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Alitalia, in arrivo il decreto per il commissariamento

di Giorgio Pogliotti

(REUTERS)

3' di lettura

Subito dopo il 2 maggio - quando si riunirà l’assemblea dei soci di Alitalia per confermare che la ricapitalizzazione è saltata e il Cda chiederà al Mise l’ammissione all’amministrazione straordinaria - il governo è pronto ad intervenire con «la massima tempestività», come ha spiegato il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan.

La prossima settimana sarà firmato il decreto con la nomina di due o tre commissari (favoriti Luigi Gubitosi ed Enrico Laghi) e a stretto giro verrà approvato il provvedimento con i 400 milioni di prestito ponte per assicurare la continuità aziendale nei sei mesi di commissariamento (dovrebbe essere inserito nella manovra in discussione alla Camera).

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Il governo ha concordato con Bruxelles le modalità di erogazione del prestito che non rientrerà tra gli aiuti di stato che richiedono un’approvazione da parte della Commissione europea, poichè verrà concesso alle condizioni di mercato, per un periodo limitato nel tempo. La procedura, dunque, sarà più rapida, basterà notificare la decisione a Bruxelles e le risorse saranno nelle disponibilità di Alitalia che ha un disperato bisogno di liquidità. La cassa va esaurendosi e senza l’iniezione di nuove risorse, a breve potrebbero essere a rischio gli stipendi per i dipendenti e i pagamenti per i fornitori. Il ministro Carlo Calenda (Sviluppo economico) ha spiegato che considera l’amministrazione straordinaria come uno strumento che potrà servire a ripulire Alitalia, «come si è fatto per l’Ilva dove sta funzionando», alla fine di questo percorso «chi si comprerà Alitalia lo farà definendo il perimetro che gli interessa». Si vuole dunque escludere l’ipotesi del fallimento.

«Non c’è spazio per una nazionalizzazione - ha aggiunto il ministro Claudio De Vincenti (Coesione territoriale) - Alitalia deve essere un’impresa capace di stare sul mercato, con un piano industriale forte». Sulla bocciatura del preaccordo al referendum tra i dipendenti che ha fatto saltare l’operazione del valore di 2 miliardi (tra equity e linee di credito) - di cui 900 milioni di nuovi fondi- interviene il presidente di Alitalia, Luca Cordero di Montezemolo: «Avremmo potuto prendere il toro per le corna per salvare Alitalia - ha detto al Financial Times -. Per la prima volta la compagnia era nelle condizioni di poter guardare al futuro in maniera diversa, cambiare completamente il modello di business e non solo iniettare liquidità a vuoto come fatto in passato».

Da notare che per la procedura di commissariamento si prevede una durata sei mesi, prorogabili di altri tre mesi. Potrebbe dunque concludersi proprio in prossimità delle prossime elezioni e, inevitabilmente, essere al centro delle attenzioni della politica. L’ex premier Matteo Renzi ha già annunciato che, dopo le primarie del Pd, presenterà il 15 maggio una proposta che per il ministro Carlo Calenda «è benvenuta e come tutti i contributi di idee e verrà valutata».

Renzi ha detto di guardare con interesse all’esperienza di Meridiana che era a un passo dal baratro ma si sta avviando verso il risanamento, dopo un lungo braccio di ferro tra la proprietà e i lavoratori. Con il coinvolgimento del governo nel 2016 è stata individuata Qatar Airways come partner (al 49%), con i sindacati è stata concordata una cura dimagrante (gli esuberi sono scesi da 1.660 a circa 400) e sono state tagliate di circa il 30% le buste paga del personale navigante. Per Alitalia «c’è spazio per un futuro senza spezzatini», ha detto Renzi «c’è tanta rabbia per il passato», ma è possibile vedere un futuro per «tanta gente che lavora nella compagnia e per il suo indotto».

Il sindacato, intanto, si divide sul referedum: parole critiche sono state espresse da Annamaria Furlan (Cisl), convinta che il sindacato chiamando i dipendenti a decidere abbia scaricato la responsabilità «snaturando il nostro ruolo, forse è stato un errore, bisognerà aprire una riflessione unitaria». Mentre Susanna Camusso (Cgil) continua a sollecitare un intervento della Cassa Depositi e prestiti - escluso però dal governo - per «garantire la continuità del volo ed evitare la logica dello “spezzatino” cioè la vendita degli asset strategici dell’azienda».

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