storie d’impresa

Alexandre Arnault e l’incessante ricerca di Rimowa della «valigia per sempre»

Alla guida del brand del gruppo Lvmh dal 2016, il manager spiega le strategie e le priorità di investimento

di Giulia Crivelli


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Alexandre Arnault ceo di Rimowa e Carlo Capasa presidente della Camera della moda, fotografati all’inaugurazione del negozio di via Sant’Andrea, nel quadrilatero di Milano

3' di lettura

l traffico aereo continua a crescere: nel 2018 le compagnie hanno fatto viaggiare 4,38 miliardi di persone (+7,4% sul 2017) e per il 2019 la Iata, l’associazione globale di settore, prevede un altro balzo del 5%, per arrivare a 4,6 miliardi di passeggeri. A questi numeri vanno affiancati quelli delle commissioni sui bagagli a mano o in stiva (si veda Il Sole 24 Ore del 16 luglio). Nel solo periodo gennaio-marzo 2019, le prime tre compagnie americane (Delta, United e American Airlines) hanno incassato commissioni per 757,2 milioni di dollari, una cifra – per dare l’idea dell’importanza crescente dei costi extra legati a bagagli fuori misura o troppo pesanti – uguale al totale dei ricavi dell’intera industria di appena cinque anni fa (esercizio 2014).

Un quadro positivo per il medio-lungo periodo
Lunga permessa per dire che il trasporto aereo gode di ottima salute e che chi fa valigie può dormire sonni tranquilli. A patto di adattarsi alle mutate esigenze di leggerezza e praticità di chi viaggia per lavoro e per turismo, a loro volta legate alle regole delle compagnie, che, dicono i dati, dalla gestione dei bagagli traggono più ricavi e utili che dai biglietti. Tra chi può dormire sonni tranquilli c’è Rimowa, storica azienda di valigie acquistata nel 2016 da Lvmh, con un’operazione valutata in 640 milioni di euro, e da allora guidata da Alexandre Arnault.

Le strategie dei prime due anni
«In poco più di due anni abbiamo attuato un vero e proprio turn-around, investendo nei processi aziendali, nella ricerca e sviluppo di nuovi materiali, nella distribuzione e persino nell’ufficio stile – racconta Arnault, 28 anni e un invidiabile curriculum di studi ed esperienze di lavoro anche fuori dal gruppo fondato dal padre Bernard –. I monomarca sono importanti e lo stesso vale, storicamente, per la clientela italiana: ecco perché abbiamo deciso di aprire una boutique in via Sant’Andrea, nel quadrilatero della moda di Milano».

L’acquisizione da parte di Lvmh
Rimowa nacque in Germania nel 1898 e nel 2016, anno del passaggio a Lvmh, aveva un fatturato stimato di 400 milioni, in crescita a doppia cifra da almeno due anni. Cioè, a ben guardare, in parallelo con le rinnovate esigenze di leggerezza e praticità certificate dai dati citati all’inizio. Rimowa vanta molti primati: nel 1937 Richard Morszeck, figlio del fondatore, lanciò il primo baule da viaggio in metallo leggero; nel 1976 toccò a Dieter, figlio di Richard, che progettò la prima valigia impermeabile all’acqua. «Per Rimowa l’innovazione di prodotto sarà sempre legata ai materiali e alle performance , in cui abbiamo investito dieci milioni nell’ultimo anno – sottolinea Alexandre Arnault –. Sono un Millennial, non potrei vivere senza smartphone e altri gadget, ma non credo che le valigie Rimowa abbiano bisogno di diventare più tecnologiche nel senso di più digitali. Pensiamoci: non esiste gadget hi tech che abbia vita lunga, l’evoluzione è continua, ossessiva. La filosofia di Rimowa e il motivo di un successo che dura da oltre un secolo, è che dà l’idea di un oggetto fatto per durare, che non scade, che non va sostituito, che ci accompagna per un periodo della vita, incurante dell’evoluzione digitale di altri settori».

Espansione retail
Tra i progetti a breve e medio termine di Arnault per Rimowa, altri monomarca in Europa e nel mondo, capsule collection in occasione dell’apertura di nuove boutique o quando si trova il partner giusto: è successo con marchi indipendenti come Moncler e Supreme, e con Fendi e Dior, maison del gruppo Lvmh. «È il bello di questo momento storico, per chi ha un heritage ricchissimo, come Rimowa, possiamo aprirci a collaborazioni inaspettate senza perdere un grammo di credibilità».

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