collezionismo

Alfa Sprint, meglio puntare sulla 2600 con 145 cavalli

Il numero esiguo di esemplari disponibili in buone condizioni ha fatto rialzare rapidamente le quotazioni,in particolare per la versione più potente

di Vittorio Falzoni Gallerani

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Il numero esiguo di esemplari disponibili in buone condizioni ha fatto rialzare rapidamente le quotazioni,in particolare per la versione più potente


3' di lettura

Quando l'Alfa Romeo sostituì, nel 1958, la 1900 berlina con la 2000, ritenne per il momento che il ruolo della sportiva in gamma poteva continuare ad essere recitato dalla 1900 Super Sprint della Touring: la famosissima Giuliettona di recente ristilizzata; essendo quest'ultima molto elegante e stilisticamente riuscita, nonché motorizzata con l'ultima evoluzione del superbo bialbero da due litri della nuova berlina, a nessuno venne in mente allora di criticare tale scelta.

Quanto invece la 1900 Super Sprint fosse in effetti superata, apparve chiaro quando venne presentata la sua erede: la 2000 Sprint; si era al Salone di Torino del 1960 e, su un telaio con passo di m. 2,58, misura intermedia tra quello della 2000 berlina (m. 2,72) e quello della Spider (m. 2,50), faceva bella mostra di sé il coupé di Bertone che sarebbe stato posto in vendita dall'Alfa Romeo a partire delle prime settimane dell'anno successivo.

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La sua linea appariva in effetti modernissima, in particolare nel muso con calandra a tutta larghezza dove erano annegati i quattro fari e nel padiglione estremamente luminoso; uno stile capace anche di dissimulare le effettive dimensioni di questa auto capace di offrire un abitacolo con quattro posti effettivi contrariamente alla sua progenitrice.

L'opera era di un giovane Giorgetto Giugiaro, da poco entrato alla Bertone ove aveva debuttato con il disegno della Gordon Keeble GT: un'auto avente le stesse caratteristiche da gran turismo dell'Alfa Romeo di cui parliamo ma che appariva stilisticamente risolta in modo del tutto personale; ricordiamo questa circostanza solo per poter onorare il genio multiforme dello stilista piemontese rivelatosi fin da subito; uno stile, oltretutto, che risulterà estremamente longevo dato che le successive Sprint GT e seguenti su telaio Giulia gli saranno debitrici di più di uno stilema.

Internamente, oltre al maggior spazio, la molto maggiore modernità della 2000 Sprint rispetto alla 1900 risultò evidente dall'impostazione di plancia e strumentazione e, soprattutto, dall'adozione della leva del cambio a cinque marce finalmente portata al pavimento come sulla Spider.

L'auto, nonostante tutti i pregi appena elencati, non ebbe grosso successo: ne vennero consegnate infatti solo 704 esemplari fino alla primavera del 1962; il motivo è da ricercarsi nella scarsa brillantezza di questa gran turismo: peccato imperdonabile quando si indossa il marchio del Biscione; i 115 CV generosi cavalli sviluppati dal suo motore a due carburatori non erano infatti bastevoli a propellere adeguatamente questa macchinona che, rispetto alla ugualmente motorizzata 1900 Super Sprint, accusava sulla bilancia ben trecento chili in più.

E così la vecchia era in grado di sferrare sonore batoste alla neonata in ogni condizione di marcia; impensabile per gli Alfisti accettare una situazione del genere e la Casa Madre, con grande umiltà, ne prese atto in fretta; d'altro canto anche sulla berlina urgeva un motore più nobile e prestante e l'Alfa provvide creando un magnifico sei in linea con sette supporti di banco, tutto in alluminio e con doppio albero a camme in testa di 2,6 litri che, nella versione con tre carburatori destinata a Sprint e Spider, sviluppava 145 CV.

Tutta un'altra musica, insomma, visto che il corpo vettura rimaneva il precedente: i duecento all'ora si vedono da vicino ed anche le progressioni nelle marce basse sono imperiose. La 2600 Sprint viene presentata al Salone di Ginevra del 1962 ed a questo punto erano le finiture ad essere leggermente sotto tono in cotanta automobile ma comunque il successo finalmente arride a questa bella macchina, tanto che alla fine ne vennero costruiti quasi settemila esemplari, e così l'Alfa Romeo temporeggia fino al tardo 1965, dopo che da circa un anno aveva provveduto a montare i freni a disco anche dietro, per proporre una seconda serie con cruscotto in legno, interno esclusivamente in vera pelle ed impianto di climatizzazione migliorato.

A questo punto vi era ben poco da rimproverare alla 2600 Sprint: un consumo piuttosto elevato benché giustificato, in quegli anni, dalle prestazioni e, cosa ben più grave invece, uno sterzo dalla pesantezza inaccettabile; ipotizziamo siano stati questi i motivi che per tantissimi anni hanno relegato questo modello ai margini del collezionismo Alfa Romeo; per non parlare della originaria 2000 Sprint a quattro cilindri pressoché scomparsa dalla circolazione.

In ogni caso, ed in particolare la sei cilindri, recentemente si sono rifatte con gli interessi; rarefacendosi via via i buoni esemplari, la loro quotazione ha iniziato a salire velocemente ed oggi non è neppure pensabile avvicinarsi ad una 2000 per meno di quarantamila Euro con punte da sessantacinquemila per gli esemplari migliori di 2600, prima o seconda serie che siano; a breve riteniamo che, a queste quotazioni, entrambe non siano un affare irresistibile ma allungando il proprio orizzonte di investimento ad almeno una decina d'anni le soddisfazioni, in particolare per la 2600, non dovrebbero mancare.

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