VISIONI D'AZIENDA

Alfonso Dolce: «La moda continuerà a fare da traino al Made in Italy»

Le riflessioni dell'amministratore delegato di Dolce&Gabbana sul valore insostituibile della filiera italiana nel settore tessile-moda.

di Redazione

Alfonso Dolce fotografato da Alfonso Catalano.

2' di lettura

«L'Italia continuerà a giocare un ruolo strategico come esportatore di prodotti per il sistema moda, perché la qualità e l'esperienza del made in Italy difficilmente possono essere sostituite con quelle di altri Paesi. Questo mi fa pensare che, a livello numerico, l'Italia potrà continuare a fare affidamento sul nostro settore, leader per eccellenza qualitativa. In questo periodo di crisi, però, è necessario pensare seriamente a una nuova ripartenza, perché la quotidianità che viviamo potrebbe penalizzare le filiere. Un'idea potrebbe essere quella di creare dei poli, sulla falsariga di quelli francesi, anche se l'individualismo italiano difficilmente permette aggregazioni, spesso frutto di forti logiche finanziarie. Sicuramente è più facile dare forma a sinergie attraverso esperienze di co-branding che risentono meno di logiche societarie», spiega l'AD di Dolce & Gabbana.

«Il made in Italy, d'altronde, è un marchio da tutelare. Il settore tessile-moda è, da sempre, una delle migliori espressioni della creatività italiana che immette continuamente valore lungo l'intera catena di produzione, dai materiali al design. Tracciare e sostenere la filiera della moda significa tutelare e valorizzare, sia in termini di qualità sia in termini di trasparenza, i nostri prodotti e i consumatori. Soprattutto oggi, dove la fidelizzazione del cliente passa attraverso un nuovo equilibrio tra l'esperienza in boutique e quella sull'e-commerce; due mondi che viaggeranno sempre più sotto braccio, anche se l'esperienza emozionale resterà dominante, essendo il negozio l'habitat naturale e il luogo che permette una maggiore convivenza tra il dna del brand, il senso di appartenenza e il cliente stesso.

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Il Covid-19 ci sta obbligando a un grande ripensamento dei nostri stili di vita e del nostro impegno come imprenditori. Non è possibile trascurare le responsabilità sociali e ambientali, fattori sempre più riconosciuti tra i valori di un'azienda. Tutti dobbiamo avere una visione di lungo termine per costruire un nuovo approccio etico-sociale verso i consumi. Voglio sperare che vivremo un nuovo Rinascimento, dove la creatività e l'essere umano saranno al primo posto. Credo sia importante essere positivi e guardare al futuro con entusiasmo: il mondo sta cambiando e le novità saranno tante. È bello affrontarle con curiosità e appassionarsi ai prossimi progetti. Anche perché, spesso, noi italiani non ci rendiamo conto di essere immersi nel “bello assoluto”, ma il cibo, così come il territorio, l'arte e la cultura, ci regalano continuamente bellezza. Abbiamo la fortuna di vivere in un Paese con un incredibile patrimonio artistico e culturale e abbiamo, quindi, il dovere di tutelare queste eccellenze».

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