trasporto aereo

Alitalia, il piano prevede 2mila esuberi

di Gianni Dragoni

Ansa

2' di lettura

Si profila una cura lacrime e sangue per Alitalia: circa 2.000 esuberi, taglio degli stipendi in media del 31%, messa a terra di 20 aerei di breve e medio raggio della famiglia Airbus 320, nessun investimento nella flotta e nessuno sviluppo del lungo raggio.

Sono le ultime indicazioni emerse dal serrato confronto tra l’amministratore delegato Cramer Ball e le banche azioniste, Unicredit e Intesa Sanpaolo. Le banche chiedono un’azione molto più decisa sui costi, perché considerano irrealistiche le proiezioni di balzo dei ricavi fatte da Ball (+42% in tre anni), come ha sottolineato l’advisor Roland Berger.

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Finora non c’è stato un accordo tra il socio forte Etihad di Abu Dhabi (49%) e le banche, che attraverso Cai possiedono il 51% di Alitalia. Lo dimostra anche il braccio di ferro in corso sul manager proposto dalle banche per guidare Alitalia, Luigi Gubitosi. «Sarebbe una buona soluzione», ha detto l’a.d. di Intesa, Carlo Messina. Etihad, che sta ancora valutando la proposta, vorrebbe confermare Ball e avrebbe ipotizzato un affiancamento con Gubitosi.

Le banche giudicano insufficienti le azioni individuate da Ball nella bozza di piano industriale. Il confronto tra le banche e Abu Dhabi riprenderà domani, vigilia del cda che il presidente Luca Cordero di Montezemolo ha fissato per lunedì alle ore 14. Senza un’intesa Alitalia rischierebbe di finire sotto un commissario, perché la cassa si esaurirà a fine mese.

La compagnia perde circa due milioni di euro al giorno. È reduce da una perdita di gestione di 600 milioni nel 2016, l’anno dei profitti più alti nella storia per l’aviazione mondiale. La previsione è di un rosso di 650 milioni quest’anno. Per ridurre al minimo l’esborso di cassa necessario fino alla fine dell’anno (600 milioni stimati solo per coprire l’assorbimento di cassa, ma 900 milioni con gli investimenti in flotta), le banche hanno chiesto di ragionare solo sul breve periodo, tagliare di più i costi e bloccare gli investimenti. L’ipotesi è di chiedere ai sindacati, oltre a circa 2.000 esuberi (cifra non ufficiale), un taglio medio degli stipendi del 31 per cento. Verranno messi a terra 20 Airbus 320 o 319, non ci saranno gli investimenti nel lungo raggio con i tre nuovi Boeing 777 previsti.

Se quest’operazione riuscisse, ma ci deve essere il confronto con i sindacati e con il governo, il programma (non detto) sarebbe di presentarsi con un’azienda ridimensionata e dai costi molto ridotti pronti a venderla a un vettore europeo. La prima opzione è per Lufthansa, ci sta lavorando Montezemolo. Nelle ultime ore la proposta è stata fatta anche a Air France-Klm, l’ex partner, che non sembra interessata.

Alitalia, in arrivo il piano: scure su costi e caccia a ricavi

Prima di aprire una trattativa, Lufthansa vuole che a Roma ci sia l’accordo con i sindacati. Le banche non si fidano di Ball, uomo di Etihad, mentre il profilo finanziario di Gubitosi ai loro occhi lo renderebbe il manager adatto a traghettare la compagnia fino all’opzione più gradita agli istituti: la vendita a Lufthansa (o ad altri interessati). Ball però non si dimette. Prima del cda dovrebbe esserci un incontro tra Gubitosi e James Hogan, il numero uno di Etihad. La discussione riguarderebbe in particolare le deleghe e le risorse che i soci inietterebbero in Alitalia.

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