La vertenza sulla compagnia aerea

Alitalia: quanti saranno gli esuberi alla fine della trattativa?

Mentre sono a rischio gli stipendi di marzo per gli 11mila dipendenti, si va verso un aumento degli esuberi. Nel piano originario di Ita c'erano 5.500 eccedenze, adesso sono a rischio fino a 7.500 posti di lavoro

di Gianni Dragoni

I punti chiave

  • Bruxelles vuole il ridimensionamento
  • A rischio fino a 7.500 posti
  • Gli stipendi di marzo a rischio

4' di lettura

Alitalia non ha i soldi per pagare gli stipendi di marzo agli 11mila dipendenti. Ita, la nuova compagnia aerea pubblica per la quale sono stati stanziati 3 miliardi di euro, è una scatola vuota con 39 dipendenti, nove consiglieri di amministrazione e molti consulenti, e non si sa quando e come decollerà. In mezzo c'è il destino di circa 11mila lavoratori che non sanno qual è il loro futuro. Oggi c'è il terzo videoincontro tra i ministri Giancarlo Giorgetti (Mise), Daniele Franco (Mef) ed Enrico Giovannini (Mims) con l'eurocommissaria alla Concorrenza, Margrethe Vestager.

Bruxelles vuole il ridimensionamento

Nei precedenti colloqui in videoconferenza, del 5 e 16 marzo, si è parlato di clima “costruttivo”. Ma poi si è capito che da Bruxelles non arrivano messaggi rassicuranti. La fustigatrice Vestager, pur apprezzando il metodo di un confronto diretto e coordinato introdotto dal governo Draghi, ha tenuto fermo un punto: perché ci sia la “discontinuità economica” tra la vecchia Alitalia commissariata e la nuova compagnia pubblica, la Newco, ci dovrà essere un forte ridimensionamento della compagnia. Il punto chiave è che solo le attività del trasporto aereo, il “lotto aviation”, potranno passare direttamente da Alitalia a Ita, con quale procedura ancora non si sa. Il governo insiste perché ci sia un passaggio diretto, senza un gara aperta, che richiederebbe 4-5 mesi. Nel fratempo dovrebbe essere Alitalia ad assicurare le attività di volo, ma la compagnia non ha i soldi per reggere così a lungo.

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Nel piano iniziale almeno 5.500 esuberi

Ita, il cui vertice è stato nominato dal precedente governo (Francesco Caio presidente indicato da Giuseppe Conte, Fabio Lazzerini a.d. indicato da Dario Franceschini, capodelegazione del Pd e ministro dei Beni culturali), ha presentato a dicembre un piano idustriale in cuo prevedeva di decolalre da aprile 2021 con 52 aerei e un minimo di 5.200-5.500 dipendenti. In tal caso ci sarebbero stati da 5.500 a 5.800 lavoratori che subito non avrebbero trovato posto nella nuova compagnia. Ufficialmente non sarebbero stati tutti esuberi strutturali, perché in parte questi lavoratori avrebbero potuto essere assorbiti da Ita nel 2022, con il previsto graduakle incremento della flotta. Ma non c'era una garanzia di futura assunzione. E anche l'incremento della flotta non era scontato: è legato all'andamento del traffico, influenzato dal Covid, e alla capacità di Ita di competere e di crescere.

Il piano diventato straccia

Quel piano però è ora carta straccia. E' stato bocciato dalla Ue e anche dagli advisor del Mef, che lo ritengono irrealistico e ottimistico. Caio e Franceschini hanno rimesso mano al piano. Ora viene disegnata una compagnia più piccola, con meno aerei al decollo, potrebbero essere 45. E ci saranno meno aerei di lungo raggio: inizialmente se ne prevedevano 9 (su 52 totali), adesso si parla di soli 5 aerei passeggeri di lungo raggio.

Handling e manutenzione vendute a terzi

L'altra grande differenza è che nel perimetro della nuova compagnia non ci sono più le attività di handling aeroportuale (oltre 3mila addetti) e di manutenzione (poco più di mille), concentrate a Fiumicino. La Ue non vuole che Ita le controlli. Il governo sta chiedendo che Ita possa partecipare come socio di minoranza a future cordate che potrebbero rilevare queste attività. Non è chiaro cosa succederà, se non che queste attività non potranno passare direttamente a Ita. Giorgetti ha già detto alla Camera che per handling e manutenzione di andrà verso gare aperte.

La manifestazione dei sindacati a Fiumicino

I sindacati hanno reagito con forte preoccupazione, non vogliono lo spezzatino. Oggi c'è una manifestazione a Fiumicino di “tutti i lavoratori Alitalia e Cityliner”, proclamata dai sindacati Filt-Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl Trasporto Aereo, per dire “no ai licenziamenti ed ad una mini-compagnia di bandiera e per dire sì a sviluppo,occupazione e mobilità”. Ci sono presidi di protesta a Fiumicino anche delle altre sigle, dai naviganti della Fnta (Anpac, Anpav, Anp) a Cub Trasporti e Usb.

A rischio fino a 7.500 posti di lavoro

Nell'ultima bozza di piano Ita, secondo indiscrezioni, è previsto che la nuova compagnia potrebbe decollare da giugno, o più probabilmente da luglio, con meno di 4mila dipendenti. Se questa dimensioine venisse confermata, gli esuberi di Alitalia sarebbero tra i 7.000 e i 7.500. In parte questi lavoratori resterebbero nell'handling e manutenzione, in attesa di una collocazione di queste attività. Il loro futuro sarebbe incerto. Un conto pesante. La trattativa del governo con la Ue però non è ancora conclusa. E poi ci sarà una trattativa con i sindacati, anche per decidere il contratto di lavoro. Ita vuole fare un contratto nuovo, meno oneroso per l'azienda.

Gli stipendi di marzo a rischio

E adesso c'è l'emergenza stipendi di marzo. Alitalia aspetta di ricevere i 55 milioni di euro di indennizzi Covid che possono essere sbloccati solo dalla Ue. Giorgetti il 17 marzo alla Camera ha detto che nell'ultimo incontro con Vestager la commissaria aveva autorizzato il governo a erogare questi fondi. Ma finora ad Alitalia i soldi non sono arrivati. E alle domande dei sindacati icommissari non hanno risposto. Hanno rimandato l'incontro al 31 marzo. Un brutto segno Se gli stipendi verranno pagati, è molto probabile che slittino ai primi di aprile. Sullo sfondo, rimane il rischio di colalsso definitivo dell'Alitalia, che costringerebbe la compagnia a mettere gli aerei a terra.


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