salvataggio

Alitalia, è legge il decreto che assegna i 400 milioni

Il Senato ha approvato il testo già varato dalla Camera. Il commissario deve fare un piano per ridurre le perdite. L’ipotesi Newco pubblica

di Gianni Dragoni

Alitalia: cigs ridotta, tre mesi per 1.020 dipendenti

Il Senato ha approvato il testo già varato dalla Camera. Il commissario deve fare un piano per ridurre le perdite. L’ipotesi Newco pubblica


5' di lettura

È legge il decreto salva-Alitalia. Il decreto ha ottenuto l’approvazione definitiva dell’assemblea del Senato. Con questo provvedimento il governo ha assegnato altri 400 milioni di euro di soldi pubblici alla compagnia commissariata 33 mesi fa. I soldi sono già stati versati dal ministero dell’Economia nelle casse della compagnia prima di Natale.

Dal commissariamento già versati 1,5 miliardi
Con questa erogazione sale a circa 1,5 miliardi il totale dei soldi versati dallo Stato ad Alitalia da quando è stata commissariata : 900 milioni sono stati iniettati dal governo Gentiloni, più 145 milioni di interessi maturati fino al 31 maggio, che non sono stati rimborsati. Sul nuovo finanziamento è previsto un tasso d’interesse di quasi il 10%, perché anche questo formalmente è un «prestito». Ma di fatto Alitalia non ha rimborsato né il prestito precedente, né appare in grado di restituire i soldi ricevuti un mese fa. Il costo totale di Alitalia per lo Stato e per la collettività sale a 9,2 miliardi in 45 anni.

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Il 2019 in rosso per 600 milioni
La compagnia nel 2019 ha perso circa 600 milioni di euro, 100 milioni in più dell’anno precedente, anche se c’è scarsa trasparenza sull’andamento economico-finanziario della società. Un bilancio non è mai stato presentato dai commissari che finora si sono avvicendati, a partire dal 2 maggio 2017. Il nuovo «prestito» dovrebbe essere restituito «entro sei mesi dall’erogazione», cioè prima della fine di giugno, secondo un emendamento inserito dalla Camera e confermato dal Senato.

Il commissario deve fare efficienza
Il nuovo commissario, Giuseppe Leogrande, deve presentare un piano per la riduzione dei costi e di modifica della procedura di amministrazione straordinaria. Il decreto dice che «il programma della procedura (...) è integrato con un piano avente ad oggetto le iniziative e gli interventi di riorganizzazione ed efifcientamento della struttura e delle attività aziendali».

Il nuovo d.g. Zeni
Leogrande, che è un avvocato esperto di procedure fallimentari, ha scelto per questo compito un manager proveniente da Blue Panorama, Giancarlo Zeni. I due hanno già lavorato insieme a Blue Panorama quando era commissariata. Adesso Zeni è direttore generale del gruppo Alitalia, con un contratto a tempo determinato di un anno.

Nuovi dirigenti
Come prima mossa Zeni ha nominato due dirigenti chiamandoli dall’esterno. Marco Comani proviene dalla ultralow cost Volotea (contestata dai sindacati per i salari più bassi d’Europa dei naviganti), con un passato in Alitalia ed Air One insieme a Zeni. Comani è il nuovo responsabile «strategy, network & revenue management», dovrà ridisegnare l’orario e la rete di Alitalia. Il secondo è Enrico Foresti, un ex Blue Panorama, ex Alitalia e ex Air One, che faceva il consulente. Foresti è un esperto di informatica nel trasporto aereo, deve rafforzare il sistema informatico di Alitalia. Per ora tutti gli altri sono stati confermati. Ma potrebbero esserci ulteriori cambiamenti.

Il rebus degli esuberi
Leogrande e Zeni devono ancora indicare come intendono incidere per ridurre i costi. I sindacati temono ulteriori tagli e respingono questa ricetta. Ci sono 1.020 dipendenti in cassa integrazione, sugli 11.500 totali. La cigs scade il 23 marzo, Leogrande ha già detto ai sindacati che bisogna prolungarla per un tempo indefinito, non ha precisato quale sarà il numero dei dipendenti che vuole mettere in cigs.

Le contestazioni del fisco a 3.000 lavoratori
Intanto il fisco ha mandato delle cartelle a circa 3.000 piloti e assistenti di volo reclamando il pagamento di imposte su voci variabili della busta paga del 2014 che erano state tassate solo per il 50% dell’importo, in applicazione di accordi sindacali firmati nel 2008 a Palazzo Chigi quando la vecchia Alitalia pubblica fu ceduta alla Cai dei Capitani coraggiosi. Si prevede che verranno contestati anche gli anni successivi al 2014, perché la situazione non è cambiata. Questo potrebbe essere un guaio in più per Leogrande e per le casse di Alitalia. Secondo i lavoratori e i sindacati, l’onere _ che va da 2.000 a 6.000 euro all’anno _ non dovrà ricadere sui lavoratori.

Il termine del 31 maggio
Secondo il decreto entro il 31 maggio «l’organo commissariale (...) espletare (...) le procedure necessarie per pervenire al trasferimento dei complessi aziendali». Dalle audizioni in Parlamento del ministro Stefano Patuanelli e di Leogrande si è capito che entro il 31 maggio non ci sarà la cessione delle attività di Alitalia. In sostanza perché oggi non ci sono compratori.

La Newco Alitalia pubblica
Leogrande punta a far uscire la società dall’amministrazione straordinaria entro il 31 maggio. Se non ci sarà la vendita l’intenzione è di creare una nuova società, una Newco. La Newco potrebbe essere partecipata dalla compagnia commissariata oppure avere direttamente come socio lo Stato.

Le mosse di Delta e Lufthansa
Nel governo, soprattutto tra i Cinque stelle, è emersa una preferenza per Lufthansa come partner. Il gruppo tedesco però al momento è disponibile solo a un accordo commerciale , non a entrare nel capitale di Alitalia.L’ipotesi Lufthansa piacerebbe anche al ministro dei Trasporti, Paola De Micheli, del Pd. Per ora solo Delta si è dichiarata disponibile a investire 100 milioni per acquisire il 10% di Alitalia, ma dovrebbe entrare in un consorzio con altri soci.

Il ruolo di Ferrovie dello Stato
Delta vedrebbe bene di nuovo la partecipazione del le Ferrovie dello Stato, con cui ha lavorato fino a novembre per fare un’offerta. Ma con il venire meno dell’offerta precedente, abortita per il ritiro di Atlantia (che voleva la garanzia dal governo di mantenere la concessione autostradale e puntava comunque su Lufthansa al posto di Delta), le Fs sono fuori dall’operazione, ha puntualizzato l’a.d., Gianfranco Battisti. Leogrande ha incontrato Battisti il 16 gennaio, per un confronto sul lavoro fatto da Fs e sul precedente piano industriale di Fs e Delta. Per ora le Fs sono fuori. Solo se il governo le spingesse ad entrare _ come avvenuto con il primo governo Conte _ Battisti potrebbe riprendere in mano il dossier. In alternativa,

Alitalia rimpicciolisce
Intanto Alitalia rimpicciolisce. Nel 2019 ha trasportato 198.581 passeggeri in meno dell’anno precedente (-0,92%), per un totale di 21,293 milioni. Ha perso quote di mercato, perché negli aeroporti italiani i passeggeri sono aumentati del 4% a 193,1 milioni, secondo i dati Assaeroporti. La flotta l’anno scorso è diminuita di 5 Airbus 321 a 113 aerei totali. E quest’anno diminuirà di nuovo per la scadenza dei contratti di leasing. Nel primo trimestre scade il leasing di un A321, poi toccherà a due aerei di lungo raggio, Airbus 330, potrebbero uscire entro fine aprile. A quel punto Alitalia avrebbe 110 aerei, di cui solo 24 per il lungo raggio. Ogni aereo in meno significa meno voli. meno ricavi e meno personale.

Per approfondire

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Alitalia, aumentano le perdite: in 9 mesi margini a -114 milioni

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