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Alitalia, «sì» a prestito ponte di 400 milioni e proroga al 31 maggio. Ma altolà Ue

Al Consiglio dei ministri arriva lo sblocco per il prestito. Una nuova iniezione di capitali necessaria per tenere in vita la compagnia visto che non è stato possibile trovare un acquirente sul mercato. Commissione Ue: gli Stati membri sono tenuti a notificare a Bruxelles le misure che comportano aiuti. Ma dall’Italia nessuna comunicazione


Alitalia: Patuanelli, nazionalizzazione non e' negativa

4' di lettura

Arriva lo sblocco del prestito ponte per Alitalia. Il governo, si legge nella bozza del decreto legge ad hoc approvato dal Consiglio dei ministri del 2 dicembre, conferma il prestito di 400 milioni per consentire di pervenire al trasferimento dei complessi aziendali facenti capo ad Alitalia, facendo leva sulle risorse già stanziate con il decreto fiscale.
Il decreto legge varato dal Consiglio dei ministri, su proposta del Presidente Giuseppe Conte, del Ministro dell'economia e delle finanze Roberto Gualtieri e del Ministro dello sviluppo economico Stefano Patuanelli, introduce misure urgenti per assicurare la continuità del servizio svolto da “Alitalia – Società Aerea Italiana S.p.a.” e “Alitalia Cityliner S.p.a.”, entrambe in amministrazione straordinaria.

Nuova procedura per il trasferimento dei complessi aziendali
Al fine di consentire l'espletamento, entro il 31 maggio 2020, delle procedure per il trasferimento dei complessi aziendali facenti capo al gruppo Alitalia in amministrazione straordinaria, con il decreto si conferma, nell'anno 2019, il finanziamento a titolo oneroso di 400 milioni di euro già previsto dal decreto-legge 26 ottobre 2019, n. 124 (cd. decreto fiscale). Il prestito, si legge in una nota di Palazzo Chigi, è destinato a finanziare le indifferibili esigenze gestionali di Alitalia e l'esecuzione, da parte dell'organo commissariale, del piano delle iniziative e degli interventi funzionali all'efficientamento della struttura nonché alla tempestiva definizione del trasferimento dei complessi aziendali, affinché sia assicurata la discontinuità, anche economica, della gestione da parte del soggetto cessionario.

Ue: gli stati devono notificare misure che comportano aiuti
Gli Stati membri dell’Unione europea sono tenuti a notificare alla Commissione europea le misure che comportano aiuti di Stato e si devono astenere dal metterle in atto fino a quando la Commissione non abbia preso una decisione definitiva sull'esistenza e sulla compatibilità degli aiuti. Lo ha dichiarato un portavoce della Commissione europea in merito alla situazione di Alitalia. «L’indagine della Commissione per valutare se il prestito ponte di 900 milioni di euro dell’Italia a favore di Alitalia costituisca un aiuto di Stato e se sia conforme alle norme dell’Ue in materia di aiuti di Stato è in corso e non possiamo pregiudicare la sua tempistica o i suoi risultati. Siamo in contatto regolare con le autorità italiane nel contesto delle nostre indagini in corso», ha detto ilportavoce.

Prestito da 400 milioni: nessuna comunicazione a Bruxelles
La Commissione, ribadisce la portavoce, «prende inoltre atto dell’annuncio da parte delle autorità italiane di concedere un altro prestito ad Alitalia. Siamo in stretto contatto con le autorità italiane e non possiamo pregiudicare l’esito di tali contatti o la tempistica dei possibili passi successivi». Al momento la richiesta dell’Italia di un prestito ulteriore di 400 milioni non risulta notificato a Bruxelles.

I problemi di liquidità
La nuova iniezione di capitali è necessaria per tenere in vita la compagnia visto che non è stato possibile trovare un acquirente sul mercato, nonostante le sette proroghe dei termini per presentare un'offerta. Dei 900 milioni del primo prestito ponte, sul quale l'indagine della Ue è ancora in corso, sono rimasti nelle casse di Alitalia al 31 ottobre solo 315 milioni e la compagnia perde circa un milione di euro al giorno. Il nuovo prestito deve essere rifinalizzato perché, come ha spiegato lo stesso ministro dello Sviluppo, Stefano Patuanelli, la cordata con Fs-Delta e Atlantia non c'è più. Su quest'altro prestito, la commissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager, ha fatto già sapere che «la Commissione è in contatto con le autorità italiane».

Al lavoro sui tagli, sindacati sulle barricate
La nuova parola d'ordine ad Alitalia , intanto, è «razionalizzare i costi», ossia tagliare quanto più possibile. I tre commissari straordinari, Enrico Laghi, Stefano Paleari e Daniele Discepolo, hanno il nuovo compito di mettere a punto la cura dimagrante di Alitalia, un lavoro che però appare tutto in salita. Tutti sono d'accordo, a partire dal Governo stesso, che non ci dovrà essere nessun “spezzatino” della compagnia: i rami volo, manutenzione e servizi di terra devono infatti restare assieme nel progetto della nuova Alitalia. Il mandato dei tre commissari «ha al centro l'integrità aziendale». Ma la partita si giocherà soprattutto sul nodo degli esuberi, che chiede, ad esempio, a gran voce Lufthansa per entrare nell'azionariato della newco. E su questo punto i sindacati non transigono.

Ipotesi nazionalizzazione
Quello che prefigura il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli è una soluzione della crisi che passi per due step. Il percorso per rilanciare la compagnia potrebbe essere quello «di fare una struttura commissariale che abbia come obiettivo la ristrutturazione e poi la remissione sul mercato o la nazionalizzazione». L'ingresso dello Stato non è quindi più un tabù. «Può non essere un evento negativo», esplicita il ministro. Ma la strada preferenziale resta la vendita a privati.

Per ora, comunque, Alitalia continuerà quindi a volare con soldi pubblici in amministrazione straordinaria, come sta facendo dall'aprile del
2017 quando Etihad staccò la spina e i lavoratori bocciarono successivamente in un referendum un piano di ricapitalizzazione da due miliardi di euro e con circa 1.000 esuberi. Secondo le stime, la somma spesa dallo Stato negli ultimi 40 anni per tenere in piedi l'ex compagnia di bandiera è salita a circa 10 miliardi di euro.

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