la settimana decisiva

Alitalia, Salini, Carige: i dossier finanziari del governo alla resa dei conti

Domani giornata cruciale per le tre partite, che in totale valgono 2,5 miliardi.

di Marco Ferrando


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3' di lettura

Tre società prestigiose, tre crisi gravi, tre tavoli diversi. Su cui il governo ha deciso di giocare in prima persona ma che ora necessitano di una soluzione. O comunque di passi decisivi. Per Alitalia, Salini con il “suo” Progetto Italia e Carige si apre una settimana chiave per capire se c’è modo di risolvere - positivamente - trattative che ormai hanno assunto la forma di ricatti incrociati: se qualcuno non muove un primo passo, o se il Governo non assesta la spinta decisiva, sono destinate a un prolungamento infinito che sa di paralisi.

Partiamo da Alitalia. Oggi Mediobanca riceverà l’interesse di un’eterogenea compagine di soggetti, da Atlantia a Toto, dal sudamericano Efromovich a Lotito (forse). Ma è il 15 luglio che , al cda di Fs, toccherà combinare questi tasselli in una proposta, ancora generica quanto al chi-fa-che-cosa, da girare al Mise. Di certo c’è che Alitalia ha bisogno di un miliardo, ma al di là di chi contribuirà con quanto, è evidente che il nodo è un altro, ed è la trattativa - riservata, sempre che ci sia - tra il Governo e il gruppo autostradale per definire come cancellare definitivamente la possibilità di una revoca delle concessioni autostradali dopo la tragedia del ponte Morandi. È questione politica delicatissima e divisiva per la maggioranza, ma chi ne fa le spese è Alitalia: finché non otterranno precise garanzie sulle autostrade, da Atlantia non arriverà la promessa di un euro, viceversa Palazzo Chigi sembra pretendere un impegno certo sulla compagnia per aprire sulla concessione. Appunto: finché uno dei due non muove, è tutto fermo.

Partita analoga su Salini Impregilo, e sull’ambizioso - e necessario - progetto di costruire un grande polo nazionale delle costruzioni, in grado di risolvere i problemi di Astaldi e degli altri costruttori in difficoltà coagulandoli intorno a Salini. In questo caso il fabbisogno è di 600 milioni, e qui l’empasse si registra intorno alla Cassa Depositi e prestiti: serve un cda, probabilmente il 17 luglio, che torni a esaminare la bozza di accordo che vede coinvolti Salini, le banche e Cassa stessa, con rispettivi onori e oneri. Finora hanno prevalso, pare, questi ultimi e Cassa, spinta dal Mef e dalle Fondazioni, non ha ancora formalizzato il suo impegno a versare 250 milioni. Troppi rischi, dicono, rispetto a quelli presi dalle banche creditrici e da Salini stesso. Domani il consiglio di amministrazione del costruttore romano approverà una bozza di accordo da presentare al Tribunale che aspetta una proposta per proseguire nel concordato di Astaldi: è probabile che conceda un paio di altre settimane, ma se qualcuno non fa un primo passo non se ne esce.

CHI SALVERÀ CARIGE? Ecco il piano

Infine Carige. Sempre il 15 luglio, giornata importante per tutte e tre le partite, lo schema volontario del Fondo interbancario raduna il suo consiglio per convocare - al 23 luglio - l’assemblea chiamata a convertire in azioni il bond da 325 milioni sottoscritto a dicembre. È il primo tassello di un rafforzamento che di milioni ne richiede (almeno) 900: da dove arriveranno gli altri? Le banche, sempre attraverso il Fondo interbancario, sembrano disposte a mettercene anche altri, ma certo non tutti. E aspettano un passo dai soci attuali della banca (Malacalza in testa), dal partner bancario che in futuro potrebbe unire le sorti a quelle di Carige (Cassa centrale banca), o dai soggetti pubblici - Credito Sportivo e Mediocredito - che dovrebbero partecipare all’operazione sottoscrivendo un subordinato da 200 milioni. Tutti pronti, ma nessuno si muove. E anche qui si rischia il nulla-di-fatto: entro il 25 luglio la Banca centrale europea ha chiesto un piano di salvataggio serio e sostenibile.

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