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Sos liquidità: alberghi, edilizia e autosaloni in apnea. Il filo diretto con Il Sole 24 Ore

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4' di lettura

Il Sole 24Ore in questo momento di emergenza per le imprese apre una casella di posta elettronica dedicata al mondo produttivo per consentire di segnalare direttamente ogni criticità, tempi lunghi di gestione delle pratiche, e ostacoli che si frappongono tra le imprese e i fondi istituiti dal «Decreto liquidità». Il quotidiano con le sue inchieste e servizi darà voce alle vostre segnalazioni. L’indirizzo di posta elettronica a cui inviarle è: sosliquidità @ilsole24ore.com

Decreto presa in giro
Mi chiamo Francesco Ponte, sono un microimprenditore del settore turistico e nella mia città, Palermo, rappresento Federalberghi Extra.

Questo decreto legge ha tutto il sapore di un’enorme presa in giro. Invece di dare liquidità alle imprese, sono state favorite le banche per aumentare l’indebitamento delle imprese. Inoltre, è stata data alle banche la facoltà di non concedere i prestiti garantiti. Sia lo stato che le banche possono ritirare in ogni momento le garanzie. E gli istituti richiedere il rientro immediato (follia allo stato puro) all’imprenditore.

Mi si segnala da più parti che, in caso di società le banche continuano ad analizzare la situazione reddituale delle imprese (quale? siamo a fatturato zero) e a richiedere le garanzie accessorie dei soci (follia pura anche qui).

Ammortamento in 6 anni ridicolo, doveva essere di almeno un decennio. Il settore turistico potrà, forse, tornare ai livelli del 2019 tra un triennio. Nessun fondo perduto, doveva essere previsto almeno al 35 -50% a carico dello stato. Nessuna certezza sui tempi, anzi proprio nessuna certezza sotto nessun profilo.

Ricordo che le banche stanno ricevendo dalla banca centrale europea il denaro al costo di - (meno) 0,75%. E non danno alcuna certezza sui tassi. Nel decreto doveva essere fissato il tasso d’interesse massimo in misura non superiore all’1% e senza alcun altro costo aggiuntivo o mascherato. Le imprese del comparto turistico sono a zero fatturato, zero cash flow e costi fissi che invece corrono. Nessuna sospensione o riduzione di bollette et similia (benché ai primi di marzo il governo avesse sbandierato tale possibilità). Tanto fumo e niente arrosto, come sempre in un sistema malato come il nostro. Quel po' di liquidità che giungerà alle imprese italiane giungerà Tardi e postuma.
Avv. Francesco Ponte
Coordinatore Federalberghi Extra, Palermo

Calcestruzzo in crisi
Anche io ho chiesto all’istituto di credito con cui lavoro abitualmente, ma non hanno ancora indicazioni di come avviare il procedimento. Non si sa neppure quali saranno i tassi applicati e il costo pratica. Apprezzo la disponibilità a fornire la garanzia, ma si tratta comunque di debiti che gli imprenditori devono essere in grado di ripagare. Mi è sembrato poi di individuare una clausola che ti impedisce di licenziare se accedi a questo credito , ma chi ci può garantire che tutto torni come prima? Come possiamo essere certi di poter mantenere lo stesso livello occupazionale ? Io lavoro nell’ambito dell'edilizia, vendo materiale edile e produco calcestruzzo, il mercato dopo anni di sofferenza era leggermente migliorato, ma oggi penso sia difficile prevedere che riprenderà come prima: probabilmente molti lavori soprattutto quelli dei privati saranno rimandati perché tante persone resteranno senza lavoro, pensiamo a tutti i lavori di manutenzione di attività turistiche che perdono completamente la stagione estiva. Nel decreto a mio avviso andava prevista una parte di finanziamento a fondo perduto, così si aiutavano gli imprenditori a ripartire.
Enrica Paternoster

Banche in surplace
La nostra banca, alla quale due settimane fa abbiamo inviato una richiesta di finanziamento, ci ha risposto nelle scorse settimane che stanno aspettando i “decreti attuativi” e che non ci sono ancora le direttive necessarie per poter procedere ad avviare la pratica.

Il problema consiste proprio nel “mezzo utilizzato per far fronte all'emergenza”. Si sarebbe dovuto procedere erogando denaro da accreditare direttamente sui conti correnti, a fondo perduto, come sta procedendo la Germania (ma per noi è un’utopia). Fare indebitare le imprese non è eticamente corretto e non lo chiamerei “aiuto” alle imprese e/o “Cura Italia”. Allora, sarebbe stato più dignitoso per noi Italiani avere la possibilità di riprendere il lavoro, anche senza finanziamenti, attraverso la riattivazione, da parte dello Stato, dei cantieri, anche solo per le manutenzioni ordinarie e straordinarie sulla rete autostradale nazionale, nelle scuole, sulle grandi opere come viadotti, ponti, ecc. Ciò avrebbe veramente riattivato l’economia. Ma è una speranza vana, visto che stiamo aspettando dalla crisi del 2008. Il «non si può fare» va ricercato essenzialmente nella mancanza di logica e capacità organizzativa del lavoro in sicurezza; prova ne è il cantiere del Ponte Morandi, che a dispetto di ogni vincolo sta procedendo senza interruzioni.
Alessia Moneta

Autosalone e centrale rischi
Sono il titolare di un autosalone in provincia di Macerata con un volume d’affari di 6,5 milioni di euro. Mi rivolgo a voi per avere un consulto su un aspetto a mio avviso importante anche a livello generale quando un’impresa si trovi nella necessità di avviare una richiesta di affidamento presso un istituto di credito o presso un altro operatore parabancario.

Se una ditta a fine febbraio e a fine marzo si trovasse ad avere degli sconfinamenti sui conti correnti perché l’attività è stata chiusa e non ha potuto riscuotere i propri crediti né può fare conto su alcun incasso, nella centrale rischi si vede sin da ora e quindi l’indicazione di “allerta” creditizio renderebbe almeno in teoria impossibile accedere ai finanziamenti che stanno partendo. La mia domanda è: è così oppure per cifre piccole i finanziamenti vengono concessi in qualunque caso.

Ad oggi comunque non riesco a capire come si faccia a non avere spazi per garantire le distanze in un autosalone in cui i beni che vendiamo sono minimo a quattro metri di distanza gli uni dagli altri, e invece una tabaccheria può garantire meglio gli spazi. Misteri all’italiana.
Luciano Bonvecchi

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