AUTO LEGGENDARIE

Alfa Romeo Montreal compie 50 anni, la storia di una supercar italiana

Al salone di Ginevra del 1970, il biscione presentò la versione di serie della coupé portata tre anni prima in veste di show car all’ Esposizione Universale di Montréal

di Vittorio Falzoni Gallerani

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Al salone di Ginevra del 1970, il biscione presentò la versione di serie della coupé portata tre anni prima in veste di show car all’ Esposizione Universale di Montréal


3' di lettura

Anno 1967, siamo all'Esposizione Universale di Montréal nel 1967 e l'Alfa Romeo aveva risposto alla sfida degli organizzatori canadesi con una show car allestita sulla meccanica della Giulia Super. Era il prototipo della Alfa Romeo Montreal, una delle vetture più celebrate del Biscione: una affascinante coupé equipaggiata con motore 8 cilindri a V.

Non si può onestamente affermare che l'innesto di un poderoso V8 da due litri e mezzo nel cofano del prototipo della «massima aspirazione raggiungibile dall'uomo in fatto di automobile» sia stato del tutto privo di conseguenze sul capolavoro del Maestro Marcello Gandini.

Prevedibile, quindi, che la sostituzione del piccolo quattro cilindri da 1,6 litri con il motorone cui si è accennato abbia comportato una importante modifica nella volumetria della parte anteriore certamente non indolore dal punto di vista dell'equilibrio dello stile.

Tre anni dopo nel 1970, al salone di Ginevra, Alfa Romeo presentò la versione di serie della Montreal.

Quattroruote ne criticò anche la vistosità causata, secondo loro, da una gamma colori piuttosto 'squillante', e dalle troppe cromature: un giudizio forse valido allora ma oggi totalmente fuori luogo in quanto queste caratteristiche sono diventate, secondo noi, estremamente attraenti.
Queste diffuse perplessità sulla linea furono però solo una delle concause che decretarono lo scarso successo commerciale di questa eccellente gran turismo: una macchina di un livello complessivo ancora superiore a quello medio delle Alfa Romeo dell'era pre Fiat, ed è tutto dire.

Le altre cause sono state il ritardo della sua commercializzazione: una costante nelle vicissitudini di questo glorioso Marchio ogni qualvolta pensa di uscire dal seminato con un prodotto di alta gamma, quasi una ingiustificata poca fiducia nei propri mezzi, ed infine il sopraggiungere della prima grande crisi energetica che la colpì poco dopo il debutto proprio quando l'eco delle sue eccelse doti aveva compiutamente raggiunto il suo pubblico d'elezione.

Nel frattempo l'unica modifica visibile era stata l'applicazione di un piccolo spoiler anteriore di colore nero, intervenuta nel 1972 per contrastare una certa tendenza ad alleggerire il muso alle altissime velocità, oltre 220 km/h, che questa gran turismo è in grado di raggiungere; e di mantenere a lungo visti i risultati della leggendaria galoppata Reggio Calabria – Lubecca senza scalo compiuta nell'estate del 1972 a quasi 140 km/h di media comprese le soste; anche il consumo, in questo frangente, inferiore ai diciotto litri ogni cento chilometri, stette a dimostrare le impeccabili qualità del protagonista di questa prodezza: il V8 presente sotto il cofano.

Derivato strettamente da quello montato sulla Alfa Romeo 33 da competizione, alimentato ad iniezione, lubrificato da dodici litri di olio con un sistema a carter secco e coadiuvato da un preciso cambio ZF a cinque marce e dal differenziale autobloccante, esso è in grado di imprimere alla Montreal prestazioni di primissimo piano; solo le Porsche 911S potevano reggere il passo ma solo se pilotate da guidatori di enorme esperienza poiché già attorno ai centosessanta all'ora in rettilineo cominciavano ad accusare reazioni che richiedevano sangue freddo mentre al volante dell'Alfa Romeo (con spoiler) si poteva usare una mano sola anche a duecento all'ora.


E se cominciavano i curvoni ecco che le Posrche sparivano dallo specchio retrovisore; automobili più blasonate, poi, come la Lamborghini Urraco o la Maserati Merak erano perdenti già in accelerazione e persino le Dino 308 GT4 dovevano spremere tutto il loro potenziale per scrollarsi la Montreal di dosso nonostante i 500 cc in più di cilindrata.
Doti fondamentali per un'auto di questo tipo ma è chiaro che anche lei non era esente da difetti: l'impossibilità per un soggetto appena più ingombrante della media a trovare una posizione di guida dignitosa e una conclamata difficoltà del sistema di alimentazione a mantenere la messa a punto; una tendenza che oggi pare sia dovuta alla tendenza all'ossidazione dei pistoncini della pompa d'iniezione Spica, curabile con l'introduzione di una piccola quantità d'olio motore nel serbatoio del carburante ad ogni pieno così da assicurarne la lubrificazione.
Alcuni proprietari, però, si sono arresi ed hanno sostituito l'iniezione con i carburatori ma è stato uno sbaglio e quindi sconsigliamo l'acquisto di un'esemplare così equipaggiato perché si tratta di una modifica che ne compromette la certificazione storica.

Oggi, nonostante la produzione totale non abbia superato i 3.925 esemplari, non è difficile trovare delle Montreal in vendita che, a nostro giudizio, dovrebbero essere pagate tra i cinquantamila ed i settantamila euro per esemplari, rispettivamente, buoni ed eccellenti.
Ci pare un acquisto consigliabile, oltre che per la gioia inimmaginabile che essa regala usandola (fino a circa mt 1,80 di altezza), anche nell'ottica di una rivalutazione futura; le concorrenti dell'epoca prima citate, cui dava regolarmente la paga, hanno già quotazioni più elevate.

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