Il piano di salvataggio

Alitalia, ok del Cdm al pagamento degli stipendi di aprile. Braccio di ferro con la Ue

Contrasti con Bruxelles su marchio, spezzatino, slot di Linate. I commissari chiedono al governo anticipazioni sui ristori Covid. L’ipotesi dell’affitto

di Gianni Dragoni

Alitalia, Leogrande: in alcuni mesi perdita ricavi anche del 90%

I punti chiave

  • Alitalia al momento non ha i soldi per pagare gli stipendi a fine aprile
  • I commissari chiedono al governo di anticipare 17 milioni prima dle via libera Ue
  • Bruxelles non dà il via libera al piano industriale della Newco pubblica, Ita
  • Il piano prevede 47 aerei passeggeri, ci sarebbero fino a 7.500 esuberi
  • Per i commissari l’ipotesi di affittare il ramo «aviation» a Ita è «una buona soluzione»

4' di lettura

Via libera “politico” del Consiglio dei ministri al pagamento degli stipendi di aprile per i lavoratori di Alitalia. È quanto si apprende da fonti ministeriali. L' ok del Cdm, giunto su proposta del titolare del Mise Giancarlo Giorgetti, non è stato formalizzato nel comunicato del Consiglio dei ministri e neanche la cifra da versare ai lavoratori della compagnia di bandiera italiana viene specificata dalle fonti. La decisione arriva dopo la notizia che il vettore non avrebbe avuto risorse per pagare i propri dipendenti ad aprile. Intanto prosegue il braccio di ferro tra il governo e la Commissione Ue sulla nascita di Ita, la nuova compagnia pubblica che sarebbe dotata di finanziamenti pubblici fino a 3 miliardi di euro. «La mancanza dei ristori combinati al fatto che da novembre in poi l’unica cosa che è arrivata è la seconda ondata di Covid, portano a questa situazione di grossa difficoltà finanziaria dell’amministrazione straordinaria», ha detto alla Camera il commissario di Alitalia Giuseppe Leogrande, il quale ha sottolineato «il lento avvio di Ita».

Tre punti di contrasto con la Ue

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Sul piano industriale di Ita si susseguono gli incontri tra i tre ministri applicati al dossier, Giorgetti (Sviluppo economico), Franco (Economia) e Giovannini (Ifrastrutture), in contatto in videoconferenza con Bruxelles. Ma non c’è accordo, anche se l’intenzione è di chiudere il dossier rapidamente altrimenti Alitalia dovrà mettere gli aerei a terra. I punti di disaccordo sono tre. Il primo è il nome e il marchio, la Ue non vuole che la nuova compagnia adotti il nome di Alitalia, almeno per due anni, mentre il marchio dovrebbe essere messo all’asta («è a bilancio per 150 milioni di euro», ha detto Leogrande). Il secondo punto è lo spezzatino, la Ue non vuole che Ita abbia le attività di manutenzione ed handling.

Gli slot di Linate
Il terzo punto di contrasto sono gli slot di Linate. Secondo Bruxelles la nuova compagnia deve perdere metà degli slot attuali di Alitalia (che ha il 67% di tutti gli slot dello scalo milanese). Se questo avvenisse, gli slot, cioè le bande orarie di atterraggio e decollo, verrebbero riassegnati ad altre compagnie concorrenti, tra cui Ryanair, easyJet, Lufthansa, Volotea.

Ita vuole 47 aerei, 7.500 esuberi
È confermato il piano di Ita con soli 47 aerei passeggeri in partenza, meno di metà dell’attuale flotta di Alitalia (104 aerei). Secondo indiscrezioini ci sarebbero 7.500 potenziali esuberi sugli 11mila dipendenti attuali della compagnia, dei quali oltre 6.800 in cassa integrazione. Anche 100 piloti sono in cigs, a rotazione. L’ipotesi su cu ista lavorando il governo è una trattativa diretta tra i commissari e Ita per la cessione del ramo «aviation», cioè la sola attività di volo di Alitalia. I servizi aeroportuali (handling) e la manutenzione, come già detto, secondo la Ue dovrebebro essere venduti a terzi. Il governo chiede che Ita possa avere almeno una quota, da precisare l’entità, nei consorzi acquirenti di tali attività.

«Fare prestissimo»
«Occorre fare presto, anzi prestissimo per mettere in sicurezza l’azienda» e rendere operativa Ita, ha detto Daniele Santosuosso, uno dei nuovi commisari che Giorgetti ha affiancato a Leogrande, audito d alle commissioni Trasporti riunite di Camera e Senato insieme a Leogrande e al terzo commissario, il giuslavorista Gabriele Fava. «Stiamo gestendo sia pure in condizioni diciamo estreme e facendo il possibile e l’impossibile in modo da ottimizzare e riducendo i costi all’osso», ha detto Santosuosso. «È essenziale risolvere non presto ma ad horas il tema dei rapporti con Ita», ha sottolineato.

A rischio gli stipendi di aprile
A una domanda specifica dei parlamentari i commissari non hanno assicurato il pagamento degli stipendi di fine aprile né i tempi. Santosuosso ha girato la risposta a Fava, il quale ha detto: «Ci muoveremo nella massima tutela dei lavoratori, coerentemente alla dotazione finanziaria prospettica, anche in relazione alla richiamata norma di anticipazione dei sostegni». L’idea è quella di chiedere al governo di anticipare i fondi stanziati l’anno scorso per i ristori Covid, di cui sono stati erogati 297 milioni, autorizzati dalla Commissione Ue, su un totale di 350 milioni stanziati.

Chiesto l’anticipo dei ristori Covid
Secondo i commissari la compagnia ha diritto a ricevere ristori anche per il calo di traffico del 2021, ma i tempi per avere l’autorizzazione della Ue sarebbero più lunghi rispetto alle necessità di cassa di Alitalia, che sono immediate. Per questo viene chiesta al governo un’anticipazione, la somma richiesta sarebbe di 17 milioni per consentire il pagamento degli stipendi di aprile. Finora il governo non ha dato anticipazioni, ma ha atteso l’autorizzazione della Ue, che ha tagliato i fondi autorizzati rispetto a quelli richiesti.

L’ipotesi dell’affitto
Guadagna terreno probabile l’ipotesi dell’affitto del ramo d’azienda «aviation» da Alitalia a Ita, soprattutto se si prolungherà la trattativa con la Ue sul piano industriale di Ita, hanno detto Leogrande e Santosuosso. «L’affitto è una delle ipotesi che rappresenta una buona soluzione per mettere in sicurezza l’azienda nel periodo interinale. E non solo interinale se non si dovesse dovesse raggiungere un accordo», ha detto Santosuosso.

Una voce critica sul piano
Una voce critica al piano di Ita è venuta da Franco Zorzo di Navaid. «L’affitto della flotta non sarebbe possibile, come si legge sui giornali, mentre il livello minimo dovrà essere di almeno 100-120 aerei, oppure la nuova compagnia non starebbe in piedi». Lo ha detto Zorzo di Navaid (Associazione nazionale del personale navigante del Trasporto Aereo), in audizione alla Camera.

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