Venezia

Alemani contro le discriminazione: il sistema dell’arte non fa eccezioni

La curatrice con la 59. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale Arte intende rimediare a un apparato interpretativo e storiografico mancante nella narrazione artistica del Novecento

di Silvia Anna Barrilà e Marilena Pirrelli

Padiglione Centrale_Giardini_Photo by Francesco Galli

4' di lettura

Con «Il latte dei sogni» ispirandosi al libro per bambini della pittrice surrealista Leonora Carrington, Cecilia Alemani inaugura la 59. Esposizione Internazionale d'Arte della Biennale Arte il 23 aprile (preview 20-22 aprile), 213 tra artiste e artisti in mostra – più dell’80% dei nomi invitati a partecipare è donna, o appartenente a un genere non binario – da 58 paesi, 1.433 opere e oggetti, 80 Padiglioni nazionali (esordiscono Camerun, Namibia, Nepal, Oman e Uganda) e una durata più lunga di sempre, oltre 7 mesi, dal 23 aprile al 27 novembre. La mostra ha un budget di 18 milioni di euro, costi lievitati a causa dell’aumento del prezzo di energia e trasporti con il 20% già coperto dagli sponsor. Ci si augura una numerosa partecipazione per i ricavi da biglietteria. Ai Giardini e all’Arsenale, si intrecciano accanto al percorso principale cinque “capsule del tempo”: allestimenti negli allestimenti (a cura del duo di designer Formafantasma) che riposizionano la creatività femminile al centro dei movimenti artistici del Novecento. In questa intervista alla direttrice artistic Cecilia Alemani illustra ad arteconomy24 le sue scelte.

Chi sono gli artisti storici che lei ritiene sottovalutati dalla critica e dal mercato e a cui lei spera di dare la giusta visibilità?
Non penso tanto in termini di individualità, ma di pratiche artistiche comuni. Quindi per esempio una delle presentazioni storiche della mostra «Il latte dei sogni» includerà un riflessione sua artiste che operavano ai confini dell'Arte Programmatica e Cinetica italiana, ma che non hanno avuto né il successo, né il riconoscimento critico di molti colleghi uomini. E allora questa presentazione includerà opere di artiste come Grazia Varisco, Maria Apollonio, Dadamaino, Lucia di Luciano, Laura Grisi e Nanda Vigo, il cui lavoro sarà messo in relazione con tante artiste contemporanee che utilizzano metodologie simili e che condividono quella fascinazione per la tecnologia e i materiali innovativi che contraddistingueva la ricerca di queste artiste negli anni ‘60.

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Cecilia Alemani, direttore artistico La 59. Esposizione Internazionale d'Arte dal titolo «Il latte dei sogni»

E tra gli emergenti chi sono gli artisti da seguire con attenzione?
Non mi piace molto fare nomi, ma ne scelgo due che saranno in mostra (tra altri 211 da seguire da vicino!): penso che Chiara Enzo sia una bravissima artista, e sono molto curiosa di vedere come si evolverà il suo lavoro. Felipe Baeza è un altro artista da seguire con attenzione: ha un lavoro originale, sofisticato e attualissimo.

Qual è stato l'apporto delle gallerie alla realizzazione della mostra? In particolare, con quali gallerie ha collaborato? Quali e per quali artisti? Per tanti artisti in mostra che non hanno una galleria con chi ha collaborato?

Non “collaboro” con le gallerie, ma con le artiste e gli artisti. Le gallerie sono soggetti importanti nella diffusione dell'opera artistica, ma nella preparazione di una mostra come questa i miei interlocutori sono gli artisti. Moltissimi di questi non hanno una galleria commerciale quindi la ricerca è stata fatta in altri modi, attraverso cataloghi, riviste… e chiedendo consigli ad altri artisti e a colleghi.

Ritiene che gli italiani abbiano avuto poca visibilità nelle Biennali passate? Qual è il ruolo che la Biennale deve avere nel supportare la produzione artistica nel nostro paese e che ruolo ha avuto finora? Quanto finora la Biennale ha fatto sistema?
La Biennale negli ultimi vent'anni è diventata un'istituzione estremamente globale: con le due Biennali di Szeemann del 1999 e del 2001 i confini si sono allargati esponenzialmente e si è decisamente confermata come una “piattaforma dell'umanità”. Detto questo, penso che rimanga importante ricordare che la Biennale di Venezia è una delle più prestigiose istituzioni in Italia, e che è fondamentale anche dare spazio all'arte italiana in dialogo con quella internazionale. Lo si fa attraverso il Padiglione Italia, ma penso che sia anche una precisa responsabilità della direttrice artistica rispettare la produzione artistica locale, approfondirla e diffonderla.

Felipe Baeza, «Por caminos ignorados, por hendiduras secretas, por las misteriosas vetas de troncos recién cortados», Ian Byers-Gamber. Courtesy Maureen Paley, London

Perché tante donne, anche tra quelle riconducibili a importanti movimenti artistici come il Surrealismo e il Futurismo, non sono state giustamente riconosciute dalla storia dell'arte? Ci può fare qualche esempio? Quali sono le ragioni che hanno ristretto sinora il campo visivo del sistema dell'arte solo sulla produzione maschile?
Perché viviamo in una società che è profondamente sessista, maschilista e discriminatoria nei confronti delle donne, e che si basa su strutture politiche, sociali e lavorative che perpetuano questa discriminazione. Il sistema dell'arte non fa eccezione. Più che guardare alle ragioni, mi interessa il lavoro che si può fare per cambiare le cose. Tanti musei e fondazioni si stanno dedicando a “riallineare” la storia e a creare anche un importante apparato interpretativo e storiografico mancante. Penso al grande lavoro di Cristiana Collu alla Galleria di Arte Moderna di Roma, o alle tante mostre che iniziamo a vedere in Italia e in Europa su artiste donne. Penso anche che queste storie di oblio possano essere un trampolino per riguardare a tutte le storie di esclusione e marginalizzazione, ricontestualizzandole e perché no, anche mettendole in dialogo con il contemporaneo.

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