ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùLA PRIMAVERA ALGERINA

Algeria, l’esercito scarica il presidente. Finisce l’era di Bouteflika

di Roberto Bongiorni


Algeria: manifestazione fiume ad Algeri contro Bouteflika

3' di lettura

«Inadatto» alla carica di presidente della Repubblica. È con queste precise parole che Ahmed Gaid Salah, il capo di stato maggiore dell’esercito, ha messo fine all’era di Abdelaziz Bouteflika, l’anziano presidente, 82 anni, al potere in Algeria dal lontano 1999. Un capo di Stato peraltro sempre sostenuto dall’esercito,in particolare dallo stesso Salah.
Il Consiglio Costituzionale, a cui si è rivolto Salah, avrebbe accolto subito la richiesta dando il via alla procedura per dichiarare vacante la presidenza.

GUARDA IL VIDEO: Algeria, capo esercito: Bouteflika incapace di governare

Non che Bouteflika fosse un presidente particolarmente attivo. Colpito da un grave ictus nel 2013, e da allora ridotto su una sedia a rotelle, Bouteflika non compariva in pubblico da diversi anni proprio a causa dei sui gravi problemi di salute. Tanto che ad Algeri corre voce di come il potere fosse in realtà gestito dai fratelli del presidente e dagli alti funzionari del regime, in prima linea dai vertici dell’esercito. Insomma da quello che gli algerini definiscono “le Pouvoir”, il potere, o “le Système”, il sistema che da tre decenni perpetua sé stesso e che ha creato un’ingombrante macchina burocratica inceppata dalla corruzione.

Il capo dell’esercito si rivolgerà alla Corte Costituzionale per chiedere la rimozione di Bouteflika. Si tratta di un atto dall’alto valore simbolico. Non sarebbe avvenuto se gli algerini non fossero scesi in piazza dal 22 di febbraio chiedendo che fosse ritirata la candidatura di Bouteflika (la quinta) alle elezioni del 18 aprile. Dopo tre settimane di proteste, culminate venerdì 8 marzo con un milione di manifestanti solo ad Algeri, la primavera algerina ha vinto un’importante battaglia: il presidente, al potere dal 1999, ha ritirato la sua candidatura, annunciando lo svolgimento di nuove elezioni da tenersi tuttavia in data imprecisata. Un governo di personalità competenti avrebbe dovuto gestire la transizione e l’eventuale modifica della Costituzione. E lui avrebbe guidato la transizione verso il voto.

Troppo poco. La primavera algerina ha così continuato a protestare. Fino al nuovo colpo di scena. Quello reso noto dall’Esercito, il quale, durante la manifestazione si è distinto per il suo controllo nei confronti dei manifestanti. «Bisogna adottare una soluzione che garantisca l’accoglimento di tutte le rivendicazioni legittime del popolo algerino: - ha dichiarato Gaid Salah - il rispetto delle disposizioni della Costituzione e la continuità della sovranità dello Stato; una soluzione di una natura tale da essere accettata da tutti. È una soluzione prevista dalla Costituzione nel suo articolo 102». Il Parlamento in seduta comune dovrà poi dichiarare lo stato di infermità del presidente, con la maggioranza dei due terzi, affidando l’incarico, per un periodo massimo di 45 giorni, al presidente della Camera alta, (il Senato), che in questo caso sarà Abdelkhader Bansallah. Passati i 45 giorni, Bansallah, se sarà confermata l’infermità di Bouteflika, assumerà la carica di capo dello Stato per periodo massimo di altri 90 giorni, durante cui devono essere organizzate nuove elezioni.

Pur essendo una deciso passo in avanti, forse inatteso, la decisione di ieri rappresenta solo la seconda battaglia vinta dalla primavera algerina. In un percorso che si preannuncia tutto in salita. Ma a cui gli algerini non vogliono rinunciare. D’altronde hanno ormai rotto il muro della paura che li aveva tenuti fuori da vento delle primavere arabe del 2011. Ovvero il timore che il Paese potesse sprofondare in un caos simile a quello che generò la guerra civile (il decennio nero) che negli anni 90 provocò 200mila vittime. Quello che chiedono gli algerini scesi in piazza è qualcosa di molto più difficile da ottenere ; vogliono la caduta del Sistema. Di tutto il sistema.

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