STRETTA IN CINA

Tech sotto tiro in Cina. Alibaba rischia una multa da un miliardo, colpite Tencent e Baidu

Il gruppo di e-commerce è oggetto di indagine da parte del regolatore dalla fine di dicembre per «sospette pratiche di monopolio». Per Hu ufficialmente «motivi personali»

di Alberto Annicchiarico

(Afp)

3' di lettura

Qualche giorno fa il premier cinese Li Keqiang aveva preso impegni chiari al Congresso nazionale dei rappresentanti del popolo, la più alta istituzione statale e l'unica camera legislativa della Repubblica Popolare Cinese: il governo intende rafforzare la supervisione sulle attività del mondo fintech, punta a eliminare i monopoli e a prevenire l'aumento «non regolamentato» di capitale. È un clima che in Cina si respira da qualche mese, per la precisione dai primi di novembre, quando Pechino ha bloccato 48 ore prima del debutto in Borsa la più grande Ipo di sempre, quella della fintech Ant Group, controllata dal moloch dell’e-commerce Alibaba.

Puntualmente è arrivata la stretta. L’autorità che regola il mercato (State Administration for Market Regulation, Samr) ha dichiarato venerdì di aver multato 12 società relativamente a 10 accordi che violavano regole anti-monopolio (in genere acquisizioni di società non adeguatamente comunicate).

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Fra le società interessate Baidu (la Google cinese, -3,26% al Nasdaq e a dieci giorni dalla quotazione a Hong Kong, dove conta di raccogliere 3 miliardi di dollari), Tencent (colosso tecnologico e dei videogiochi, -4,41% il titolo a Hong Kong), Didi Chuxing (la Uber cinese), la giapponese SoftBank e un'azienda in joint venture con ByteDance (celebre per avere lanciato Tik Tok). Le società sono state multate di 500.000 yuan (77.000 dollari) ciascuna. Tencent ha affermato in una dichiarazione che rettificherà attivamente le operazioni e fornirà al regolatore rapporti tempestivi sugli accordi in futuro.

Intanto non si allenta la pressione delle autorità su Alibaba, titolo in rosso al Nasdaq, che rischia una multa record al vaglio della stessa Samr per pratiche anticoncorrenziali. Lo ha anticipato il Wall Street Journal, ricordando che il gigante dell'e-commerce è nel mirino del regime comunista da mesi. La multa potrebbe superare i 975 milioni di dollari (815 milioni di euro) pagati nel 2015 dal produttore di chip americano Qualcomm, la più grande sanzione anti-monopolio mai imposta da Pechino, secondo il quotidiano economico. Il gruppo fondato da Jack Ma (che nella classifica globale dei miliardari ha perso molte posizioni da novembre a oggi) è oggetto di indagine da parte del regolatore per «sospette pratiche di monopolio».

Secondo il Wsj, le autorità accusano il gruppo di costringere i commercianti che vendono sui suoi siti a concedergli l'esclusiva, astenendosi dal commercializzare i propri prodotti o servizi su altre piattaforme di vendita online.

Il gruppo è nel mirino delle autorità da quando fu decisa la cancellazione in extremis dell'Ipo da 37 miliardi di dollari della società di pagamenti e prestiti online Ant Group, che fa capo a Ma, dopo un suo ormai celebre discorso in cui l’ex insegnante aveva pesantemente criticato il ruolo dei regolatori finanziari cinesi e il sistema bancario mainstream. Secondo il Wsj, tuttavia, le autorità cinesi non vogliono «schiacciare un'azienda tecnologica tanto popolare tra i cinesi quanto gli investitori stranieri, purché si allontani dal suo eccentrico fondatore e si allinei maggiormente con il Partito Comunista».

Jack Ma’s speech criticizing China after which he went missing

E proprio oggi l'amministratore delegato cinese di Ant, Simon Hu, si è dimesso dal suo ruolo anche sulla spinta del profondo cambiamento delle operazioni del gigante fintech imposto dalle autorità di regolamentazione. Hu sarà sostituito dal veterano dell'azienda e presidente esecutivo Eric Jing (del quale aveva presto il posto nel 2019), che continuerà nel suo attuale ruolo di presidente.

«Il consiglio di amministrazione di Ant Group ha accettato la richiesta di dimissioni del signor Simon Hu, per motivi personali», ha fatto sapere Ant in una nota.

L'uscita di Hu dalla società arriva mentre Ant sta lavorando al passaggio a una struttura di holding finanziaria a seguito di nuove norme ad hoc che impongono requisiti patrimoniali simili a quelli delle banche tradizionali, così invise a Ma. Proprio venerdì Ant ha pubblicato una serie di regole di autodisciplina finanziaria. Di recente alcuni dipendenti di Ant hanno espresso frustrazione sui social media per non essere in grado di vendere le azioni della società che possiedono dopo che i regolatori cinesi hanno congelato il debutto in Borsa dell'azienda.

Jing ha detto ai dipendenti di Ant che la società rivedrà i suoi programmi di incentivazione del personale e implementerà alcune misure a partire da aprile per aiutare a risolvere i loro problemi finanziari, secondo due fonti che hanno letto i messaggi.

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