IL salvataggio

Alitalia, il Senato ha solo 15 giorni per approvare il decreto sui 400 milioni

Il testo approvato dalla Camera deve essere convertito in legge entro il 31 gennaio. Il commissario prepara i tagli e la riorganizzazione

di Gianni Dragoni

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Il testo approvato dalla Camera deve essere convertito in legge entro il 31 gennaio. Il commissario prepara i tagli e la riorganizzazione


4' di lettura

Il Senato ha solo 15 giorni per approvare il decreto salva-Alitalia. Il decreto che assegna ulteriori 400 milioni di euro di soldi pubblici alla compagnia è arrivato oggi, mercoledì, al Senato, dopo l’approvazione della Camera avvenuta martedì. L’arrivo del provvedimento è stato annunciato alla fine della seduta dell’assemblea dalla presidente, Elisabetta Alberti Casellati. Non è stato indicato a quale commissione verrà assegnato per l’esame in sede referente.

Il sì va pronunciato entro il 31 gennaio
Il provvedimento deve essere convertito in legge entro il 31 gennaio, altrimenti decadrà. Pertanto il Senato ha solo 16 giorni per approvarlo nello stesso testo uscito da Montecitorio. Nel calendario di Palazzo Madama è previsto che il decreto vada all’esame dell’assemblea il 29 e 30 gennaio. Se ci fossero modifiche, il decreto dovrebbe tornare all’altro ramo del Parlamento.

A Montecitorio nessun contrario
Alla Camera non ci sono stati voti contrari. Nella votazione finale 256 favorevoli (M5S, Pd, Leu, Iv) e 171 astenuti (lega, Fi, Fdi). Tuttavia l’esame in prima lettura non è stato una passeggiata per il governo. È stato approvato in assemblea un emendamento che inizialmente era stato presentato dall’opposizione e che il governo e la maggioranza avevano bocciato in commissione.

Emendamento per il rimborso entro sei mesi
In aula c’è stata la retromarcia. L’emendamento approvato fissa un termine per la restituzione dei 400 milioni che il ministero dell’Economia presta, anzi ha già prestato, ad Alitalia. I soldi dovranno essere restituiti entro sei mesi dall’erogazione. Poiché i 400 milioni sono già stati iniettati dal Mef nelle casse di Alitalia sotto Natale, la restituzione dovrebbe essere fatta prima della fine di giugno prossimo. Insieme agli interessi, che in sei mesi sarebbero quasi 30 milioni. Questo sulla carta. Perché bisognerà vedere se Alitalia avrà i soldi da rimborsare. Oggi non li avrebbe, perché ogni giorno brucia cassa.

La retromarcia del governo
L’emendamento che fissa un termine per il rimborso era stato proposto da Forza Italia già in commissione, anche la Lega lo voleva, ma era stato respinto dalla maggioranza. Poi è arrivato il parere della commissione per le Politiche Ue, che ha consigliato di inserire un termine per evitare che la Ue apra una procedura d’infrazione per aiuto di Stato. Così in aula anche il governo ha accettato l’emendamento, nel frattempo presentato anche dal Pd con Italia viva. Insomma, si è sfiorato il pasticcio. Secondo indiscrezioni, sarebbe stato il Mef, che è in contatto con Bruxelles, a suggerire la correzione del decreto.

Mulè: «C’era il rischio di infrazione Ue»
«Se non fosse stato per il ruolo costruttivo e responsabile svolto dalle opposizioni ed in particolare da Forza Italia, il decreto legge su Alitalia ci
avrebbe portato direttamente verso una procedura di infrazione. È stato grazie ad un nostro emendamento approvato in aula, e al quale governo e maggioranza si erano ostinatamente opposti in commissione, che è stato inserito un termine esplicito fissato in sei mesi che eviterà che i fari della Commissione europea si accendano su questo nuovo intervento da 400 milioni», ha commentato Giorgio Mulè, deputato di Forza Italia e portavoce dei gruppi azzurri di Camera e Senato.

Cosa fa il commissario
Il provvedimento stabilisce che il commissario di Alitalia deve «espletare» entro il 31 maggio 2020 «le procedure» necessarie per «pervenire al trasferimento dei complessi aziendali quali risultanti dal nuovo piano delle iniziative e interventi, assicurando la discontinuità anche economica della gestione». Molti hanno inteso che il termine del 31 maggio significasse una data ultima per la cessione della compagnia.

Non ci sono compratori
Ma compratori non ce ne sono: Lufthansa, cui guarda il governo su indicazione della hostess-senatrice Giulia Lupo, è interessata solo a un accordo commerciale; Delta è pronta a investire 100 milioni di euro, che basterebbero per il 10% del capitale, dunque avrebbe bisogno di partner; le Fs hanno detto che il discorso Alitalia è chiuso e l’operazione cui hanno lavorato per un anno e mezzo è tramontata.

L’ipotesi Newco
Il ministro dello Sviluppo economico, Stefano Patuanelli, ha detto la scorsa settimana che il 31 maggio non ci potrà essere «il closing» con la cessione della compagnia, ma ci potrà essere solo il completamento di una procedura per portare alla futura cessione, come fu il termine del 31 ottobre 2018 (quando fu presentata l’offerta di Fs). Secondo Patuanelli e anche secondo il nuovo commissario nominato dal ministro, Giuseppe Leogrande, per porre fine entro il 31 maggio al commissariamento non c’è solo la vendita di Alitalia, oggi improbabile perché non ci sono acquirenti. In alternativa potrebbe essere costituita una nuova società, la Newco. Questa _ secondo Patuanelli e Leogrande _ potrebbe avere un capitale pubblico, cioè avere come azionista lo Stato. Oppure potrebbe essere posseduta dalla compagnia ora commissariata, che diventerebbe la bad company.

Il precedente di Blue Panorama
Leogrande ha già fatto quest’operazione in Bue Panorama. Nominato commissario di Blue Panorama nel maggio 2014, nell’agosto 2016 l’avvocato Leogrande ha costituito la Newco _ d’intesa con l’allora ministro dello Sviluppo, Carlo Calenda _ e il 15 dicembre 2017 l’ha venduta al gruppo Uvet di Luca Patanè. La stessa operazione potrebbe essere tentata in Alitalia, ma è più complessa, come ha detto lo stesso Leogrande.

I tagli
Il commissario deve anche adottare iniziative e interventi di riorganizzazione ed efficientamento per abbattere le perdite di Alitalia, che nel 2019 sono salite di 100 milioni a circa 600 milioni. Per la gestione della compagnia ha nominato direttore generale Giancarlo Zeni, che proviene da Blue Panorama. Per risparmiare Leogrande sta studiando di intervenire sui contratti con i fornitori. Ma dovrà anche affrontare la questioni scottante degli esuberi. Al momento ci sono 1.020 dipendenti in cigs su 11.600 totali.

Per approfondire:
Perché 15 anni di salvataggi Alitalia non hanno funzionato
Decreto Alitalia, i nodi del salvataggio


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