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Alitalia a fine corsa: accordo Ue o aerei a terra per fine mese

Stipendi versati al 50%, restano solo i 24,7 milioni autorizzati da Bruxelles. Negoziato a oltranza, dal governo no a forzature o nuove iniezioni di risorse

di Gianni Dragoni

Alitalia, manifestazione davanti al Mise su incertezza stipendi

3' di lettura

Alitalia ha solo un mese di vita. A fine aprile, se non sarà risolto il braccio di ferro con la Commissione europea sulla nascita di una nuova mini-compagnia pubblica, l’Alitalia commissariata potrebbe mettere a terra gli aerei. Come accadde a Swissair con il «grounding» del 2 ottobre 2001. Da cui nacque Swiss, poi comprata da Lufthansa e rilanciata.

Lo stallo con l’Unione europea

Negli ambienti del governo che seguono il dossier c’è la consapevolezza del rischio di un fine corsa imminente, dopo l’irrigidimento della commissaria Ue alla Concorrenza, Margrethe Vestager. Il dialogo aperto dai ministri Giancarlo Giorgetti, Daniele Franco ed Enrico Giovannini non ha portato a un accordo non eccessivamente penalizzante sul piano industriale di Ita, la Newco che, secondo il governo, potrebbe essere dotata di tre miliardi di euro. Ita ad ora è solo una società di carta, con 39 dipendenti, nove consiglieri di amministrazione (scelti con il manuale Cencelli dal precedente governo) e molti consulenti.

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Soldi in cassa terminati

Alitalia ha finito i soldi. Può contare solo sull’erogazione dei residui 24,7 milioni di indennizzi per i danni Covid del 2020, è l’ultima tranche autorizzata da Bruxelles, non ancora nella disponibilità dei commissari. L’1 aprile i dipendenti hanno ricevuto il 50% degli stipendi di marzo, in ritardo di sei giorni.
Secondo dati visionati dal Sole 24 Ore, ci sono assistenti di volo che hanno ricevuto chi solo 9 (nove) euro, chi 72 o 75,50 euro. I più fortunati hanno ricevuto «poche centinaia di euro», denunciano i sindacati confederali e l’Anpav. Sulla busta paga dei naviganti incide molto la quota variabile, legata alle ore di volo. Da quando c’è la pandemia le ore di volo sono crollate.

Nelle cifre dell’acconto mancano l’anticipo della Cigs base che da marzo viene versata dall’Inps (fino a circa mille euro al mese) e l’integrazione all’80% degli stipendi effettivi pre-Covid, anch’essa versata dall’Inps. Il costo degli stipendi di un mese era di 18 milioni fino a febbraio. Con il passaggio all’Inps dell’erogazione della cigs base, l’onere degli stipendi per la compagnia si riduce a 12 milioni. Alitalia però non aveva questa somma per saldare le buste paga di marzo. Quando riceverà i 24,7 milioni di indennizzi dovrà pagare anche le spese necessarie per far volare gli aerei: il carburante, gli aeroporti con i quali c’è un debito scaduto non pagato importante («alcune decine di milioni per Aeroporti di Roma», ha detto l’ad Marco Troncone), le tasse di navigazione.

A causa dell’incertezza Alitalia non può neppure far conto sugli anticipi dei clienti che comprano biglietti per volare nei prossimi mesi. Secondo il Mise, «il mandato del governo è negoziare con l’Ue un piano per la Newco Ita in grado di mantenersi da sola. Il piano deve essere ulteriormente affinato per raggiungere l’obiettivo». Dunque Ita dovrà di nuovo modificare il piano che prevede una mini-compagnia con solo 45 aerei (solo 4 per il lungo raggio) e meno di 4mila dipendenti, senza attività di manutenzione e handling. Il contrasto maggiore con la Ue è sulla pretesa di Bruxelles di dimezzare gli slot che Alitalia ha a Linate, per darli alla concorrenza. Hanno già annunciato nuovi voli da Linate easyJet e la ultra low cost spagnola Volotea.

Le prossime mosse del Governo

Il governo intende riaprire rapidamente un confronto con la Ue con il nuovo piano. C’è anche un «piano B», il passaggio in affitto del lotto «aviation» di Alitalia a Ita. Ma anche per questo bisogna ottenere il disco verde di Vestager. Il governo esclude iniziative unilaterali ed esclude nuovi finanziamenti pubblici. Senza una schiarita, a fine mese dovrebbe arrivare anche la sentenza della Ue di condanna di Alitalia a restituire 1,3 miliardi di aiuti di Stato ricevuti dopo il commissariamento. Sarebbe la mazzata definitiva.

Conti in rosso

Secondo i dati che la compagnia ha predisposto per l’Enac e il Mise, l’anno scorso i ricavi si sono ridotti dai 3.141 milioni del 2019 a 829 milioni. Tenendo conto dei 272 milioni di indennizzi Covid già incassati, Alitalia “arrotonda” i ricavi a 1.101 milioni. Su questa base, ha spiegato il d.g. Giancarlo Zeni, nel 2020 ci sarebbe una perdita operativa di -464 milioni, il peggioramento rispetto al 2019 sarebbe di -20 milioni. Se si escludono gli indennizzi Covid però la perdita operativa peggiorebbe a -715 milioni. La perdita netta calcolata da Alitalia è -484 milioni (ma salirebbe a -756 milioni senza ristori Covid), rispetto ai -619 milioni del 2019. Le grandi compagnie europee hanno chiuso i bilanci 2020 con perdite che vanno dai -6,7 miliardi del gruppo Lufthansa ai -6,9 miliardi di Iag ai -7,08 miliardi di Air France-Klm. Ma fino al 2019 tutte le altre facevano profitti, mentre Alitalia era già in profonda crisi.

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  • Gianni DragoniCaporedattore, inviato

    Luogo: Roma

    Lingue parlate: italiano, inglese, francese

    Argomenti: economia, finanza, industria aerospazio, difesa, industria ferroviaria, trasporto aereo, grandi aziende pubbliche, privatizzazioni, bilanci società di calcio, stipendi manager, governance società quotate, conflitti d'interesse

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