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Alex Zanardi, l’uomo dalle molte vite che non ha mai smesso di sognare in grande

Dal Cart alla Formula 1, fino agli ori paralimpici: l’atleta bolognese esempio di caparbietà e carattere. Di sé ha sempre detto: «Non mi sono mai sentito sfortunato»

di Dario Ricci

Alex Zanardi, il campione delle sfide impossibili

Dal Cart alla Formula 1, fino agli ori paralimpici: l’atleta bolognese esempio di caparbietà e carattere. Di sé ha sempre detto: «Non mi sono mai sentito sfortunato»


3' di lettura

Gli avevano detto che avrebbe dovuto ricominciare da zero. Che nulla o quasi sarebbe stato più come prima. Quel maledetto incidente all’Eurospeedway di Brandeburgo, un colpo del destino che prende forma in pochi istanti e che brucia le speranze di una vita, gli aveva portato via lìuso delle gambe. Al loro posto, perché altro non si poteva fare, gli furono applicate delle protesi. Per tornare al quotidiano con la possibilità di costruirsi una prospettiva. Per riprendere a sognare. Quindi, il lento, lentissimo recupero, colmo di dolore e disperazione. Sembrava fosse finita e invece era cominciata di nuovo. Soltanto una delle innumerevoli rinascite di Alex Zanardi, anni 53, bolognese doc nel cuore e nel sangue, prima pilota di Formula 1 e poi campione paraolimpico, rimasto travolto da un tragico incidente in una gara di handbike, in provincia di Siena.

Gli esordi in Formula 1

Una vita per lo sport la sua: il kart, la Formula 3, poi la Formula 1, l’elite dei motori. Zanardi si inventa fenomeno delle quattro ruote con una determinazione e un entusiasmo da fare invidia ai grandissimi della categoria. Ed è proprio grazie al forfait di uno di loro, tale Michael Schumacher, fuoriclasse in pista di lancio per traguardi che non tarderanno ad arrivare, Alex fa il suo ingresso in F1. L’occasione gli arriva da Eddie Jordan, che ha bisogno di sostituire per un paio di corse il pilota tedesco passato nel frattempo alla Benetton di Flavio Briatore. È soltanto l’inizio di una carriera folgorante, vissuta come protagonista sulle piste di tutto il mondo.Jordan, Minardi, Lotus, infine Williams. Zanardi corre con i bolidi del Circus per cinque stagioni, alternando l’impegno in F1 con quello, altrettanto nobile, nella Cart, il campionato made in Usa.

L’incidente del 2001

Fino al dramma, che assume i contorni della tragedia il 15 settembre del 2001. Alex esce dai box con la sua Reynard Honda. Una macchia di olio e la monoposto si posiziona in mezzo al tracciato. Questione di attimi. Poi, arriva lo schianto. Un istante che sembra non finire mai. E che chiude, di fatto, come un sipario su un palcoscenico, la prima parte dello spettacolo messo in scena da Zanardi. Di lui si è sempre detto che fosse una persona speciale. Perché soltanto una persona speciale può sorridere delle proprie disgrazie. Ecco, Zanardi non ha mai perso il gusto per la battuta. Anche quando le cose non giravano per il verso giusto e tutto sembrava difficile, quasi impossibile. Alex era capace di stemperare la tensione con una risata che chiudeva i conti con il buio. L’ha sempre fatto. Prima e dopo l’incidente. E probabilmente è stato proprio questo approccio così positivo al domani che gli ha permesso di rimettersi in gioco. Sì, perché Zanardi non poteva stare con le mani in mano a crogiolarsi sulla sua disgrazia. Per piangere e disperarsi.

La scoperta dell’handbike

Aveva bisogno di una nuova sfida, di un’altra opportunità.Che arriva nel 2007. Alex scopre l'handbike. Le ruote sono tre e l’unico motore consentito è quello delle braccia. Zanardi ci crede. E sorride. Ce la farò di nuovo, si dice sottovoce. E si impegna al massimo delle sue possibilità, come ha sempre fatto. Arrivano i primi successi. L'handbike diventa la sua compagna inseparabile di viaggio. C’è anche la tv. Alex diventa un personaggio popolare. Piace la sua voglia di arrivare. La grinta che dimostra nel raggiungere i suoi obiettivi. L’esempio. Sì, anche l’esempio. Perché Zanardi convince tutti.

Gli ori paralimpici

Si può fare, si può tornare a vivere dopo un dolore grandissimo. È iniziato il secondo tempo della sua esistenza. Un secondo tempo bellissimo, anzi, d’oro. Nel 2012 arriva una medaglia d’oro alle Paralimpiadi di Londra nella cronometro H4. Al termine della gara gli chiedono cosa farà da grande. Se continuerà a dedicarsi alle corse e alla handbike, oppure se sceglierà altre strade. «Non so, vedremo», risponde lui. «Senza sport non so vivere. Mi considero uno che ha avuto tanto nella vita e continuo ad aggiungere. Di questo non posso che ringraziare la Dea bendata». Un secondo oro (in linea H4) e un argento (staffetta) a Londra, altri due ori e un argento a Rio 2016, 12 volte primo, cinque secondo e una terzo ai Mondiali su strada.

La parabola di un uomo «fortunato»

Già, sembra un paradosso, ma non lo è: Zanardi si sentiva un uomo fortunato. Ha avuto il merito e la possibilità di fare a spallate con i grandissimi delle quattro ruote. Ha messo in fila trionfi sportivi. Ha una famiglia che lo adora. Un album dei ricordi che mette i brividi. E poi, tanti, tantissimi amici. Sì, è davvero un uomo fortunato. E generoso. Perché nelle sue imprese ci ha sempre dimostrato quale sia il segreto per dare un senso ai giorni che passano.

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