linee aeree

Alitalia e le altre: tutti i crack delle compagnie aeree italiane

di Simone Filippetti

(ANSA)

5' di lettura

Italia, popolo di santi, poeti e navigatori. E in effetti non si parla di aerei. Per un qualche fatidica e insondabile anomalia storica, gli italiani sembrano incapaci di gestire compagnie aeree. Con l'amministrazione straordinaria di Alitalia, ossia l'azzeramento dei soci e la gestione sotto l'ombrello dello Stato, anche l'ultima bandiera aerea tricolore viene ammainata. Da oggi, nei cieli italiani, non c'è più un aereo di linea che abbia un passaporto del Belpaese.

La Lega e il sogno della Compagnia del Nord
Negli ultimi venti anni, tutte le compagnie aeree nazionali sono fallite o scomparse per vari motivi. E dire che ci hanno provato in tanti. In primis era scesa in campo la politica, perché le compagnie aeree, assieme alle banche, da sempre fanno gola al Palazzo e ai partiti. Per anni la Lega ha vagheggiato una futuribile Compagnia del Nord, che, nella mente del partito di Umberto Bossi, doveva essere Volare, aviolinea low cost nata a fine anni '90 da una costola di Air Europe. Il pedigree era perfetto: proprietario era l'imprenditore orafo Gino Zoccai, vicentino doc, una delle enclavi del Carroccio; sede a Busto Arsizio, profonda Brianza leghista, e vicina all'allora nuovo aeroporto di Malpensa, per il quale si immaginava un futuro, mai realizzato, di super-hub europeo. Fu un altro flop: Volare è fallita e parte delle sue spoglie - a partire dagli equipaggi e dagli aerei - sono confluiti in Alitalia nel Duemilasei. A voler essere ironici, Volare si schiantò perché non era abbastanza camicia verde: alla cloche c'era l'ex comandante Vincenzo Soddu, nato in Sardegna. Lo stesso Soddu ci riprovò poco dopo fondando una sua compagnia, la MyAir -peraltro accusata di essere un clone di Volare - anch'essa saltata in aria.

Loading...

Le Notti Magiche di Eurofly
Soddu, condannato al carcere per il crack della MyAir, non è l'unico ex comandante ad aver tentato il salto. Molti piloti si lasciano ammaliare dalle sirene di diventare proprietari di una compagnia. Il più famoso di tutti rimane Augusto Angioletti, altro ex comandante che creò la EuroFly e visse il suo momento di massima gloria quando pilotò personalmente l'aereo che riportò a Roma da Berlino la Nazionale di calcio Campione del mondo di Cannavaro e soci nel 2006. Con le spalle coperte da un presunto big come Banca Profilo, matricola di Borsa che all'epoca faceva capo a Sandro Capotosti prima di essere rilevata dall'ex manager di Capitalia Matteo Arpe, Eurofly tentò un'impresa rimasta storica tra le compagnie aeree in Italia: un aereo di linea solo business class che faceva la spola tra Milano e New York. Un Airbus A319 con pochissimi posti e poltrone super lusso; valore 30 milioni di euro. Una follia per l'industria aerea perché un velivolo così configurato non ha mercato. Finì male, per Eurofly e per quell'aereo, che fu poi venduto alla Fininvest di Silvio Berlusconi, l'unico che in Italia poteva comprare un simile jet.

Meridiana, da uno straniero all'altro
Non è mai stata tecnicamente italiana la Meridiana. Fondata da Karim Aga Khan, il principe degli Ismaeliti, un ramo dei musulmani che si ritiene discendente diretto di Maometto, e per questo pagato dal suo popolo a peso d'oro, diventato famoso ai più per il resort inventato in Costa Smeralda. Anche se a un certo punto, fondendosi proprio con la dissestata Eurofly, aveva acquisito cittadinanza italiana. Ma nemmeno l'esperimento Meridiana-Eurofly ha funzionato: dopo aver bruciato oltre 300 milioni in quasi dieci anni, anche l'Aga Khan ha alzato bandiera bianca. È arrivato in soccorso un altro fratello islamico: il Qatar. Il piccolissimo, ma ricchissimo, stato del Golfo Persico ha rilevato la compagnia sarda per integrarla dentro la Qatar Airways, astro nascente tra le compagnie aeree mondiali. Vedremo se l'esperimento avrà successo, ma di sicuro l'italianità è scomparsa.

Gandalf non fa magie
Sono finiti in bancarotta anche gli startupper - ma allora l'orribile inglesismo non esisteva - di Gandalf. Erano i tempi della New Economy e un gruppo di imprenditori di Parma si lanciò nell'idea di fondare una compagnia aerea super-lusso che arrivò pure a sbarcare sul Nuovo Mercato. Non si è mai capito cosa Gandalf avesse di hi-tech o di innovativo. Ma i passeggeri li andavano a prendere a casa in limousine. Troppa grazia. Non funzionò. Nel 2004 chiuse i battenti, travolta da una bancarotta.

L'Airone vola rasoterra
Finì assorbita dentro Alitalia anche la più grande compagnia privata italiana che a metà anni Duemila, in pieno boom, se la giocava proprio con la compagnia di bandiera: AirOne di Carlo Toto. L'operazione fu orchestrata da Corrado Passera, all'epoca numero uno di Banca Intesa, principale banca finanziatrice di AirOne prima di seguire le sue ambizioni politiche. Fu presentata come una sorta di super matrimonio, ma col senno di poi era più un salvataggio di AirOne. Che però portava in dote una flotta nuovissima di Airbus che andarono a ringiovanire la flotta della Magliana. Quanto a Toto, il figlio Riccardo si cimenterà con l'araba fenice Livingston, fallita e risorta più volte, l'ultima volta sotto l'egida dell'istrionico Massimo Ferrero, imprenditore cinematografico, anche lui reso celebre dal calcio, con la presidenza della Sampdoria. Ferrero ha avuto una condanna per il crack della Livingston.

Le compagnie minori
È stata infine un strage tra le compagnie minori, dove l'elenco di fallimenti è lunghissimo e spazia dalle Alpi alla Sicilia. Scomparsa la Air Valleè, piccolissima compagnia nata ad Aosta nel 1987, che nel frattempo aveva traslocato la sede più volte, a Rimini e infine a Parma. Non esiste più Air Italy, anch'essa fondata da un altro ex comandante, Giuseppe Gentile uscito da Air Europe, e finita anch'essa, come Eurofly, dentro Meridiana. Ma Gentile, soprannominato il Cavaliere Nero quando era in AirEurope, ha promesso di solcare ancora i cieli, con un'altra compagnia tutta italiana, ma del progetto per ora non si hanno notizie. Dal Nord al Sud, l'Italia è unita dagli insuccessi aerei. Nel Meridione, però, ci aggiungono sempre un po' di melodramma: Windjet, decollata a Catania nel 2003 su idea dell'imprenditore Antonino Pulvirenti, salito alla cronache per essere stato anche il presidente del Catania Calcio, riservò una non proprio gradita sorpresa ai propri passeggeri il Ferragosto del 2012: li lasciò tutti a terra. Licenza revocata. Cinque anni dopo, lo scorso febbraio, è scattata pure la bancarotta fraudolenta. Rimangono a difendere un minimo di blasone di italianità, solo la Neos, compagna di Lupo Rattazzi, uno dei tanti eredi della dinastia degli Agnelli, e il curioso caso di Blue Panorama. Ma sono tutte compagnie charter. Da oggi l'Italia non ha più una compagnia di bandiera.
© RIPRODUZIONE RISERVATA

Riproduzione riservata ©

loading...

Brand connect

Loading...

Newsletter

Notizie e approfondimenti sugli avvenimenti politici, economici e finanziari.

Iscriviti