Quando la “madonna” (Hadas Yaron) annuncia a Lucia (Alba Rohrwacher) di aver scelto proprio lei per annunciare agli uomini di costruire una chiesa su un terreno destinato a ben altro, quest’ultima risponde «Che sfiga!» e scappa da casa sua dove si è manifestata l’apparizione. Troppa grazia il film di Gianni Zanasi, Premio Label Europa Cinema – Migliore film europeo, è una commedia intelligente che tiene fede nei contenuti, nella recitazione e nella regia alla parola “grazia” contenuta nel titolo.

Siamo in un piccolo paese della provincia nel Centro Italia e Lucia è una madre single di una ragazza adolescente - Rosa (Rosa Vannucci) -, in crisi con il convivente Arturo (Elio Germano). Fa la geometra ed è precisissima ma questo non le fa gioco; si trova, forse anche a causa di sincerità e onestà, ad “arrangiarsi”, fino a quando l’amico Paolo (Beppe Battiston) la chiama per un incarico ufficiale. Lucia deve fare i rilievi in un terreno su cui si costruirà un grande complesso architettonico avveniristico, “L’onda”, che, secondo Paolo, darà un’iniezione all’economia locale dormiente. Lucia si accorge però che le mappe catastali non coincidono con le sue rilevazioni, ma mentre ci rimugina sopra, rimane turbata dalla presenza, accanto a lei, di una donna venuta dal nulla, vestita con una giacca sproporzionata e un foulard blu in testa, che borbotta in una lingua straniera. Lucia, mossa da pietà per le sue apparenti umili condizioni, cerca degli spiccioli da darle per cavarsi dall’imbarazzo e dal un senso di colpa. D’un tratto la donna scompare come è venuta, ma continua ad apparire sulla strada, dentro casa e dove Lucia non vorrebbe trovarla, mettendo in crisi la sua necessità di “far passare” un progetto che non rispetta il piano regolatore e soprattutto edifica in un luogo, dove tanti anni prima forse era avvenuto un miracolo, o era caduta una meteora proprio in presenza di Lucia bambina.

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Surreale con concessioni alla tenerezza e al sogno, Troppa grazia regala battute fulminanti, senza scendere nella volgarità che caratterizza tanta parte delle nostre commedie. Divertente è la discussione tra Lucia ed Arturo sulla diversa percezione del tradimento tra uomini e donne, e il modo in cui Lucia reagisce istintivamente alla prima rivelazione della profuga: «Sono la madre di dio», le dice e Lucia ribatte che è già difficile essere madre e basta.

Zanasi attraverso una trama singolare dileggia i difetti italiani per eccellenza, dall’indulgenza verso la corruzione come male necessario, all’idolatria per i social, alle peggiori superstizioni in tema di religione, alla fobia per gli stranieri. Zanasi si circonda di ottimi attori - Rohrwacher, Germano, Battiston, Natoli, Celio -, affidandosi a una sceneggiatura, scritta in punta di penna dallo stesso regista con Giacomo Ciarrapico, Michele Pellegrini e Federica Pontremoli. E ci dimostra che si può ridere con garbo su tutto, dalla fede alla psicoanalisi.

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