indagato per traffico di influenze illecite

Alberto Bianchi, dal Mef alla Consip: chi è l’uomo della Leopolda di Renzi

Pistoiese di origine, 65 anni, l’avvocato Alberto Bianchi è stato presidente della Fondazione Open che finanziava la Leopolda. Nel maggio 2014 era stato nominato consigliere di amministrazione dell’Enel. Molto legato all’ex premier Matteo Renzi, è ritenuto suo consigliere assieme al finanziere Davide Serra

di Ivan Cimmarusti


Da Serra a Venchi, chi finanzia «Italia viva» di Renzi

3' di lettura

È della cerchia dei fedelissimi dell’ex premier Matteo Renzi. Alberto Bianchi, l’ex presidente della Fondazione Open che finanziava la Leopolda, è definito il braccio destro del leader del nuovo partito Italia Viva. Tra i principali consiglieri di Renzi, assieme a Davide Serra, finanziere italiano naturalizzato britannico e amministratore del fondo di investimento Algebris. Una rete di rapporti trasversali su cui ora si posa la lente della magistratura, che vuole chiarire chi e perché ha finanziato la Fondazione Open.

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Pistoiese d’origine, fiorentino d’adozione, 65 anni, l’avvocato Bianchi ha iniziato ad esercitare la professione forense nel 1986 nei settori del diritto amministrativo, commerciale, societario e fallimentare. Ha svolto la propria attività inizialmente con il professor Alberto Predieri (dal 1983 al 2001), per poi fondare lo studio Bianchi e Associati, con sede principale a Firenze e sedi secondarie a Roma e Milano.

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Dal 2001 al 2007 Bianchi è stato commissario liquidatore dell’Efim (ente per il finanziamento delle industrie manifatturiere); dopo la soppressione di quest’ultimo, è stato nominato (nel luglio del 2007) dal ministro dell’Economia e delle Finanze commissario “ad acta” sulle società in liquidazione coatta amministrativa gestite da Ligestra (società del Gruppo Fintecna), funzione che esercita tuttora. È stato inoltre componente del collegio dei liquidatori di Finanziaria Ernesto Breda (dal 1994 al 2001), consigliere di amministrazione di Rai New Media, presidente di Firenze Fiera (dal 2002 al 2006) e di Dada (internet company quotata in borsa, dal 2011 al 2013). Ha fatto parte del Comitato di Indirizzo della Fondazione Cassa di Risparmio di Firenze e nel maggio 2014 era stato nominato consigliere di amministrazione dell’Enel.

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L’avvocato Bianchi è stato anche legale dell’ex premier Renzi oltre che presidente di Open, “erede” della fondazione Big bang nata nel 2012, il cui scopo era supportare le attività e le iniziativa di Matteo Renzi fornendo contributo finanziario, organizzativo e di idee. Nel consiglio direttivo, oltre che Bianchi presidente, sedevano Maria Elena Boschi (segretario generale), Marco Carrai e Luca Lotti. La fondazione, sul cui sito internet era possibile leggere i nomi dei finanziatori che avevano dato il consenso alla pubblicazione, è stata chiusa l’anno scorso.

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Tra le donazioni a Open risultano quelle di Davide Serra, 300 mila euro; della British american tobacco, 110 mila euro; dell’armatore Vincenzo Onorato, 150 mila euro. Inoltre sono registrati micro bonifici via PayPal. La Fondazione ha raccolto in sei anni circa 6,7 milioni di euro.

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Nel consiglio direttivo di Open, oltre ad Alberto Bianchi presidente, sedevano Maria Elena Boschi (segretario generale), Marco Carrai e Luca Lotti. La Fondazione - ex cassaforte di Matteo Renzi - ha raccolto in sei anni circa 6,7 milioni di euro

Il nome di Bianchi finisce al centro delle attenzioni durante l’inchiesta Consip della Procura di Roma. Si scoprono contratti di consulenza stipulati con la Centrale acquisti della Pubblica amministrazione tra il 2015 e il 2017 su cui sta indagato la Procura della Corte dei Conti. Sotto analisi le documentazioni relative ai lavori svolti da Bianchi. Secondo i documenti a disposizione dell’autorità giudiziaria ha percepito consulenze attraverso l’ex ad di Consip Luigi Marroni per circa 500mila euro.

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A Firenze ora è indagato per traffico di influenze illecite connessa alle sue attività in Open, cassaforte per le iniziative di Matteo Renzi, tra cui la Leopolda. Lo studio di Bianchi a Firenze, da quanto si è appreso, è stato anche perquisito alla presenza del procuratore aggiunto del capoluogo toscano Luca Turco, il magistrato titolare dell’inchiesta condotta dalla Guardia di finanza. Massimo riserbo sulle indagini da parte degli inquirenti.

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Ha invece confermato che c’è un’inchiesta in corso il legale di Bianchi, l’avvocato Nino D’Avirro. «L’avvocato Alberto Bianchi è indagato per una ipotesi di reato fumosa qual è il traffico di influenze per prestazioni professionali a mio avviso perfettamente legittime», ha spiegato. D’Avirro ha anche detto che Bianchi «ha messo a disposizione degli inquirenti la documentazione richiesta nella convinzione di poter chiarire al più presto questa vicenda che - precisa il legale - lo sta profondamente amareggiato».

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