ServizioContenuto basato su fatti, osservati e verificati dal reporter in modo diretto o riportati da fonti verificate e attendibili.Scopri di piùRidistribuzione della ricchezza

Alibaba stanzia 15 miliardi di dollari per il “comune benessere” della Cina

Jack Ma, il fondatore di Alibaba caduto in disgrazia, verserà un obolo miliardario per finanziare il piano del presidente Xi Jinping contro gli squilibri di reddito nel Paese

di Rita Fatiguso

La Cina sanziona Alibaba, multa antitrust da 2,8 miliardi

3' di lettura

Il ricco settore privato si fa carico di sanare gli squilibri del socialismo con caratteristiche cinesi che, a sua volta, da mesi sta colpendo il caos normativo che ne ha permesso la crescita smisurata. Jack Ma, il tycoon dell’e-commerce, caduto in disgrazia, vuol salvarsi oppure dà la linea agli altri tycoon arricchitisi con l’economia digitale, pari al 30% del Pil cinese, finiti nel mirino delle autorità perchè troppo indipendenti e affluenti? Di certo il fondatore di Alibaba è uscito dal cono d’ombra in cui era finito per staccare un assegno da 15,5 miliardi di dollari entro il 2025 a sostegno della strategia del presidente Xi Jinping sulla “ricchezza condivisa”, il nuovo driver della politica cinese.

Deng Xiaoping

Chi si è arricchito, deve restituire il surplus

Pechino ha lanciato il segnale e Jack Ma è stato lesto a raccoglierlo: restituite in qualche modo quanto avete guadagnato finora per contribuire a ristabilire condizioni di eguaglianza nel reddito dei cittadini. E chi meglio di lui, che vanta un patrimonio personale pari a quanto la piattaforma di pagamenti Ant Financial chiedeva al mercato con l’Ipo stoppata a Hong Kong e Shanghai?

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Arricchirsi è glorioso, diceva Deng Xiaoping negli anni Ottanta, ma oggi le cose sono cambiate:  chi si è arricchito troppo è bene che contribuisca alla prosperità comune, è il nuovo credo di Pechino per garantire la pace sociale in tempi difficili, tra Covid-19 e tensioni globali. Non solo attraverso la creazione di una società parallela ma, soprattutto, attraverso donazioni dirette che saranno gestite dallo Stato.

Piccole e medie imprese e raiders i beneficiari

In coda per versare, Alibaba non è l’unica società, ma è quella che fa più rumore. Tencent e Geely, si sono già allineate per contribuire alla nuova strategia del core leader Xi Jinping e contenere i danni legati al bombardamento normativo di Pechino che sta colpendo soprattutto il valore di Borsa delle società tecnologiche cinesi, dentro e fuori la Cina.

Il sito di Alibaba informa che i fondi andranno a vantaggio di piccole e medie imprese e dei lavoratori della gig economy come i corrieri, privi di copertura assicurativa e medica,mentre una gran parte andrà a vantaggio del “common prosperity development fund”.

Ancora non è chiaro di cosa si tratti, ma in questo momento, dopo mesi di duri attacchi, alle aziende private conviene abbassare la testa. E staccare l’assegno.

Alibaba è stata multata per 2,75 miliardi ad aprile, la multa più pesante mai comminata dall’Antitrust cinese. E la piattaforma Ele.me, che fa la concorrenza a Meituan, e il supermarket Freshippo, entrambe di proprietà di Alibaba, sono stati coinvolti dalle manovre del Governo che puntava a migliorare le condizioni economiche e di sicurezza dei lavoratori.

Il settore privato si adegua alle linee del pubblico

La mossa di Alibaba & co., va ben oltre la creazione di una sezione/branch dedicata alla filantropia, che pure è stata considerata una sorta di via di fuga per mettere al riparo le ricchezze delle società.

Piuttosto sembra il frutto di un continuo travaso di risorse tra le attività pubbliche e private al quale si assiste ormai da mesi. Con la mano pubblica che entra nel capitale delle società cinesi (ad esempio, in ByteDance/Tik tok) oppure acquista aziende decotte per poi metterle sul mercato piazzandole ai privati con dubbi risultati.

Nell’era della “common prosperity”, la linea rossa tra pubblico e privato sfuma sempre di più e allora perchè non chiedere alle società di sostenere la redistribuzione del reddito in nome e per conto dello Stato/Partito?

Mentre, va detto tra le righe, la soluzione in favore della gig economy fa pensare rispetto a quello che, pure, sta succedendo nell’Ovest, con i riders che spingono per avere maggiori tutele legali alla loro attività. Ovviamente, dallo Stato.

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