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Alberto Zamperla, il signore delle giostre dagli Stati Uniti alla Corea del Nord

Famoso in tutto il mondo per le giostre made in Vicenza ha saputo anticipare i cambiamenti della società e del mercato e tra i suoi successi ci sono le attrazioni presenti in Corea del Nord, Iraq e a New York

di Enrico Netti

(ANSA)

5' di lettura

Dietro il successo dei grandi parchi di divertimento c’è sempre Zamperla, multinazionale tascabile vicentina famosa in tutto mondo, sia quando di tratta di attrazioni adrenaliniche che per la famiglia. Una presenza costante dagli Stati Uniti ai paesi arabi fino alla Cina e la Corea del Nord.

In prima linea c’era sempre lui, Alberto Zamperla, nipote di Giovanni proprietario di uno dei primi cinematografi degli inizi del ’900 e figlio di Antonio che nel 1963 iniziò a costruire giostre e attrazioni per i luna park diventati dei best seller. Alcuni esempi: il mini autoscontro per bambini, il punchball e attrazioni “volanti” come i mini jet.

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Alberto subito dopo il diploma di perito metallurgico entra in azienda al fianco del padre. In breve tempo diventa responsabile ufficio vendite e lavora allo sviluppo commerciale del mercato europeo. Nel 1972, a 21 anni, è negli Stati Uniti, la terra dei grandi parchi a tema. Tra il 1975 e il 1976 svolge il servizio militare da alpino, nella Brigata Cadore e dopo il congedo ritorna in Nord America per fondare a Montreal la Zamperla Inc., ufficio vendite e magazzino ricambi. Resterà cinque anni in Nord America, trasferendo in New Jersey quello che poi diventerà il quartier generale negli Usa da cui seguire lo sviluppo in un mercato tanto ampio quanto essenziale per l’azienda.

Il genio e la creatività italiana fanno la differenza e progressivamente le attrazioni Zamperla conquistano i parchi di Disney, Universal, Merlin Entertainments, Lego e Six Flags. Nel 1988 Disney inizia la realizzazione di Eurodisney e Alberto firma per la fornitura di ben sette attrazioni sulle 11 della prima fase del nuovo parco. Un suo piccolo segreto, imparato dal nonno, è di sapere anticipare i cambiamenti della società e dell’economia. Imprime così una svolta verso le giostre adrenaliche, le montagne russe che regalano emozioni uniche in una manciata di secondi tra diverse accelerazioni e giri della morte.

L’azienda si afferma a livello mondiale e guarda ai mercati dell’estremo oriente. A Hong Kong porta il Mine Train di Ocean Park, la prima grande montagna russa customizzata della società.

Cresce intanto anche la famiglia con la nascita dei tre figli: Antonio, il nome è quello del nonno fondatore dell’azienda, Alessandro e Adriano. Come in tante Pmi in azienda sono presenti anche la moglie e i fratelli di Alberto. Anno dopo anno nel mondo cresce la notorietà dell’azienda che si afferma con regolarità con le sue giostre agli Iaapa, The Global Association for the Attractions Industry, equivalenti agli Oscar del cinema.

L’azienda vicentina diventa una vera e propria multinazionale con clienti in tutto il mondo con un export che vale il 95% dei ricavi, e Alberto Zamperla è il leader, sempre in prima linea, sia per testare le novità insieme ai figli come è presente quando il suo rodato team di collaboratori provvede alla messa in opera delle attrazione nei parchi di tutto il mondo.

Nel 2007 acquisisce Minitalia, storico parco per le famiglie a pochi chilometri da Milano, in compartecipazione con il gruppo bergamasco Thorus. Minitalia sotto la supervisione di Alberto Zamperla, con il know how e la creatività del team veneto rinasce dopo quattro mesi di duro lavoro come Minitalia Leolandia Park. «Tutto era in pessime condizioni, gli impianti non erano a norma, erano anni che non si faceva manutenzione. Abbiamo rifatto tutto, portato nuove attrazioni, eliminato le barriere architettoniche» raccontava orgoglioso e soddisfatto Alberto Zamperla. Tra le novità ci sono dieci attrazioni tra cui Tiger mountain, montagne russe di ultima generazione, Cannonball, torre balistica che spara i visitatori in aria e li fa precipitare a terra per forza di gravità, le Rapide di Leonardo ed Electro Spin, all’epoca attrazione unica in Italia. Il giorno dell’inaugurazione di Leolandia, era il 14 marzo 2008, una giostra si blocca. Arriva il presidente Zamperla, si toglie la giacca, rimbocca le maniche e inizia ad armeggiare con i meccanismi, si fa passare degli attrezzi e dopo una manciata di minuti di lavoro l’attrazione riparte. «Tutto a posto» disse soddisfatto il presidente del Gruppo. Sentiva Minitalia Leolandia come una sua creazione e la voleva fare crescere come parco per le famiglie ma al contempo anche show room per le creazioni dell’azienda. Leolandia funziona molto bene, fa il pieno di visitatori e i conti riprendono quota. Dopo solo tre anni si chiude il capitolo Leolandia con la cessione a Thorus delle quote.

Le giostre di Zamperla

Le giostre di Zamperla

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Ma Alberto Zamperla è sempre pronto per le grandi sfide e vince una gara indetta dal New York City Economic Development per gestire un lotto di Coney Island, parco di divertimenti per generazioni di newyorkesi, in fase di declino e al centro di un importante piano di rilancio voluto dal sindaco Michael Bloomberg. Le regole imposte dagli americani sono rigide con un termine improrogabile per l’apertura al pubblico, l’ultimo week-end del maggio 2010. Un grande progetto dove viene schierata tutta la capacità nel fare del gruppo vicentino in una lotta contro il tempo.

Nel cantiere si lavora giorno e notte per assemblare e collaudare le attrazioni, asfaltare le aree, formare il personale locale e il presidente è sempre al fianco delle sue squadre. Il clima è quello di una grande famiglia dove tutti si conoscono, si chiamano per nome, intercalando il veneto all’inglese. Un clima che si respira, si vive in poche aziende. Come un capitano Alberto Zamperla è affiancato dai figli e controlla il cantiere. La mattina del 28 maggio il sindaco Bloomberg taglia il nastro e sale sulle giostre accompagnato da Alberto e Antonio Zamperla. Negli anni successivi il gruppo si aggiudica altri lotti di Coney Island e le giostre made in Vicenza divertono milioni di newyorchesi.

Ci sono realizzazioni meno note nel palmares della società come il parco creato nel 2011 in Iraq, a Baghdad. «La prima cosa che la gente vuole fare dopo una guerra così sanguinosa - raccontava il presidente - è ovvia e, forse per questo, poco prevedibile: divertimento. E il fatto che a Baghdad la Zamperla porti il primo parco di divertimento, che si chiamerà Sindbad Land, è per noi motivo di grande soddisfazione».

Non può che portare la firma di Zamperla anche il grande parco a temi realizzato a Pyongyang, capitale della Corea del Nord, e inaugurato personalmente dal leader Kim Jong Un. Alberto Zamperla ne parlava con malcelata soddisfazione ricordando quei voli verso Pechino e Pyongyang e poi il corteo di auto con lo staff italiano che percorreva i grandi viali quasi deserti della capitale.

«Tutto era avvolto nella massima riservatezza e tutto arrivava dall’Italia» ricordava. Alla fine il successo è testimoniato dalle foto ufficiali di Kim Jong Un sorridente e felice a bordo di una giostra Zamperla. «Adesso facciamo divertire e provare forti emozioni ai cinesi, ai sauditi e agli arabi dei paesi che si affacciano sul Golfo Persico - raccontava in una intervista del 2018 - Il presidente Xi Jinping e le monarchie del Golfo vogliono che i cittadini facciano le vacanze nel loro paese. Hanno così accelerato nelle commesse e oggi abbiamo un portafoglio ordini molto al di sopra della media registrata negli anni passati».

C’è anche un aspetto meno noto di Alberto Zamperla: il suo impegno sociale sia sul territorio che nel mondo. Tra le altre cose era sostenitore della Umbrella Foundation, associazione no profit di adozioni a distanza in Nepal. Abu Dhabi, Dubai, Russia e Cina sono le nuove frontiere della società che inizia a dedicarsi anche al digitale con robot antropomorfi, computer graphics per simulatori e dispositivi indossabili con una nuova divisione.

Nel gennaio 2021 è il momento del passaggio alla terza generazione: il figlio Antonio, già Chief Innovation Officer, diventa amministratore delegato del gruppo forte dell’esperienza maturata al fianco del padre negli ultimi 20 anni mentre Alessandro è alla guida della Central Amusement International Inc. che gestisce il parco di Coney Island a New York e le attività oltreoceano mentre Alberto Zamperla resta come presidente. Giovedì 18 novembre una breve malattia non gli ha dato scampo.

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