a 4 giorni dalla scadenza

Alitalia cerca il quarto socio della cordata Fs, tra Atlantia e l’ipotesi Toto

di Gianni Dragoni


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6' di lettura

A quattro giorni dalla scadenza del termine per presentare l'offerta su Alitalia le Ferrovie dello Stato sono ancora alla ricerca del socio che faccia decollare la “nuova” compagnia. L'ipotesi che possa entrare nella partita la famiglia di Carlo Toto, il fondatore ed ex proprietario di Air One, che fu venduta all'Alitalia dei Capitani coraggiosi nel 2008, non è stata commentata dalla famiglia Toto, dopo le indiscrezioni pubblicate da Repubblica.

A metà pomeriggio fonti vicine al gruppo, citate dall’agenzia Ansa, hanno successivamente confermato il contatto con il governo e indicato che, tramite Renexia - società guidata da Riccardo Toto - il gruppo potrebbe formalizzare un’offerta entro la scadenza di martedì 30 aprile. In serata, poi, il gruppo Toto ha diffuso una nota con la quale afferma «che, al contrario di come riportato, tramite la società Renexia non sta preparando nessuna offerta di acquisto per Alitalia da presentare entro martedì».

La cordata Fs ha raggiunto solo il 60% del capitale della newco

Manca il 40% del capitale per completare l'ipotizzata “newco Nuova Alitalia” che, secondo il progetto allo studio delle Fs insieme a Mediobanca e altri cinque advisor, dovrebbe avere 850-900 milioni di euro di capitale. I soggetti disposti a partecipare sono Fs con una quota fino al 30%, la compagnia americana Delta con il 15%, il ministero dell'Economia con il 15%, quota che verrebbe sottoscritta con i proventi derivanti dagli interessi sul prestito statale ad Alitalia per un importo stimato pari a 145 milioni (sui 900 milioni del prestito) nel decreto legge “Crescita” che il Consiglio dei ministri ha approvato nei giorni scorsi. Mancano dunque ancora circa 300 milioni di capitale. E' questa la somma che dovrebbe versare il quarto socio, o il gruppo di soci che fossero disponibili a coprire la quota mancante.

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L'ipotesi Atlantia

Rimane sul tavolo rimane l'ipotesi che Atlantia, la holding autostradale dei Benetton, possa entrare come quarto socio con 300 milioni e una quota intorno al 35% (in tal caso anche le Fs potrebbero avere il 35%). La società guidata da Giovanni Castellucci ha detto di non avere un interesse industriale al dossier del salvataggio Alitalia. Tuttavia segue con attenzione la vicenda, non ha interrotto il canale di dialogo. Atlantia attende un segnale politico dal governo. Dopo la tragedia del crollo del ponte Morandi (43 morti) il governo ha avviato la procedura di revoca delle concessioni autostradali al gruppo Atlantia. Se dal M5S ci fosse un segnale politico di distensione o di tregua e una ripresa del dialogo sul tema autostrade, investimenti (tra cui la Gronda di Genova) e sulle tariffe (partita formalmente di competenza dell'Autorità dei trasporti), Atlantia potrebbe dare luce verde all'ingresso in Alitalia. La società controlla Aeroporti di Roma, che gestisce lo scalo di Fiumicino, il principale aeroporto di Alitalia. Fino ad ora però Atlantia è rimasta alla finestra e dunque il suo eventuale coinvolgimento rimane un'ipotesi.

Le voci su Toto

La voce di un possibile interesse di Riccardo Toto, uno dei figli dell'imprenditore di Chieti, è attribuita al ministro dello Sviluppo, Luigi Di Maio, il quale non ha fatto dichiarazioni. Nel gruppo di famiglia, che ha come attività storica le costruzioni e come attività più recenti le concessioni autostradali in Abruzzo (con la A24 e A25 Roma-Pescara-L'Aquila), Riccardo è a capo delle attività nelle energie rinnovabili, attraverso le società Renexia e Us Wind. Il 39enne Riccardo ha avuto anche un'esperienza diretta nell'aviazione. Nel 2012 ha rilevato le attività della Livingston in amministrazione straordinaria. La compagnia faceva voli charter, ma dopo due anni in mano a Toto jr. è arrivata al fallimento. Tra l'altro nella primavera 2014 il Tar aveva revocato a Livingston la rotta Roma-Alghero per “gravi inadempienze”, assegnandola all'Alitalia. Finora non risulta che Toto abbia avuto contatti con le Fs su ipotesi di intervento in Alitalia, né con Delta, che sarebbe il partner industriale dell'operazione.

La parabola di Air One

Nel trasporto aereo il gruppo Toto ha trascorsi consistenti attraverso Air One. La compagnia fu lanciata nel 1995 da Carlo Toto, ora 75enne, per sfidare Alitalia sulla rotta d'oro Roma-Milano Linate. Air One ebbe una rapida crescita e arrivò a detenere circa il 30% di quota di mercato, ma i risultati tranne qualche esercizio sono stati negativi e la compagnia è stata appesantita dai debiti. Nel 2008, quando Silvio Berlusconi stoppò la vendita di Alitalia a Air France-Klm e lanciò, insieme a Intesa Sanpaolo guidata da Corrado Passera, la Cai dei Capitani coraggiosi, Carlo Toto fu tra i 21 “patrioti” che aderirono all'iniziativa.

La Cai e i Capitani coraggiosi

L'operazione fu un salvataggio di Air One, che aveva debiti finanziari per oltre 600 milioni (in parte anche con banca Intesa, primo sponsor dell'operazione): Air One fu ceduta alla Cai e Toto incassò circa 450 milioni di euro con bonifici bancari. Inoltre si liberò di oltre 600 milioni di debiti finanziari verso le banche e i lessor degli aeroplani. Un capolavoro per Toto, anche se l'imprenditore di Chieti ha sempre detto di essere stato privato del suo gioiello. Reinvestì 60 milioni nella Cai, diventando socio con il 5,31% della società presieduta da Roberto Colaninno.

Il leasing di aerei e le società irlandesi

Nell'operazione Toto fece entrare anche i contratti di acquisto di aerei Airbus che aveva stipulato attraverso Air One e diventò lessor di Alitalia, cioè fornitore di jet Airbus che la compagnia utilizzava in leasing: in sostanza Alitalia pagava a Toto un canone di affitto per utilizzare gli aerei. Il contratto iniziale era per 71 aerei, fu poi ridimensionato a 14 aerei perché per la Cai erano troppi. I jet erano intestati a società irlandesi, un paradiso fiscale in cui si pagano tasse pari quasi a zero. Dall'operazione è nato un successivo contenzioso, sia fiscale sia su altre partite. La Guardia di finanza ha contestato un'evasione fiscale di 40 milioni all'Alitalia-Cai e questa ha fatto causa a Toto, che era anche suo azionista. C'è stato un contenzioso che si è risolto nel febbraio 2017 con un arbitrato a favore di Alitalia. Ne è scaturito un onere per il gruppo Toto per pagare 60 milioni ad Alitalia, spalmato in più annualità con una successiva transazione, nel 2017 Toto ha versato a Cai circa 20 milioni. Le società irlandesi ereditate da Toto sono ancora nella pancia dell'attuale Alitalia commissariata, quella che dovrebbe vendere le attività a un nuovo proprietario. Ma c'è stato anche un altro contenzioso più vasto con Alitalia per oltre 200 milioni di dollari per i contratti di leasing degli aerei, sulla cui conclusione non si hanno notizie di dettaglio. Tra le società della Toto Holding c'è tuttora la società irlandese che veniva utilizzava per acquisire aerei, la Aircraft Purchase Fleet Ltd., con sede a Dublino, detta Ap Fleet, operante nel noleggio di aeromobili.

I dati del gruppo Toto

Nel complesso tra costruzioni, immobili, concessioni autostradali e energie rinnovabili il gruppo, che fa capo alla Toto Holding Spa, nell'ultimo bilancio disponibile, relativo al 2017, ha un valore della produzione consolidato di 397,9 milioni con 974 dipendenti e un utile netto di competenza di 4,9 milioni, dopo una perdita di 2,14 milioni nel 2016. Il patrimonio netto a fine 2017 era pari a 108 milioni. Al 31 dicembre 2017 il gruppo aveva debiti verso banche per 585,7 milioni e debiti verso altri finanziatori per 683,7 milioni (di cui 677 milioni verso l'Anas, concedente per le autostrade A24 e A25), molto superiori ai crediti (213,7 milioni). La liquidità a fine 2017 era pari a 68,8 milioni.

Le scadenze

Il 30 aprile è improbabile che i commissari di Alitalia possano ricevere un'offerta finale dalle Fs per vendere le attività della compagnia. Non ci sono le condizioni perché in pochi giorni il dossier possa essere completato, indipendentemente da chi sia il quarto socio della cordata. L'ipotesi più probabile è che si vada a un nuovo rinvio del termine per le offerte, almeno a fine maggio o a metà giugno. In questo modo il tentativo di trovare una soluzione sarebbe rimandato a dopo le elezioni europee del 26 maggio.

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