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Alberto Galassi, respirare colori e forme per vivere di bellezza

di Monica D'Ascenzo


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2' di lettura

Un baby racing sulla tuta del pilota Ferrari Stefan Johansson. È partito tutto da lì: il pilota svedese, già a metà degli anni '80 collezionista d'arte, si era fatto disegnare un porta fortuna dall'amico Keith Haring conosciuto a una cena a Monaco. Il disegno incuriosì Alberto Galassi, oggi amministratore delegato del Gruppo Ferretti, che chiese informazioni a Johansson e scoprì l'arte contemporanea. Il vero battesimo avvenne a New York, quando Johansson portò il giovane Galassi nella galleria di Tony Shafrazi dove era esposta la Andy Mouse full suite di Haring oltre a una serie di lavori di Andy Warhol. Iniziò così la collezione di Galassi, con una serigrafia acquistata nel tempio dell'arte contemporanea newyorkese degli anni '80. La passione, poi, crebbe in Italia grazie alla sapiente guida di Emilio Mazzoli, il gallerista che ha creato in provincia (a Modena) la capitale italiana dell'arte contemporanea. Proprio Mazzoli lo ha introdotto alla grande cultura di Mimmo Paladino, alla generosità di Mario Schifano, al mistero e alla simpatia di Gino De Dominicis in un percorso fatto di vita vera e aneddoti, oltre che di colore e forme.

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Così l’arte contemporanea, «l'unica che vale la pena ricercare perché è l'unica che ci è data di vivere», è entrata pian piano nel dna di Galassi, per il quale vivere in una casa o stare su una barca non circondato da arte non ha più senso ora. Il bello smette di essere un accessorio e diventa un fondamento del vivere quotidiano, anche quando è fuori casa per lavoro. Allora la ricerca del bello ti può portare in una galleria o a passeggiare fra le sale di un museo per far viaggiare la mente altrove, lontano, e ritrovare un nuovo equilibrio. Oppure il bello si può fare bozzolo per accogliere momenti di lettura o di riposo in un angolo di una grande sala o in una stanza da lavoro. Però l'arte deve essere anche sacrificio: «Devi pensarla, desiderarla, cercarla, risparmiare per averla», come l’«Aut-Aut» di Mario Schifani conquistato da Galassi dopo 12 anni di “desiderio”.

L’opera, fra quelle degli artisti contemporanei, che ha, però, fatto innamorare Galassi è «Red Coat» di Alex Katz. Un amore che si fa eredità anche per i due figli, cresciuti respirando bellezza: «La razzia dei quadri di casa da parte dei miei figli è uno dei momenti più divertenti. Quando hanno un'impressione distonica di una parete, vengono e “rubano” un quadro».

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