riassetto azionario

Alitalia, piano da 2 miliardi con Ferrovie dello Stato. Si cerca un socio cinese

di Carlo Festa


Di Maio elenca i successi Ilva e Baekert: e adesso Alitalia

3' di lettura

Prende forma il piano per il riassetto azionario di Alitalia: l’obiettivo del Governo è di costituire, sulle ceneri della compagnia ora commissariata al Tribunale di Civitavecchia, una compagine dove il Mef possa entrare con una quota attorno al 15 per cento, affiancata da gruppi pubblici come Ferrovie dello Stato, ma anche altre aziende di Stato che sarebbero in corso di definizione.

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Ci sarà, almeno secondo le attese del Governo, un socio strategico estero: le trattative in corso sono per firmare la lettera di intenti con un gruppo straniero.

L’accordo in arrivo è con un partner cinese. Lo schema, secondo quanto risulta al Sole 24 Ore, è stato definito nell’ultima settimana al termine di un crescendo di incontri tra esponenti del Governo: il vice-premier Luigi Di Maio, il ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli, ma anche i sottosegretari Armando Siri (Infrastrutture), Andrea Cioffi (Sviluppo Economico) e Michele Geraci (Sviluppo economico). L’obiettivo è firmare le lettere di intenti entro il 31 ottobre.

I nuovi azionisti, secondo il piano, dovranno portare alla nascita della nuova Alitalia con una dotazione finanziaria di circa 2 miliardi di euro. Dopo l’iniezione di nuove risorse, il passo successivo prevede il rimborso del prestito ponte statale da 900 milioni di euro che il governo di Paolo Gentiloni ha concesso ad Alitalia nel 2017. Successivamente il Tesoro reinvestirà parte della somma in modo da detenere una quota attorno al 14-15% della nuova Alitalia. Oppure convertirà in azioni una parte del prestito. Il Governo è convinto che questa sia la soluzione migliore, perché in altre compagnie europee lo Stato è azionista. Per esempio in Air France dove l’Eliseo possiede circa il 14%: quota che però è l’ultima eredità della discesa del Governo transalpino nel gruppo che è quotato alla Borsa di Parigi con larghissimo flottante.

A fianco dello Stato italiano è previsto l’ingresso di altri gruppi pubblici: come Ferrovie dello Stato, la cui presenza però non avverrà tramite iniezione di risorse ma conferimento di alcuni asset, che verranno trasformati in quota di capitale.
Sul tavolo ci sono infatti sinergie possibili con l’alta velocità e altre attività di Fs.L’altro ieri l’amministratore delegato del gruppo, Gianfranco Battisti, ha spiegato che «trasporto regionale, alta velocità, logistica e digitalizzazione per nuovi servizi ai clienti pendolari sono le priorità e le sfide industriali messe al centro del prossimo piano industriale, a cui stiamo lavorando già da agosto». Ferrovie, secondo il piano, diventerà dunque partner strategico e industriale.

Un ruolo, ma non come azionista, lo avrà anche Cdp, che - secondo l’ipotesi allo studio - finanzierà l’acquisto dei nuovi aerei necessari per potenziare la flotta della compagnia aerea italiana. Tassello fondamentale, per far quadrare l’intero schema, è l’ingresso del socio estero nell’azionariato, in quanto le risorse fresche dovrebbero arrivare proprio dal nuovo azionista straniero, che dovrebbe possedere attorno al 20-30% della compagine azionaria.
Qui i riflettori sono puntati sul viaggio in Cina del ministro Luigi Di Maio con il sottosegretario Michele Geraci qualche settimana fa, quando l’esecutivo era impegnato sulla definizione del Def.

La trasferta sarebbe stata organizzata proprio per avviare contatti con una compagnia di bandiera cinese. Per il nuovo partner, secondo le attese, l’interesse è strategico: l’Italia diventerebbe l’hub di passaggio per i voli dalla Cina, verso il Nord Europa, il Nord e il Sud America e l’Africa. Del resto proprio ieri Geraci ha spiegato che ogni giorno vengono contattate «le controparti cinesi per capire l'interesse ad una partecipazione di minoranza in Alitalia: ne abbiamo parlato con Governo, linee aeree, fondi. Stiamo cercando di capire come rilanciare Alitalia, guardando non solo in Cina ma anche in Asia, perché l'Italia ha una posizione centrale nel Mediterraneo che fino a ieri ci ha creato dei problemi, ma adesso dobbiamo sfruttarla».

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