analisiil futuro della compagnia

Alitalia, la partita a poker di Lufthansa

Il gruppo tedesco deve dichiarare se è disposto a investire subito nel capitale di Alitalia con un progetto industriale di risanamento o se il suo interesse è limitato a una partnership commerciale

di Gianni Dragoni

Alitalia brucia 900mila euro al giorno

5' di lettura

Ancora poche ore e nella partita a poker sul futuro di Alitalia si potrà dire “vedo”. A scoprire le carte dovrà essere Lufthansa. Il gruppo tedesco, che non ha mai presentato una vera offerta di acquisto delle attività della compagnia italiana da quando i commissari - in carica da 30 mesi - stanno cercando di venderla, deve dichiarare se è disposto a investire subito nel capitale di Alitalia con un progetto industriale di risanamento o se il suo interesse è limitato a una partnership commerciale.

Il termine del 21 novembre
Resta poco tempo prima che che scada il termine - ma ci sono già state sette proroghe - per la presentazione dell'offerta vincolante di acquisto ai commissari. Il termine è il 21 novembre. Le Ferrovie dello Stato, capofila della cordata mandata in campo già dal precedente governo per il salvataggio di Alitalia, hanno già ottenuto da tempo la disponibilità dell'americana Delta a partecipare alla Newco Nuova Alitalia con il 10%, che corrisponde a un investimento di 100 milioni di euro (su un miliardo di capitale totale previsto).

Delta non convince i Benetton
Per Atlantia, la società dei Benetton che ha manifestato interesse in luglio ed è stata individuata da Fs come potenziale quarto socio dell'operazione (il terzo è il Mef), l'investimento di Delta è insufficiente. I Benetton hanno una preferenza per Lufthansa, con la quale il corteggiamento è cominciato in agosto, quando Atlantia era ancora guidata da Giovanni Castellucci, il manager poi sacrificato (con buonuscita di 13 milioni lordi) per le polemiche con il M5S sulla revoca della concessione ad Autostrade per l'Italia.

Il nodo della quota azionaria
Ma se i tedeschi sono davvero disposti a entrare nella partita dovranno dirlo in modo chiaro. L'occasione per un chiarimento potrebbe essere il consiglio di amministrazione di Lufthansa di giovedì 7 che si riunisce per approvare i conti del terzo trimestre. L'a.d. di Fs, Gianfranco Battisti, ha posto una condizione in modo netto fin dall'inizio delle trattative, condotte con numerosi potenziali partner internazionali (tra i quali anche Air France-Klm, che poi si è tirata indietro): le Fs possono partecipare solo con una quota di minoranza (adesso si parla del 35% o al massimo 37,5%), il partner industriale dovrà investire nel capitale della Nuova Alitalia. La condizione di avere un partner azionario “con una quota significativa” è stata infine posta sia dal cda di Fs sia da quello di Atlantia nella delibera-fotocopia approvata il 15 ottobre.

Il ritorno di Lufthansa
Dopo essere scomparsi dai radar da mesi, i tedeschi non hanno mai risposto alla lettera di Fs che li invitava a confermare l'interesse per Alitalia entro l'8 febbraio scorso (cioè nove mesi fa), i vertici di Lufthansa si sono rifatti vivi ai primi di ottobre, con una lettera a Fs e al governo, nella quale hanno detto di essere interessati a una partnership commerciale con Alitalia e a integrarla nella loro rete di vendita, in alternativa a Delta. Ma questo non è sufficiente. Ci vuole l'investimento azionario, hanno ribattuto le Fs.

Alitalia: Lufthansa offre investimento ma condizionato

Le condizioni dei tedeschi
«Potremmo considerare un potenziale investimento», hanno detto i tedeschi con una nuova lettera recapitata la scorsa settimana. Ma anche stavolta pongono condizioni. Prima di investire - dicono - bisogna concludere l'accordo con i sindacati sulla ristrutturazione di Alitalia. E questo, come tempisitca, potrebbe essere un problema, perché l'offerta va presentata entro il 21 novembre, mentre per fare un accordo sindacale ci vorrebbero almeno 120 giorni.

Gli esuberi
E poi c'è il numero degli esuberi che suscita preoccupazioni. Il piano originario di Lufthansa prevede 6.000 esuberi (su 11.600 dipendenti della compagnia), un numero considerato considerato inaccettabile dal governo e dai sindacati. Atlantia sta cercando di convincere i tedeschi a ridurre gli esuberi a 2.800. Ma questi sarebbero solo nelle attività di volo e negli uffici. Resterebbe a parte l'handling di Fiumicino, con potenziali massicci esuberi futuri. “Il nostro piano non è cambiato”, hanno ripetuto fonti di Lufthansa. Il piano Fs-Delta prevede da 2.500 a 2.700 esuberi in tutta la compagnia e una flotta di partenza di 102 aerei, rispetto ai 113 che la compagnia avrà a fine 2019. Lufthansa ha previsto una flotta più ridotta, solo 74 aerei.

Cosa fa Atlantia?
Se i tedeschi non dovessero impegnarsi a entrare subito nel capitale della Newco, sarebbe determinante l'atteggiamento di Atlantia. La società dei Benetton, che ha la preoccupazione di salvare la concessione di Autostrade, sarebbe disponibile a impegnarsi a prendere una quota azionaria come quella che prenderebbe Fs (con un versamento di 350 milioni) in una Newco con Delta (10%) e Mef (quasi 15%)? O si tirerebbe indietro con la motivazione che l'impegno di Delta è insufficiente? Questo probabilmente è il passaggio più importante dell'operazione, rimasto finora un po' in ombra per le distrazioni sul nome del partner estero.

La cassa ormai esaurita
É evidente che se Atlantia, per qualsiasi motivo, decidesse di non impegnarsi su Alitalia, l'operazione salvataggio guidata da Fs salterebbe. A quel punto per Alitalia si profilerebbe la liquidazione, visto che altri pretendenti non ci sono. Intanto la liquidità sta per esaurirsi, intorno a metà dicembre la cassa si dovrebbe prosciugare. I 900 milioni dati in prestito dal governo Gentiloni ai commissari, escludendo la quota che hanno destinato in depositi di garanzia alla Iata e di altro genere (137 milioni), sono ormai finiti. La gestione commissariale ha bruciato 837 milioni di liquidità in 30 mesi, secondo calcoli fatti dal Sole 24 Ore e anticipati il 3 novembre dal quotidiano. In media Alitalia mangia 900mila euro di cassa al giorno.

I dati dei commissari
I commissari hanno invece comunicato dati più rassicuranti, a fine ottobre - sostiene la compagnia in una nota - la liquidità oltre ai depositi era pari a 315 milioni, rispetto ai 310 milioni di ottobre. Ma - quello che i commissari non dicono - dentro questa liquidità ci sono i soldi degli anticipi versati da clienti per i biglietti futuri, dunque un debito di Alitalia verso i clienti. A quanto ammontano questi anticipi i commissari non lo dicono, si stima che siano almeno 2-300 milioni. Se si sottrae questa cifra dalla liquidità dichiarata la cassa si azzera. Del resto, se non ci fosse un'emergenza liquidità, non si capisce perché il governo nel decreto fiscale ha stanziato con urgenza 300 milioni per un nuovo “prestito” statale da versare alla compagnia «per indifferibili esigenze di gestione» entro il 2019.

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