commercio digitale

Alibaba, la corsa delle Pmi verso l’e-commerce

Rodrigo Cipriani Foresio: «Tra gennaio e maggio 2020 il il volume complessivo realizzato dalle aziende italiane è cresciuto di oltre il 50%».

di Laura Cavestri

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Rodrigo Cipriani Foresio (Imagoeconomica)

Rodrigo Cipriani Foresio: «Tra gennaio e maggio 2020 il il volume complessivo realizzato dalle aziende italiane è cresciuto di oltre il 50%».


3' di lettura

C’è il laboratorio vicentino di grissini che, dopo 15 giorni, ha ricevuto i primi ordini da Bangladesh e Canada e c’è il più noto marchio di panforte senese che punta a una fetta di mercato globale. Ma nella top 5 delle richieste più numerose sulla piattaforma B2B di Alibaba non ci sono food & fashion, bensì domanda di macchinari italiani.

Se con il lockdown, l’e-commerce ha, di fatto, sostituito la chiusura di milioni di punti vendita nel mondo, aumentando il suo indice di penetrazione anche nei Paesi più “reticenti”, i dati diffusi da Alibaba Italia, sui primi mesi del 2020, fotografano una corsa delle piccole e medie imprese italiane all’e-commerce .

«Tra gennaio e maggio 2020 – ha spiegato il general manager Sud Europa del gruppo Alibaba, Rodrigo Cipriani Foresio – il gross merchandise volume, cioè il volume complessivo realizzato dalle aziende italiane presenti con i propri flagship store sui marketplace B2C Tmall e Tmall Global è cresciuto di oltre il 50% rispetto allo stesso periodo del 2019. Solo nel mese di maggio, questo dato ha visto un aumento di oltre il 90% rispetto allo stesso mese del 2019. Infine, anche su Alibaba.com, la piattaforma B2B che consente alle aziende di raggiungere compratori in 190 paesi nel mondo, tra febbraio e maggio si sono registrate per aprire il proprio store oltre 300 aziende italiane, di cui l’80% ci ha contattati per la prima volta. Se consideriamo che, prima del Covid, la media delle Pmi che avviava

un’attività di e-commerce su Alibaba.com era di 20-30 al mese, il boom è evidente».

Peraltro, solo Italia e Usa hanno, per scelta dell’headquarters cinese, team locali dedicati al B2B e alla gestione delle imprese nel business to consumer, il quale, in Alibaba, si traduce in 18 milioni di buyers nel mondo che, ogni giorno, inviano una media di 300mila richieste di prodotti.

Ma di che aziende italiane si tratta? «Per lo più – spiega ancora Cipriani Foresio – sono Pmi con meno di 10 milioni di fatturato e meno di 30 dipendenti. Per lo più del Nordest e Nordovest. Ma crescono anche centro e sud, perchè abbiamo creato un ecosistema di partnership con banche e associazioni di categoria per favorire l’incontro anche con le realtà di eccellenza più piccole». Tra le categorie che hanno maggiormente trainato questa tendenza positiva, si segnalano moda, cosmesi e agroalimentare. Solo il beauty è cresciuto del 500% su TMall (la piattaforma B2C per vendere in Cina). «Ma cresce, nel B2B, la richiesta di meccanica italiana: dai macchinari agricoli alla componentistica varia».

Ma come si vigila contro la contraffazione del Made in Italy? «Il Vice President Global IP Enforcement del Gruppo Alibaba, l’americano ed ex procuratore Matthew Bassiur – ha aggiunto il manager – dirige la task force. Per tutte le aziende che registrano il proprio brand sulla piattaforma accertiamo siano originali o che non sfruttino gli originali per farsi promozione. Segnalazioni di falsi sono verificate e, tra le misure previste, si può arrivare fino alla chiusura dello store in 24 ore».

Non solo. In Cina, il lockdown si è tradotto, attraverso Alibaba, anche nell’inaugurazione di “fiere virtuali” . «Le aziende – ha concluso Cipriani Foresio – possono aprire veri e propri stand, che in base agli “spazi” e ai servizi connessi possono costare tra 2mila e 5mila dollari (a volte meno di un biglietto andata e ritorno per gli Usa). I clienti entrano liberamente o su invito. La fiera poi si svolge normalmente». Torneremo alla normalità? «Recupereremo il contatto umano, di cui abbiamo bisogno – conclude il manager –. Sull’e-commerce, indietro non si tornerà».

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