Interventi

Alfabetizzazione digitale chiave per evitare i crimini informatici

di Alessandro Curioni


3' di lettura

La recente operazione grazie alla quale la polizia ha smantellato una rete di criminali informatici che colpivano dalla Romania e riciclavano il denaro in Italia è soltanto l'ennesima dimostrazione che sul web si stanno replicando le modalità operative delle criminalità organizzata.

I cyber criminali colpivano singoli e aziende in tutta Europa, sfruttando tutte le più note tecniche: dalle truffe on line su portali di commercio elettronico, all'affitto di inesistenti case vacanze, senza trascurare la diffusione di malware di vario tipo e genere. Raggiunto l'obiettivo subentravano i prestanome sui cui conti correnti venivano versati gli illeciti ricavi e infine arrivavano i “money mules”, i corrieri che movimentavano il denaro verso la Romania per un totale di circa 20 milioni di euro l'anno. Nulla di diverso rispetto a una struttura criminale che si occupa di narcotraffico: non a caso tra gli arrestati c'è Salvatore Fasano, in passato membro del clan camorristico dei Casalesi. Proprio questa somiglianza dovrebbe suscitare inquietudine in chiunque, perché rende evidente quanto è noto da tempo a tutti i professionisti che si occupano di cyber security: di organizzazioni come questa ne esistono migliaia in tutto il mondo e alcune di esse sono ben più abili e sofisticate di quella che è stata sgominata.

In ogni caso l'incontro tra criminali dotati di forti competenze informatiche e membri della criminalità organizzata con una decennale esperienza di movimentazione e riciclaggio di denaro era tanto temuto quanto inevitabile. Un'alleanza in cui entrambi gli attori hanno molto da guadagnare visto che il giro d'affari del crimine informatico ha ormai superato quello del traffico di stupefacenti.

La natura transnazionale della Rete e la possibilità di operare in paesi troppo permissivi o addirittura privi di leggi in materia di cyber crime (secondo un'analisi dell'ONU il 45 per cento degli stati non ha una normativa penale in materia) rende la punibilità di questi reati tra le più basse in assoluto. Una situazione che si combina con la difficoltà da parte delle forze dell'ordine di mettere in relazione centinaia di piccole truffe e riconoscere la serialità che permetterebbe di intravvedere la mano di un struttura criminale organizzate e quindi giustificherebbe lo sforzo degli inquirenti.

Nella maggior parte dei casi le denunce vengono archiviate proprio per l'impossibilità di perseguire il reato senza un investimento enorme di mezzi e uomini, evidentemente sproporzionato rispetto a un singolo crimine il cui bottino è spesso pari a quello di un semplice borseggio. Le attività di indagine a livello internazionale, e quelle in materia di cyber crime lo sono praticamente sempre, sono lunghe, complesse e costose e anche la giustizia deve valutare l'economia dello sforzo.

Resta un'ultima linea di difesa che sono le potenziali vittime in capo alle quali c'è l'obbligo di conoscere. Avere una solida educazione digitale, per utilizzare un termine che piace sempre, non è solo un diritto, ma un dovere. Individuare i rischi connessi a una società dell'informazione di cui si è cittadini si impone, così come avere consapevolezza che nel mondo al di là dello schermo operano dei delinquenti e quando si accende un computer o uno smart phone si supera un confine invisibile in cui tanta della nostra esperienza nel mondo reale può esserci utile, anche se richiede un giusto grado di astrazione. Probabilmente nessuno di noi appoggerebbe il suo portafogli su un sedile di un mezzo pubblico per poi mettersi a leggere il giornale.

Fatemi dire che salvare le proprie password su file in chiaro nel proprio computer non è diverso. Conoscere le regole e le giuste modalità per agire sul web dovrebbe essere obbligatorio tanto quanto la patente per chi guida un'auto. Come tutti sappiamo la Legge non ammette ignoranza e Internet pure.

Presidente DI.GI. Academy S.r.l.

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