audizione alla camera

Alitalia, il commissario Paleari: al 30 settembre in cassa 770 milioni


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5' di lettura

Al 30 settembre 2018 Alitalia stima di avere in cassa 770 milioni, tra liquidità e depositi in garanzia. Lo ha riferito in commissione Trasporti alla Camera il commissario Stefano Paleari. Con gli asset che potranno essere valorizzati al momento della vendita, la compagnia è quindi in grado di rimborsare il prestito dello Stato, pari a 900 milioni, ha rilevato Paleari, che stima «un buon quarto trimestre in termini di ricavi». In audizione anche il commissario Luigi Gubitosi, il quale ha sottolineato che quello che si sta concludendo «è il primo trimestre in cui Alitalia dovrebbe chiudere con un piccolo utile», stimato in 2 milioni di euro al netto.

Ricordando che la procedura di vendita si conclude il 31 ottobre, mentre il termine per la restituzione del prestito ponte è il 15 dicembre, l’altro commissario straordinario, Enrico Laghi, ha spiegato che si sta lavorando «affinché, ove si manifestassero soggetti interessati, si possa metterli in condizione nei tempi più rapidi possibili di manifestare nel concreto il loro interesse». In mattinata il viceministro allo Sviluppo economico, Dario Galli, parlando del futuro di Alitaliaaveva ipotizzato per il futuro di Alitalia una «partnership con una grande compagnia».

Gubitosi: importante riduzione dei costi
Gubitosi ha sottolineato che il ritorno all’utile, seppur «piccolo», è una buona notizia anche al netto della stagionalità, che tipicamente avvantaggia il periodo estivo. E che c’è «oltre all'incremento dei ricavi, un’importante riduzione dei costi» che hanno più che compensato «l'importante rialzo del prezzo del petrolio». Il risultato del terzo trimestre, ha poi sottolineato Paleari, è tanto più significativo in quanto nel periodo il costo sostenuto dalla compagnia per il carburante è cresciuto di 38 milioni rispetto al terzo trimestre 2017: «Si tratta del 24% dei ricavi», ha rilevato.

Nei 9 mesi ebitda -37 milioni
L'ebitda del periodo è aumentato a 87 milioni da 68 milioni. Considerando ammortamenti e costi finanziari, l’utile ante imposte si attesterebbe quindi a 24 milioni; conteggiando anche gli oneri finanziari sul prestito pubblico, l’utile ante imposte sarebbe pari a 2 milioni. Nei primi nove mesi del 2018, invece, Alitalia ha registrato un ebitda negativo pari a 37 milioni, che si confronta con i -258 milioni dello stesso periodo 2017. I ricavi complessivi sono aumentati nel periodo del 4,6% (+7% i ricavi passeggeri). Nei 9 mesi Alitalia ha trasportato 16,4 milioni di passeggeri, lo 0,4% in più rispetto allo stesso periodo 2017 (+7,4% nel lungo periodo), con un load factor superiore all'80%, paragonabile, ha sottolineato il commissario, al settore low cost. La gestione fino al 2 maggio 2017, cioè prima dell’amministrazione straordinaria, ha spiegato Paleari, ha avuto un «consumo netto di cassa di 549 milioni al netto dei depositi, mentre nei 17 mesi di amministrazione straordinaria sono stati consumati 113 milioni».

Costo del lavoro non è il problema principale
Rispondendo in audizione a una domanda di Pier Luigi Bersani (LeU), Gubitosi ha assicurato che «il costo del lavoro in Alitalia non è il problema, non è il problema principale», «è inferiore alle altre compagnie europee ed è superiore, e sempre lo sarà, alle low cost». «Inoltre la competenza media dei piloti Alitalia è più elevata» ha aggiunto, spiegando che «semmai c’è un tema generazionale: i comandanti con più anzianità sono pagati di più dei giovani, ma questo l’ho trovato in molte aziende». «C’è peraltro la necessità di evitare che la concorrenza ci sottragga personale», ha spiegato.

Gubitosi: con Fs o Cdp? No comment
«Non commentiamo Fs o Cdp, è una scelta governativa», ha detto poi Gubitosi rispondendo ad una domanda in audizione. «La scelta sulla presenza di un eventuale partner industriale sarà fatta su un Piano industriale. Dovremo vigilare sulla sua osservazione», ha aggiunto. E poi ha sottolineato: «Il 31 ottobre c'è una scadenza fissata per legge e speriamo ci sia la possibilità di poterla onorare, poi si vedrà in che forma».

La Lega: matrimonio con Fs sia chiave rilancio
In una nota diffusa dopo l’audizione, i presidenti della commissioneTrasporti, Barbara Saltamartini (Lega), e delle attività produttive, Alessandro Morelli (Lega), scrivono che «l’utile finalmente registrato in questo trimestre è un segnale fondamentale» che rafforza «il sentimento di fiducia che Alitalia ha ripreso ad avere tra gli utenti e i consumatori. Una fiducia che non va dispersa». «Quello che fino ad oggi è stato visto come un fardello per le casse pubbliche, potrebbe invece essere un'azienda che produce utili» osserva Morelli, secondo il quale «il 'matrimonio' con Fs potrebbe essere la chiave di svolta che, con un management efficace come quello che ha gestito l’azienda in questi mesi, riporterà Alitalia a decollare ed essere una grande risorsa per il Paese».

Galli: partnership con grande compagnia
Il futuro migliore per Alitalia potrebbe essere «una partnership con una grande compagnia che sia adeguata e che faccia quello di mestiere ma che contrattualmente, in maniera chiara e ben definita, compri l’azienda non per fagocitarla e distruggerla ma per sviluppare e utilizzare al meglio quello che ha di positivo mantenendone il marchio e l'italianità. Potrebbe essere questa la soluzione più adeguata, ma al governo siamo in due quindi vedremo a cosa si arriverà». Così il viceministro dello Sviluppo economico Dario Galli (Lega) a margine del convegno sui 20 anni del Corepla (il Consorzio nazionale per raccolta, riciclo e recupero della plastica), oggi a Roma.

«Tiepido» verso la nazionalizzazione
«Per qualcuno - ha detto Galli - la soluzione potrebbe essere all’interno di una sorta di nazionalizzazione con Cassa Depositi e Prestiti piuttosto che Ferrovie, ipotesi verso la quale io sono tiepido perché in passato non ha dato grandi risultati. Il discorso Alitalia è abbastanza complesso perché ci sono fattori non marginali da considerare - ha proseguito - credo che non si sia ancora arrivati a una definizione finale perché le ipotesi sul tavolo sono moltissime, più di una».

Non svendere Alitalia
«Io penso che Alitalia non va svenduta. Se dal punto di vista industriale non è più una compagnia di prim’ordine, ha però il mercato, il marchio, gli slot, insediamenti presso gli aeroporti e know how che sono importantissimi e che chi si offre di comprare conosce bene, quindi dobbiamo essere attenti noi a non svendere come abbiamo fatto in altri casi», ha concluso il sottosegretario.

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