I voli cessano il 14 ottobre

Alitalia, la gara per il marchio: regole, pretendenti e possibili trabocchetti

Le offerte vincolanti vanno presentate entro lunedì 4 ottobre. Prezzo base 290 milioni. Poi seconda tornata con ribassi

di Gianni Dragoni

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4' di lettura

Le offerte vincolanti devono arrivare entro lunedì 4 ottobre alle ore 14. Chi vuole comprare il marchio Alitalia ha ancora poche ore per farsi avanti. La compagnia in amministrazione straordinaria dal 2 maggio 2017 cesserà i voli il prossimo 14 ottobre. Il giorno successivo decollerà Ita, la nuova società interamente del ministero dell’Economia, con metà della flotta, 52 aerei, e solo 2.800 dipendenti rispetto ai 10.500 di Alitalia. I commissari hanno un programma per mettere in vendita tutte le attività, tranne il «lotto aviation» che sarà trasferito a Ita, sulla base di una trattativa diretta che si è conclusa, anche se la vendita non è ancora perfezionata.

Prezzo base 290 milioni

Il primo “asset” messo in vendita è il marchio. La Commissione Ue ha preteso una discontinuità economica tra Alitalia e Ita, anche se in realtà Ita è un pezzo di Alitalia. Tra i criteri per la discontinuità c’è la vendita separata del marchio. Ita è interessata ad aggiudicarselo per ripristinare il nome Alitalia e il sito per la vendita dei biglietti. Oggi diversi lamentano che non sia facile trovare il sito della nuova società (è www.itaspa.com). Il prezzo a base di gara fissato dai commissari è 290 milioni di euro, oltre Iva e tasse. Pertanto in questa prima tornata solo chi faccia un’offerta pari ad almeno questa somma può comprarlo. L’offerta va accompagnata da un caparra di 40 milioni.

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Per Altavilla valutazione «irrealistica»

Il presidente di Ita, Alfredo Altavilla, ha detto che questa valutazione è «irrealistica». La nuova società non intende svenarsi per il marchio, sta anche comprando nuovi aerei Airbus, ne sono previsti 56 entro il 2025 secondo i due accordi firmati da Ita il 30 settembre con Airbus e una società di leasing.

Chi può partecipare

Secondo il bando pubblicato dai commissari possono comprare il marchio solo imprese, di qualsiasi nazionalità, «titolari di licenze di esercizio di trasporto aereo o di certificazioni di operatore aereo», il Coa. Inoltre i pretendenti devono essere in possesso di un patrimonio netto, alla data di presentazione della richiesta di ammissione alla gara, “non inferiore a 200 milioni di euro”.

Le contraddizioni di Ryanair

A chi interessa il marchio? Ryanair aveva detto in luglio di essere interessata, quindi a metà settembre l’a.d., Michael O’Leary, ha fatto retromarcia. Ma il manager irlandese è imprevedibile ed è abile a rimescolare le carte. All’interno di Ita c’è chi pensa che Ryanair potrebbe essere interessata a comprarlo per poi rivenderlo a un prezzo più alto a Ita o affittarglielo.

easyJet e Air France-Klm non lo vogliono

L’a.d. di easyJet, Johan Lundgren, ha detto che il marchio non gli interessa. Neppure Air France-Klm, secondo l’a.d. Ben Smith, è interessata al marchio, che giudica comunque «un «brand» fantastico, uno dei più famosi tra le compagnie europee». Comprarlo dai commissari? «Non ha senso per noi», ha risposto sorridendo Smith al Sole 24 Ore.

La seconda tornata con ribassi

In tutte queste dichiarazioni ci può essere anche tattica. Nessuno scopre tutte le carte. È da ritenere probabile però che nella prima fase della procedura non ci saranno offerte. Cosa succederebbe in questo caso? Il bando dice che in tal caso i commissari «esperiranno la seconda fase di aggiudicazione con la richiesta a tutti i soggetti ammessi di presentare offerte vincolanti anche in riduzione rispetto al prezzo offerto». Se in entrambe le fasi ci fossero più offerte, si andrebbe ai rilanci, partendo dalla migliore offerta, per un importo «non inferiore a 10 milioni di euro».

Non c’è massima trasparenza

Probabile dunque che si vada alla fase dei ribassi. Ma di quale entità? Su questo il bando dei commissari non dice nulla, non lo spiega. È probabile che questo venga comunicato una volta andata deserta la prima tornata. Possiamo dire che su questo, dai documenti accessibili a tutti, al momento non c’è la massima trasparenza.

Le insidie

Nella fase dei ribassi si entra in un terreno insidioso. Ita, che stando a quanto trapelato non farà un’offerta di 290 milioni, dovrà fare attenzione che non le venga sfilato il marchio con offerte al ribasso. Altavilla ha detto ai suoi di esaminare anche un piano alternativo all’acquisto del «brand», per avere un altro nome diverso da Alitalia. Il prezzo a base di gara è quasi il doppio del valore contabile, il marchio è a libro per circa 150 milioni, come ha detto il 20 aprile scorso alla Camera uno dei commissari, Giuseppe Leogrande.

Terza fase, discrezionalità dei commissari

Se anche la seconda fase dovesse concludersi senza offerte adeguate si cambierebbe procedura. «I commissari straordinari procederanno quindi alla cessione del brand senza vincoli procedurali nei confronti dell'operatore economico da essi individuato», dice il bando. Per il terzo giro ci sarebbe quindi discrezionalità dei commissari.

I trabocchetti

Con quali criteri verrebbe individuato «l’operatore economico» per la trattativa finale? il bando non dice nulla. Anche questo passaggio è carente. Si potrebbe ipotizzare che i commissari tratterebbero con chi abbia presentato l’offerta più alta, benché inferiore alla richiesta, dando delle garanzie. Ma questo non c’è scritto nel documento di «invito» alla gara. In astratto, si potrebbe anche immaginare che più il prezzo del marchio è tenuto alto nelle prime due tornate e più è probabile che la gara vada deserta.

Ita candidato papabile per la trattativa diretta

A quel punto sarebbe probabilmente più agevole per i commissari avviare una trattativa diretta con Ita, apparsa finora come il pretendente naturale e più interessato al marchio. Resta da stabilire il prezzo che stia bene a entrambi. Giudicando dall’esterno, si può ipotizzare che un prezzo in linea con il valore contabile, 150 milioni, sia il più realistico per chiudere la cessione. Sempre che stia bene ad Altavilla. Alla fine, si potrebbe scoprire che l’aver fissato un prezzo di partenza molto alto sia un criterio che favorisce Ita, anziché penalizzarla. Per l'aggiudicazione non si prevedono tempi brevi. Il bando dice infatti: «Il brand sarà reso disponibile all’aggiudicatario entro il 31 dicembre 2021».

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