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Alitalia, «cassa almeno per un anno». Lufthansa conferma il suo interesse

di Gianni Dragoni


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3' di lettura

I soldi in cassa di Alitalia a fine maggio si sono ridotti a 460 milioni di euro, rispetto ai 486 milioni di febbraio. L’aggiornamento è stato fatto da Stefano Paleari, uno dei tre commissari della compagnia, a margine dell’assemblea Iata. L’allungamento dei tempi della cessione alimenta le preoccupazioni che i soldi per pagare stipendi, carburante, aeroporti e altri fornitori si esauriscano prima che arrivi una nuova proprietà. È avviata la trattativa con la cordata tra Fs-Delta e il Mef. Manca il quarto socio per completare la compagine, tra l’ipotesi Atlantia e le avance di CarloToto.

«Non c’è un problema di cassa. La cassa si consuma ma non si esaurisce. Ci basterà per tutto quest’anno. E prevediamo che durerà almeno ancora un anno», precisa Paleari, il quale ritiene che «la cessione dovrebbe essere completata molto prima, il termine per l'offerta è il 15 giugno». Non è scontato però che questo avvenga. E bisogna tener conto anche dei tempi per l'Antitrust. Quindi, anche dopo l'offerta, passerebbero alcuni altri mesi prima di vedere operativa una “Nuova Alitalia”.

La cassa che tiene in volo Alitalia è stata assicurata dal prestito di 900 milioni concesso dal governo Gentiloni dopo il commissariamento, deciso il 2 maggio 2017. Alitalia aveva solo 83 milioni in cassa e ha dovuto subito depositare 118 milioni alla Iata, in garanzia. A fine 2018 i depositi erano saliti a 193 milioni.

Alitalia resta in profondo rosso, la perdita effettiva del 2018 supera i 500 milioni. Fonti esterne ritengono che la cassa potrebbe esaurirsi entro l’autunno, quando si vendono meno biglietti. Paleari lo ha escluso. La cassa comunque è gonfiata dagli incassi per la pre-vendita dei biglietti dei voli estivi, il periodo di maggior traffico. Secondo Alitalia, i biglietti pre-venduti dell’estate valgono un po’ meno di 600 milioni. Paleari ha osservato però che solo metà di questa somma è dentro le casse dell’azienda. L’altra metà sarebbe trattenuta nei canali di vendita per l’eventuale rimborso dei biglietti acquistati con carte di credito, in caso di annullamento delle prenotazioni. «Anche quando Alitalia è stata commissariata c’erano biglietti pre-venduti, per 531 milioni, tutti nella compagnia perché non c’era il commissario».

In sostanza quindi la cassa di cui Alitalia è “proprietaria” (considerando “suoi” anche i 900 milioni del debito verso il Mef) è inferiore ai 460 milioni, perché - stando a Paleari - circa 300 milioni provengono dai biglietti pre-venduti. Con la bassa stagione a fine anno i biglietti pre-venduti diminuiranno e ci sarà una riduzione più forte della cassa: Paleari stima 400 milioni di pre-venduto, di cui 200 milioni nelle casse dell'azienda. In caso di ulteriori allungamenti dei tempi della vendita la situazione di Alitalia diventerebbe più critica. La flotta è diminuita di un aereo a 117, perché a marzo è scaduto il leasing di un Airbus 321. Secondo i dati interni i ricavi fino a maggio sono stabili al livello del 2018.

Altro tema è come dovrà essere trattata la cassa dei biglietti pre-venduti se si arriverà alla cessione. In condizioni normali questi proventi sarebbero un debito. Paleari sostiene invece che sono «un avviamento, altrimenti chi rileva la compagnia per alcuni mesi volerebbe con aerei vuoti». Il tema è in discussione con i potenziali compratori, che non sarebbero dello stesso avviso del commissario.

Il nodo comunque è se Fs riuscirà a perfezionare l’offerta con Delta e a trovare il socio che manca. L’alternativa sarebbe Lufthansa, che non ha presentato una vera offerta e puntava a rilevare poco più di metà di Alitalia (con 5mila esuberi). «La nostra posizione non è cambiata», ha tagliato corto a Seul l’ad di Lufthansa, Carsten Spohr.

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«Abbiamo una fantastica joint venture con Delta, ma non faccio commenti su Alitalia», ha detto l’ad di Klm, Pieter Elbers. Il dg Iata, Alexandre de Juniac, su Alitalia non ha risposto: «Non so. È troppo complicato per me. È una raffinatezza italiana».

I conti delle compagnie mondiali sono in peggioramento, tranne in NordAmerica. La Iata ha ridotto del 21,4% le stime degli utili netti mondiali previsti per il 2019 a 28 miliardi di dollari, rispetto ai 35,5 miliardi stimati in dicembre. In Europa sono previsti utili per 8,1 miliardi di dollari (9,4 miliardi nel 2018). In Medio Oriente è previsto un aumento delle perdite da uno a 1,1 miliardi di dollari. «Lo so, ma Qatar Airways sta andando su», ha osservato l’ad, Akbar Al Baker.

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