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Alitalia e il gioco del Monopoli: si torna alla casella del «via»

di Giancarlo Mazzuca

2' di lettura

L'Alitalia ha ballato una sola estate. Dopo una gestazione di oltre un anno, Luigi Di Maio, poco prima della fine del Conte-uno, aveva partorito il nuovo scenario dell'ex compagnia di bandiera tricolore. Un grande asset che prevedeva, oltre allo Stato, l'ingresso delle Ferrovie, di Atlantia e di Air Delta. C'era voluto tanto tempo ma era stato dipinto, così si diceva, un radioso futuro per i nostri aerei di linea.

Per la verità, c'erano stati subito dubbi sull'operazione: sembrava un non senso il fatto che il governo facesse a botte con Atlantia, per via della gestione della rete autostradale dopo il disastro del Ponte Morandi di Genova, e poi se la prendesse come socio in Alitalia. Ed è successo proprio quello che tutti prevedevano: i Benetton hanno ora precisato – e non poteva essere diversamente - che sono pronti a mettere i soldi nell'impresa ma, in cambio, chiedono il rinnovo della concessione per Autostrade.

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Ancora peggio sta andando con Delta che, da subito, ha fatto intendere di non voler modificare troppo le proprie strategie internazionali. Per non parlare dello Stato, che continua ad immettere quattrini pubblici nella voragine, ma soprattutto delle Ferrovie che si sono messe nella nuova avventura come se non bastassero tutti i problemi che già hanno. In compenso abbiamo detto “no” ai sudamericani di Avianca che erano prontissimi a diventare soci. Così va il mondo.

E adesso siamo nuovamente da capo. A questo punto, Di Maio, passato agli Esteri con il Conte-bis, potrà lavarsene le mani, ma il governo no. Anche perché, nel frattempo, sono arrivate altre offerte: si è fatta avanti la tedesca Lufthansa che sarebbe interessata solo alla parte relativa ai voli e metterebbe, così, sul tavolo 500 milioni con una previsione di 6mila esuberi.

È un'offerta, ma solo per alcuni “asset”, è arrivata pure da EasyJet. Così la “telenovela” continua: una lunga odissea cominciata, addirittura, con il governo Berlusconi, che disse no ad Air France al grido di “non passa lo straniero!”. Un esempio: prima di Di Maio, era stato l'allora ministro Calenda a dirci che eravamo, ormai, in dirittura d'arrivo. La verità è che anche con lui (nomen, omen …) tutto era stato rinviato alle calende greche.

La vicenda Alitalia è, insomma, diventata una specie di gioco del Monopoli: dopo oltre dieci anni di polemiche, proclami, roboanti annunci e repentine marce indietro, siamo tornati al punto di partenza. E, morale della favola, verrà chiesto altro tempo per trovare una soluzione: anno più, anno meno...

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