domani l’incontro col governo

Alitalia, la crisi di cassa non trova ancora soluzione

Gianni Dragoni e Giorgio Pogliotti

default onloading pic
(13693)


3' di lettura

Il problema della mancanza di cassa di Alitalia potrebbe esplodere come una bomba a orologeria tra pochi giorni, al più tardi dopo Pasqua. Gli azionisti, banche e Etihad, non hanno risolto il problema della cassa della compagnia, che divora circa due milioni di euro al giorno. Il confronto con i sindacati sui tagli al personale è in salita.

Nelle ultime ore i tentativi di trovare una soluzione hanno fatto un passo indietro per l’indisponibilità a intervenire della Cassa depositi e prestiti (Cdp), il braccio dello Stato controllato con l’83% dal ministero dell’Economia.

Per le banche non è realistica la previsione dell’utile nel 2019
Ma senza una garanzia o coinvolgimento pubblico le banche - UniCredit e Intesa Sanpaolo le più esposte - non accettano di mettere altri soldi in una compagnia che presenta un piano industriale pieno di criticità e con fortissimi rischi, stimati in 1,3 miliardi di euro di ulteriore fabbisogno di cassa da qui al 2021. Le banche non giudicano realistica la previsione dell’a.d., Cramer Ball, di riuscire a raggiungere l’utile operativo nel 2019. La Cdp ha evitato, finora, di essere coinvolta in un’operazione che potrebbe costarle centinaia di milioni di perdite.

Cassa depositi e prestiti ha escluso un intervento
Il dossier è stato portato nei giorni scorsi all’attenzione del gruppo guidato da Claudio Costamagna e Fabio Gallia. La richiesta di intervenire con circa 214 milioni è partita dalle banche, per valutare se fosse possibile dare una garanzia pubblica nella sottoscrizione del contingent equity, una riserva da utilizzare per coprire le ulteriori perdite nel caso il piano non desse i risultati previsti, oppure un intervento azionario nella futura ricapitalizzazione. La Cdp, riferiscono fonti autorevoli, ha esaminato il dossier, ma alla luce dei vincoli di statuto (è vietato intervenire in società che non siano in equilibrio economico e non abbiano prospettive di crescita e risanamento) e altri vincoli normativi ha verificato che non può fare il salvataggio di Alitalia. Questa posizione, da quanto trapela, è stata condivisa dal vertice di Cdp con i consiglieri di amministrazione.

La richiesta di una garanzia pubblica
Le banche azioniste della compagnia però continuano a dire che senza una garanzia pubblica non inietteranno nuovi soldi in Alitalia, né come linee di credito né come nuovi mezzi freschi attraverso una ricapitalizzazione. Pertanto al ministero dell’Economia si continua a studiare se sia possibile una soluzione alternativa. «La situazione resta complicata», ha detto ieri Luigi Gubitosi, il consigliere di Alitalia designato presidente. I ricavi non stanno aumentando, le entrate ancillari previste dal piano non ci sono, i tagli dei costi diversi dal personale sono minimi, circa 20 milioni quelli realizzati, contro un obiettivo di arrivare a 160 milioni solo quest’anno.

Trattativa in stallo tra azienda e sindacati. Intanto non decolla il negoziato tra
azienda e sindacati. Nella no stop in corso al Mise, le posizioni tra le parti restano distanti. Anzitutto è arrivata una “gelata” dal ministero del Lavoro che, dopo la verifica compiuta dall’Inps, forte di un parere legale, ha spiegato che il Fondo del trasporto aereo non potrà essere utilizzato per sostenere gli esodi volontari.

È così venuto meno uno strumento che i sindacati avevano proposto di utilizzare per garantire l’uscita ai naviganti che nell’arco dei prossimi 4 anni matureranno i requisiti pensionistici. Per i contratti di solidarietà in scadenza ad agosto che interessano circa 400 naviganti c’è la disponibilità su un ulteriore anno di copertura. Resta sul tavolo la seconda proposta dei sindacati: l’utilizzo del Fondo di settore per integrare i due anni di cassa integrazione straordinaria e due anni di Naspi per i 1.338 lavoratori del personale di terra, parte dei 2.037 esuberi previsti. Posizioni distanti sulle esternalizzazioni di attività che nei piani della compagnia interessano 813 dipendenti. Nei giorni scorsi si era ipotizzato per circa 300 addetti alla manutenzione il passaggio ad Atitech, con cui sono in corso le trattative, con la garanzia del posto di lavoro. Alitalia, secondo i sindacati, ha mostrato disponibililità a tenersi 200 dipendenti della manutenzione: «Chiedono una turnazione su 4 giorni la settimana con un ciclo lavorativo di 12 ore, per noi è insostenibile», spiega Nino Cortorillo (Filt-Cgil).

In questo quadro pare difficile che venga rispettata la scadenza fissata dal governo per trovare un accordo entro domani, per consentire il 14 aprile di avviare la ristrutturazione finanziaria per un valore di poco inferiore ai 2 miliardi. Il cda di Alitalia previsto per venerdì 14 è stato rinviato.

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti