Collocamenti

Alibaba, Ipo da record a Hong Kong e il titolo vola

Il gigante dell'e-commerce sbarca sul mercato della città cinese con un secondary listing, raccogliendo quasi 13 miliardi, il massimo del 2019. E le azioni al debutto guadagnano fino al 7,7%, spinte da una forte domanda nonostante Hong Kong sia scossa dal movimento pro-democrazia.

di Marco Valsania


default onloading pic
(AFP)

3' di lettura

New York - Alibaba ha debuttato alle 9:30 del 26 novembre sulla piazza azionaria di Hong Kong.

Una piazza scossa da mesi di manifestazioni pro-democrazia e contro le ingerenze del governo di Pechino e dal rischio di contagio delle tensioni sul commercio tra Cina e Stati Uniti.

Ma lo sbarco, nonostante le incognite, è stato accolto con ottimismo: il titolo ha immediatamente guadagnato fino al 7,7%, a 190 dollari di Hong Kong.

Maggior collocamento da dieci anni
E il collocamento azionario iniziale è diventato sia il maggiore in quasi dieci anni sulla piazza della città che l’operazione record del 2019 su scala globale. Anche se, entro fine dicembre, potrebbe essere eclissato dal previsto avvento del colosso energetico saudita Aramco.

Il leader dell’e-commerce e dell’Internet cinese ha rastrellato sulla piazza asiatica 11,3 miliardi di dollari che saliranno a 12,9 miliardi con l’esercizio di un’opzione di over allotment, di sovrallocazione. Ha cioè surclassato gli 8,1 miliardi ottenuti da Uber a New York e i 5 miliardi strappati dalle attività asiatiche di InBev sempre a Hong Kong.

I titoli hanno cominciato a essere scambiati a 22,50 dollari, circa 176 dollari di Hong Kong, per poi impennarsi già nelle prime battute di scambi. Per Alibaba si è trattato in realtà di un “secondary listing”, una quotazione secondaria dopo quella già avvenuta a Wall Street nel 2014 e che tuttora detiene il titolo di più grande Ipo nella storia con i suoi 25 miliardi raccolti.

Aramco nelle prossime settimane, se la sua Ipo non slitterà, avrà l’opportunità di spodestarla dal trono assoluto oltre che relativo del 2019 qualora rispettasse l’obiettivo di ottenere fino a 26 miliardi dal proprio battesimo.

I proventi raccolti a Hong Kong, tuttavia, indipendentemente dai record basteranno a gonfiare le cassaforti di Alibaba a 44 miliardi di dollari, il doppio rispetto alla rivale diretta Tencent.

Strategia di espansione
Una cassaforte che consentirà ad Alibaba di proseguire nella mobilitazione di risorse per la sua espansione: ha ormai allargato il raggio d’azione dall’originale presenza nel commercio elettronico, dove pure inanella successi - l’ultimo Singles Day in Cina , l’11 novembre, ha generato vendite online per 38 miliardi di dollari.

Ora è attiva nel cloud computing come nei sistemi di pagamenti mobili, dove opera tra l’altro la sua affiliata Ant Financial con Alipay; dall’intelligenza artificiale a robotica e logistica. E agisce attraverso partecipazioni, investendo in startup statunitensi e più di recente asiatiche e israeliane.

La quotazione a Hong Kong invia anche un più ampio messaggio politico-finanziario. Assicura un sostegno ai mercati finanziari di Hong Kong, mentre la città risente della prima recessione in un decennio e di una crisi politica che si sono innestate sull’onda delle protratte manifestazioni pro-democrazia.

Quotazione locale anche per altri big cinesi?
E se lo scorso giugno, quando inizialmente Alibaba aveva concepito il collocamento, l’ipotesi era stata di raccogliere fino a 20 miliardi, il fatto che l’operazione sia comunque avvenuta e sia stata multimiliardaria ha permesso a Hong Kong di tornare in vetta alle classifiche mondiali delle Ipo per i fondi raccolti. Da gennaio ha totalizzato oltre 34 miliardi di dollari contro i 24,73 miliardi del Nasdaq e i 22,59 miliardi del Nyse.

L’Ipo potrebbe adesso aiutare la strategia di Pechino di invitare le grandi aziende del Paese a quotarsi localmente anzichè puntare anzitutto su Wall Street e sugli Stati Uniti in un clima di rapporti tuttora tesi dovuti all’irrisolta guerra commerciale. Allo stesso tempo potrebbe mettere Alibaba al riparo dallo spettro di eventuali ritorsioni delle autorità americane di regolamentazione nei confronti di gruppi cinesi.

Il collocamento, più in dettaglio, è avvenuto a un prezzo inferiore del 2,9% rispetto a New York, per massimizzare l’interesse. Otto azioni ordinarie quotate a Hong Kong equivarranno a un titolo - un Ads, American Depositary Shares - quotato negli Usa, che dal loro debutto cinque anni fa sono lievitate del 173 per cento.

I segni di entusiasmo per l’appuntamento erano progressivamente emersi prima dello stesso D-Day dello sbarco. La domanda si era rivelata in eccesso rispetto ai titoli disponibili e poi collocati - 500 milioni più 75 milioni extra previsti in caso appunto di forte richiesta - rendendo l’Ipo “oversubscribed”, con oltre 200.000 piccoli investitori in coda per le azioni a fianco di numerosi investitori istituzionali cinesi e fondi globali attivi nella regione Asia-Pacifico. I primi titoli a Hong Kong hanno cominciato, non a caso, a essere scambiati sotto la sigla numerica 9988, considerata di buon auspicio e simbolo di eterna prosperità.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti
Loading...