L’iniziativa Aiaga-uni

Albo e formazione per i fleet manager

di Gennaro Speranza


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3' di lettura

Dare vita ad un sistema normativo che definisca lo scenario professionale della figura del fleet manager, certificandone compiti, abilità, competenze e istituendo un percorso obbligatorio di formazione professionale. È questo il cuore del progetto ideato e approntato in questi mesi da Aiaga (l’associazione italiana degli acquirenti e dei gestori di auto aziendali) che, sotto la conduzione operativa di Uni (l’ente di normazione italiano), ha messo a punto una prassi di riferimento per definire e promuovere i contenuti delle professioni che presidiano la mobilità aziendale. In forza dell’avvio di questa procedura, Aiaga ha anche costituito una Giunta per la promozione della formazione permanente.

Una premessa è d’obbligo: oggi in Italia la legge prevede che i professionisti iscritti ad albi professionali (come i medici, gli avvocati, i giornalisti) debbano seguire un percorso obbligatorio di formazione permanente. Per le professioni che non prevedono iscrizioni in albi, come quella di fleet manager, questo obbligo non c’è. Tuttavia, in un mondo in cui non c’è figura professionale che non veda cambiare rapidamente il contesto in cui opera e che non avverta quindi la necessità di un costante aggiornamento, è possibile comunque che un’associazione rappresentativa di una realtà professionale possa promuovere il processo di formazione permanente e anche di certificazione della qualifica. Aiaga si è fatta carico di questo aspetto e, a partire dallo scorso anno, ha deciso appunto di avviare un processo che porterà a far emergere sempre di più, e sempre meglio, la qualifica di fleet manager. L’obiettivo? Fare in modo che all’interno delle aziende chi esercita questa professione venga riconosciuto come un professionista qualificato e che esercita una professione regolamentata sulla base della garanzia di un aggiornamento costante.

Alla certificazione professionale dei fleet manager è stato anche dedicato un seminario di particolare importanza tenuto dal direttore generale di Uni, Ruggero Lensi, alla Fleet manager academy che si è svolta lo scorso 15 marzo a Milano. «La richiesta di Aiaga di avviare la procedura per l’elaborazione di una prassi di riferimento – ha affermato Lensi – è nata dall’esigenza di fornire delle linee guida per identificare le attività, le conoscenze e le abilità dei diversi soggetti che nelle aziende ricoprono ruoli che a vario titolo afferiscono al complesso ambito della mobilità aziendale. Stiamo parlando non solo di fleet manager, ma anche di travel manager, di mobility manager e di corporate mobility manager. Al momento Aiaga ha elaborato un documento funzionale all’individuazione delle competenze di questi soggetti che si occupano di mobilità. Questo documento verrà poi esaminato all’interno di Uni. Il processo normativo, rigoroso e trasparente, porterà alla pubblicazione di una prassi di riferimento che uscirà nei prossimi mesi».

«Si tratta di un processo che richiede tempo – ha sottolineato Giovanni Tortorici, presidente di Aiaga –. Nel frattempo all’interno di Aiaga abbiamo costituto una giunta, composta da nove volontari, che avrà il compito di promuovere la professione di fleet manager e di gestire il processo di formazione permanente, che verrà documentato attraverso la registrazione in un apposito albo».

Ma come può essere visto in azienda un percorso di questo tipo? Secondo Tortorici, «avere una titolarità riconosciuta ufficialmente può aiutare le persone ad ottenere la giusta collocazione all’interno delle proprie organizzazioni». Per Carlo Barberis (Hrc Academy, business community che riunisce direttori e manager delle risorse umane di oltre 300 aziende italiane e multinazionali), «la certificazione rappresenta non solo il riconoscimento e l’attestazione del patrimonio esperienziale della persona, ma è anche la chiave di accesso per costruire progetti all’interno dell’azienda a livello innovativo».

Naturalmente, la certificazione professionale del fleet manager è un aspetto che interessa da vicino non solo le aziende ma anche le società di noleggio, considerato che il rapporto con i fleet manager è una delle aree in cui gli operatori di noleggio a lungo termine hanno compiuto negli ultimi anni passi in avanti. «Il fleet manager – ha sottolineato Pietro Teofilatto (Aniasa) – è una figura che è cambiata molto negli ultimi anni. Da semplice addetto della flotta è diventato gestore di un ampio spettro di funzioni e responsabilità: dalla produzione di saving all’efficientamento della flotta, fino al contenimento del total cost of ownership. Come si evolverà in futuro, non lo sappiamo. Ma intanto accogliamo con grande piacere l’iniziativa di Aiaga che ha posto le basi per l’ufficializzazione di questa professione».

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