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Alexa, controlla il mio cuore: monitora il respiro e chiama i soccorsi

di Francesca Cerati


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2' di lettura

Quando il cuore smette di battere, non c’è tempo da perdere. Se si esegue immediatamente la rianimazione cardiopolmonare le possibilità di sopravvivenza possono raddoppiare o triplicare. Purtroppo, però, la metà delle persone colpite da un arresto cardiaco non si trova in ospedale, ma nella privacy della propria casa. La conseguenza è che oltre il 90% muore - in Italia sono 60mila all’anno i decessi per arresto cardiaco - a meno che non si sia abbastanza fortunati da trovarsi in compagnia di qualcuno che può subito prestare soccorso.

Ma se ad assistere all’evento fosse uno smartphone o un assistente digitale come Google Home e Amazon Alexa?

Una prospettiva che i ricercatori dell’Università di Washington, hanno testato allenando tali dispositivi a rilevare il rantolo della respirazione agonizzante e di chiedere aiuto. Lo studio di proof-of-concept è appena stato pubblicato su Npj Digital Medicina.

«Molti hanno altoparlanti intelligenti nelle loro case, e questi dispositivi hanno capacità sorprendenti che possiamo sfruttare - ha detto uno degli autori dello studio, Shyam Gollakota, professore associato della Scuola di informatica e ingegneria Paul G. Allen dell’Università di Washington -. Immaginiamo un sistema che potenzialmente può monitorare e identificare continuamente e passivamente (senza dover indossare qualcosa al polso o essere collegato a un monitor, ndr) l’arresto cardiaco e avvisi chiunque nelle vicinanze e in caso di mancata risposta, chiami automaticamente il pronto soccorso.

Per sviluppare lo strumento, Sunshine e i suoi colleghi hanno analizzato le chiamate reali giunte al 911 (pronto intervento Usa) in seguito ad arresti cardiaci dal 2009 al 2017. Attraverso queste registrazioni hanno addestrato un modello di apprendimento automatico al fine di classificare la respirazione agonizzante con Amazon Alexa, iPhone 5s e Samsung GalaxyS4.

Per assicurarsi che i soccorritori vengano chiamati per arresti cardiaci e non per altre situazioni, i ricercatori hanno addestrato e testato lo strumento su clip audio da un laboratorio del sonno e da 35 camere da letto in tutto il paese. Il tasso di falsi positivi su oltre 200.000 clip è stato dello 0,2 per cento.

Per quanto riguarda la privacy, «nessun dato viene inviato al cloud - precisano gli autori dello studio - Dopo pochi secondi, tutti i dati verranno eliminati». Anche se, in questo caso, la perdita della privacy val ben una vita.

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