La vertenza sulla compagnia

Alitalia-Ita, nuova rottura della trattativa sul contratto e sulla Cigs proroga solo di un anno

L’azienda guidata da Altavilla intende fare le 2.800 assunzioni con un regolamento aziendale, senza un contratto collettivo. Ci sono oltre 7mila potenziali esuberi

di Gianni Dragoni

articolo aggiornato il 21 settembre alle ore 8.00

Alitalia, Viglietti (Uil): "Dal 22 settembre 10.500 persone senza sostegno al reddito"

4' di lettura

La cassa integrazione per i dipendenti di Alitalia resta di un anno. Il governo non ha dato alcuna assicurazione alle richieste dei sindacati di estendere la protezione per chi non entrerà nella nuova compagnia, Ita, fino al 2025. E c’è una nuova rottura nella trattativa tra Ita e i sindacati sul contratto di lavoro per i 2.800 lavoratori che Ita deve assumere per dare il via all’attività. I sindacati confermano lo sciopero del trasporto aereo di venerdì 24 settembre. L’obiettivo di Ita, guidata dal presidente Alfredo Altavilla, resta il decollo dei primi voli il 15 ottobre.

L’incontro all’Eur

Si e’ conclusa nella notte tra il 20 e il 21 settembre l’occupazione simbolica, da parte dei sindacati, del tavolo della trattativa con Ita. I sindacalisti sono usciti intorno alla mezzanotte, dopo quasi sei ore, dalla sede della società all’Eur, dopo che nel pomeriggio, al termine dell’incontro concluso con la rottura sul contratto, avevano deciso di non abbandonare il tavolo. La protesta continua comunque il 21 settembre con un presidio a piazza San Silvestro, nel centro della capitale. Poi sono previste la convocazione da parte delle commissioni parlamentari (dopo che avranno audito vertici Ita) e le assemblee a Fiumicino dalle 15 alle 24

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L’incontro tra Ita e i sindacati nella sede (provvisoria) della compagnia all’Eur era cominciato alle 16, dopo poco più di un’ora, secondo fonti sindacali, c’è stata la rottura, mentre era ancora in corso l’incontro. L’azienda ha espresso ai sindacati l’intenzione di andare avanti in maniera unilaterale con un «regolamento aziendale», senza un contratto collettivo condiviso con i rappresentanti dei lavoratori. Secondo i sindacati le proposte contrattuali di Ita prevedono un taglio medio di circa il 38% degli stipendi rispetto ad Alitalia e colpiscono soprattutto i naviganti, che hanno stipendi più alti rispetto ai dipendenti di terra (eccetto i dirigenti).

Sciopero venerdì 24 settembre

Confermato venerdì 24 settembre lo sciopero del settore aereo. Lo ha annunciato la Fit Cisl. «Sin da quando è iniziata la vertenza Alitalia-Ita abbiamo subito detto che il tema occupazionale era imprescindibile», ha commentato Monica Mascia, segretario nazionale Fit-Cisl, spiegando: «Il fatto che Ita sia una nuova azienda e che nasca ex novo non può costituire un alibi per non riconoscere i diritti delle lavoratrici e dei lavoratori che fino ad oggi sono stati gli unici a pagare il prezzo delle strategie e delle politiche commerciali fallimentari».

Sulla cigs vertice con ministero del Lavoro e Alitalia

Per i lavoratori non sono positive neppure le notizie dell’incontro al ministero del Lavoro, avvenuto in mattinata, sulla procedura di cigs di Alitalia, con dirigenti del ministero e i commissari della compagnia. Il ministro Andrea Orlando non si è fatto vedere. I commissari hanno già chiesto a luglio il prolungamento della cigs, che scade il 22 settembre, per altri 12 mesi. I sindacati invece hanno chiesto nelle scorse settimane al governo che la cigs per gli esuberi e per chi non troverà lavoro in Ita (Alitalia ha oltre 10mila dipendenti) sia prolungata per tutta la durata del piano industriale della nuova società, cioè fino alla fine del 2025. Gli esuberi potenziali sono circa 7.500-7.700. Il governo non ha dato alcuna risposta, ma da quanto trapela ci sarebbero ostacoli a prevedere una cigs per più di un anno alla volta senza una nuova norma di legge. Quindi per ora la possibilità di proroga resta ferma a un anno, salvo ulteriori comunicazioni.

La decisione della Ue

I sindacati hanno chiesto ai commissari di Alitalia se l’azienda sia in fase liquidatoria, condizione che, a loro avviso, porterebbe obbligatoriamente al rispetto dei dettami normativi che implicano l’applicazione dell’art 2112 del codice civile, cioè non una vendita a pezzi di singoli «beni e servizi», come ha previsto un decreto del governo per aggirare l’art. 2112, ma la vendita di ramo d’azienda con il relativo personale. I commissari, secondo i sindacati, hanno affermato che non sono ancora in possesso della decisione di Bruxelles in merito ad Ita, annunciata il 10 settembre, e quindi non sono ancora stati in grado di modificare il programma commissariale.

Handling e manutenzione, i bandi di vendita a metà ottobre

«Sono stati manifestati notevoli e numerosi dubbi sullo stato, le modalità e le tempistiche di cessione degli altri asset, oltre il ramo Aviation. Il Commissario Straordinario Giuseppe Leogrande ha reso noto che l’iter di vendita dell’handling e della manutenzione sono ancora in corso e si prevede di addivenire ad una prossima definizione entro metà ottobre».

La posizione della Cgil

«Dal governo ci aspettiamo una soluzione sugli ammortizzatori sociali ed il blocco delle assunzioni unilaterali da parte di Ita fino a quando non ci sarà certezza sul piano industriale, sull’assorbimento dei lavoratori e sulla cassa integrazione per tutti coloro che inizialmente dovessero essere assunti», ha detto Fabrizio Cuscito (Filt-Cgil).

Piloti e assistenti di volo

La federazione delle sigle sindacali dei naviganti, Fnta, ha detto che «tutte le parti sociali hanno considerato non sufficiente la durata proposta (1 anno), convinte della necessità in tempi immediati di una norma che consenta di legare la durata dell’ammortizzatore alla durata del piano di Ita, come peraltro si desume dalle norme emesse per consentire il decollo della compagnia». Una nota di Fnta riferisce che, «nonostante sia fissata per domani la conclusione del periodo di consultazione sindacale per addivenire a un accordo in materia di cigs, amministrazione straordinaria e parti sociali hanno di fatto lasciato il confronto aperto sulla base delle dichiarazioni del direttore De Camillis secondo il quale il lavoro per individuare una soluzione maggiormente tutelante per i lavoratori è oggetto di discussione fra i quattro dicasteri coinvolti», cioè Lavoro, Mef, Mims e Mise.

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