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Alitalia, aumentano le perdite: in 9 mesi margini a -114 milioni

Nei primi nove mesi del 2019 Alitalia ha accumulato perdite della gestione industriale pari a quelle dell’intero 2018. Il margine operativo lordo (Mol) dei nove mesi è negativo, pari a -114 milioni, rispetto ai -120 milioni dell’intero 2018

di Gianni Dragoni

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Nei primi nove mesi del 2019 Alitalia ha accumulato perdite della gestione industriale pari a quelle dell’intero 2018. Il margine operativo lordo (Mol) dei nove mesi è negativo, pari a -114 milioni, rispetto ai -120 milioni dell’intero 2018


4' di lettura

Nei primi nove mesi del 2019 Alitalia ha accumulato perdite della gestione industriale pari a quelle dell’intero 2018. Il margine operativo lordo (Mol) dei nove mesi è negativo, pari a -114 milioni, rispetto ai -120 milioni dell’intero 2018.

Il risultato emerge dai dati economico-finanziari relativi al periodo gennaio - settembre 2019 trasmessi dalla compagnia all’Enac il 14 novembre scorso. Sono dati riservati, di cui Il Sole 24 Ore ha preso visione. La relazione inviata dai commissari non indica il conto economico completo, ma solo i dati della parte alta, dai ricavi fino al margine industriale (Mol o Ebitda). Non ci sono i dati sotto questa linea, cioè ammortamenti, oneri finanziari, eventuali partite straordinarie, tasse e l’ultima riga del conto economico con il risultato netto.

La perdita totale della compagnia pertanto è molto più alta rispetto a quella a livello di Mol. Secondo stime interne, anticipate dal Sole 24 Ore il 23 novembre scorso, nel 2019 c’è stato un peggioramento di circa 100 milioni dei conti e nell’anno appena terminato Alitalia dovrebbe aver consuntivato una perdita netta di circa -600 milioni.

I dati ufficiali dei primi nove mesi del 2019 confermano il forte peggioramento. Facendo un confronto di questi dati con le precedenti relazioni trimestrali pubblicate dai commissari, emerge che nei primi nove mesi del 2018 il Mol era negativo per -37 milioni. Dunque il Mol di -114 milioni dei nove mesi del 2019 mostra un peggioramento di 77 milioni nella gestione industriale.

E l’ultimo trimestre dell’anno è un periodo negativo. Il Mol è stato -84 milioni nell’ultimo trimestre del 2018, secondo la relazione trimestrale pubblicata. Ipotizzando lo stesso risultato negli ultimi tre mesi del 2019, Alitalia avrebbe un Mol per tutto il 2019 intorno a -200 milioni, rispetto ai -120 milioni del 2018.

Secondo la relazione inviata da Alitalia all’Enac, nei primi nove mesi del 2019 il valore della produzione è stato di 2.396 milioni, i costi di produzione 2.409 milioni. Tra i costi, 646 milioni per il carburante e 500 milioni per il personale. Quest’ultimo era costato 447 milioni nei primi nove mesi del 2018, stando alle trimestrali già pubblicate. L’incremento di 53 milioni del costo del personale (+11,86%) è dovuto alla diminuzione dei dipendenti in cassa integrazione.

Il forte peggioramento dei conti spiega l’urgenza con la quale il governo ha deciso di iniettare altri soldi pubblici per 400 milioni nella compagnia. Alitalia ha già bruciato i 900 milioni concessi nel 2017 dal governo Gentiloni e non ha rimborsato i 145 milioni di interessi passivi calcolati fino al 31 maggio scorso (da allora non sono più dovuti per legge).

I 400 milioni sono stati versati ad Alitalia dal Mef negli ultimi giorni del 2019, con un decreto firmato dai ministri Stefano Patuanelli (Mise) e Roberto Gualtieri (Economia). Dunque il neocommissario, avvocato Giuseppe Leogrande, che oggi interverrà in audizione alla commissione Trasporti della Camera, ha la “pancia” piena.

Ma Alitalia brucia cassa al ritmo di circa 900mila euro al giorno in media (di più in inverno), quindi i soldi non dureranno a lungo. Peraltro, se si escludono gli anticipi incassati per la vendita di biglietti sui voli futuri, la posizione di cassa di Alitalia era negativa prima del rifinanziamento. Su questo punto, come sui conti in generale, Leogrande potrebbe fare trasparenza maggiore dei commissari che lo hanno preceduto.

Con i quali tuttavia deve convivere fino al 31 gennaio, secondo la norma senza precedenti, nel decreto di nomina del Mise, che «autorizza» Leogrande «a cooperare e collaborare, sino al termine del 31 gennaio 2020, con i dimissionari avv. Daniele Discepolo, prof. Enrico Laghi e prof. Stefano Paleari».

Leogrande ha ricevuto dal governo il compito di «espletare» le procedura di cessione entro il 31 maggio 2020 e di presentare un piano di efficientamento. Difficile però che la cessione si possa completare entro maggio. Il pretendente che incontra le simpatie del governo, Lufthansa, che oggi verrà sentita in audizione alla commissione Trasporti della Camera, ha detto che potrebbe comprare Alitalia solo dopo una «ristrutturazione», si prevede non prima di 18 mesi. Nel frattempo Lufthansa sarebbe disponibile solo a un accordo commerciale, che sfilerebbe Alitalia all’alleanza SkyTeam e alla joint venture transatlantica con Air France-Klm e Delta, ma non subito, solo a ristrutturazione avviata.

Anche Delta ha confermato l’interesse a investire in Alitalia e c’è anche Air France interessata. Come nel gioco dell’oca, la cessione di Alitalia riparte dalla casella del via. Patuanelli vorrebbe coinvolgere di nuovo le Fs.

Intanto la flotta di Alitalia, scesa di 5 velivoli a 113 aerei durante il 2019, continua a ridursi. È prevista l’uscita di un Airbus 321 nel primo trimestre per fine leasing. Inoltre, secondo fonti industriali, dalla stagione estiva dovrebbero uscire due Airbus 330 di lungo raggio. Meno aerei significa meno voli, meno ricavi e meno dipendenti.

Per approfondire:
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    Gianni DragoniCaporedattore, inviato

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza, industria aerospazio, difesa, industria ferroviaria, trasporto aereo, grandi aziende pubbliche, privatizzazioni, bilanci società di calcio, stipendi manager, governance società quotate, conflitti d'interesse

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