Il salvataggio

Alitalia-Ita, dopo l’accordo con l’Europa lo scoglio dei sindacati

Quasi tutte le sigle protestano per i tagli e lo spezzatino, tranne i naviganti. Per i confederali il piano è «inaccettabile»

di Gianni Dragoni

(ANSA)

4' di lettura

Adesso c’è lo scoglio dei sindacati. La navigazione di Ita, la cosiddetta «nuova Alitalia», si fa di nuovo difficile dopo l’annuncio del governo di un accordo con la Commissione Ue sul piano industriale e gli aiuti di Stato. «Il piano è inaccettabile», è la reazione dei sindacati confederali, che contestano lo spezzatino e gli esuberi.

Il decollo con circa 2.800 addetti, nel 2025 5.550 dipendenti

Ita prevede di cominciare a volare il 15 ottobre con circa 2.800 addetti (2.750-2.950 ha detto la società) per il lotto «aviation», meno di un terzo dei 10.106 dipendenti attuali di Alitalia. Secondo le «linee» del piano industriale approvato dal cda il 15 luglio, Ita prevede di aumentare l’occupazione a 5.550-5.700 persone a fine piano, nel 2025. Restano a parte i lavoratori delle attività di handling e della manutenzione.

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Le gare per vendere handling e manutenzione

In base agli accordi con la Ue verranno vendute con procedure separate, e gare aperte, trasparenti e non discriminatorie. Ita può partecipare come socio di maggioranza alla cordata che parteciperà alla gara per l’handling, mentre per la manutenzione potrà essere solo socio di minoranza di un consorzio. Per l’acquisto della manutenzione è in pole position la Atitech di Napoli. Ita ha detto che se acquisisse queste attività, rispettando i paletti fissati dalla Ue, «è previsto a conclusione del piano (2025) l’impiego di fino a 2.650-2.700 risorse per la parte “Ground handling” e di 1.100-1.250 risorse nell’area manutenzione».

Le ipotesi per il 2025

Facendo la somma di tutti questi pezzi, se si avverassero le previsioni di Ita, nel 2025 tra il lotto aviation e le altre attività ci sarebbe almeno 9.300 addetti. Ma non sarebbero tutti lavoratori attuali di Alitalia, perché Ita vuole anche assumere dall’esterno. Inoltre ci sarebbe un nuovo contratto di lavoro per le attività di volo, con stipendi più bassi e maggior produttività. E anche i soci delle società per l’handling e la manutenzione potrebbero richiedere contratti più leggeri.

Al decollo 7.350 lavoratori non verranno assunti da Ita

La realtà è che nell’immediato ci saranno circa 7.350 lavoratori dell’Alitalia commissariata che non verranno assunti da Ita. Il 3 giugno uno dei commissari, Gabriele Fava, alla Camera ha detto che «i dipendenti di Alitalia sono 10.106». Se Ita riuscirà ad assorbire dal 2022 altri lavoratori (la società non ha detto quanti sarebbero, ha parlato solo del 2025) lo scenario più probabile è che ci saranno comunque alcune migliaia di esuberi effettivi. Su Ita «aspettiamo che il governo convochi le organizzazioni sindacali. Abbiamo letto dai giornali questa ipotesi di intesa tra il governo e l’Ue. Se si confermano le anticipazioni ci sembra un’operazione molto debole», ha commentato il segretario generale della Cisl, Luigi Sbarra.

Per i confederali «il piano è inaccettabile»

«In attesa di conoscere precisamente il piano concordato e discuterlo, siamo nettamente contrari sia all’impostazione della trattativa che non ha visto fino ad oggi il coinvolgimento del sindacato, sia sotto l’aspetto del piano industriale». È la prima reazione dei confederali, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti, in una nota congiunta con Ugl. «Si prefigurerebbe il cosiddetto spezzatino aziendale con nessuna certezza per le attività a terra di handling e di manutenzioni che rimarranno in Ita. La nuova compagnia partirebbe con una miniflotta con solamente 52 aerei senza prospettive di sviluppo sul lungo raggio. È inaccettabile che su 10.500 lavoratori vengano assunti solamente 2750-2950 il primo anno. Anche il brand messo a bando di gara prefigurerebbe evidenti danni commerciali. Sostanzialmente è un piano debole anche in prospettiva ricavi fino al 2025. Sono errori gravissimi che rendono inaccettabile questa impostazione ma soprattutto rendono la nuova compagnia di bandiera un progetto molto debole».

Piloti e assistenti di volo esprimo soddisfazione

Più mite la posizione dei naviganti, piloti e assistenti di volo federati nella Fnta, con le sigle Anpac, Anpav, Anp e Assovolo. Fnta ha espresso «soddisfazione per l’approvazione da parte del cda di Ita delle nuove linee guida di piano secondo quanto concordato tra governo e Ue. Le scelte del cda (...) sono coerenti con la necessità di assicurare pragmaticamente la partenza operativa di Ita nei tempi minimi previsti dalla normativa e tracciano un chiaro percorso di sviluppo e consolidamento industrialmente credibile e concreto. La Fnta ritiene che, per rendere operativo il ramo ‘aviation’ composto essenzialmente da piloti ed assistenti di volo, vada avviato in tempi brevissimi un confronto costruttivo con le sigle rappresentative del personale navigante per la definizione del nuovo contratto collettivo di lavoro e per la disamina e la definizione di tutti gli strumenti utili a massimizzare le assunzioni».

La nota di Cub e Usb

«Ita è nata: un investimento pubblico che produce migliaia di licenziamenti e tagli inaccettabili: dai dati forniti dalla stessa Ita nel suo comunicato stampa, la nuova compagnia nasce solo con una parte del ramo aviation, societarizzerà l’handling, esternalizzerà le manutenzioni e dimezzerà la flotta rispetto all’attuale, perdendo il 57% degli slot di Fiumicino e il 15% degli slot di Linate. Inoltre, sarà costretta a ricomprare il proprio logo e a dare l’addio al proprio prezioso programma loyalty». Questa è la reazione dei sindacati Cub e Usb. La loro reazione è la più dura. Preannunciano per martedì 20 luglio alle 10 un’assemblea e un presidio a piazza San Silvestro, a Roma. «Purtroppo, tutto quanto secondo le previsioni: un piano industriale inaccettabile per un progetto fallimentare e sbagliato fin dal suo avvio, frutto di una sostanziale resa in sede europea e della incapacità della politica italiana di progettare lo sviluppo industriale adeguato di una vera compagnia di bandiera al servizio delle esigenze del nostro paese».

Giovannini vede rosa

Il ministro Enrico Giovannini, responsabile di Infrastrutture e trasporti con la nuova sigla Mims, è a favore del piano di Ita e dell’accordo trovato con la Ue. «C’è una transizione da gestire anche per alcune persone che potranno trovare lavoro nei servizi a terra, magari sotto una compagnia con un altro nome. Poi c’è il tema degli ammortizzatori sociali: il ministro Orlando sta lavorando da tempo proprio per preparare, in discussione con le parti sociali, delle soluzioni per chi rischierà di non essere subito nella nuova compagnia».

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