la compagnia in mezzo al guado

Alitalia, soldi in cassa fino a febbraio. Il commissario attende il nuovo ministro per il bando di gara

A rischio il pagamento degli stipendi per l'allungamento della procedura di vendita. Se si dovrà fare una gara serviranno altri 200 milioni

di Gianni Dragoni

(ANSA)

4' di lettura

A gennaio gli stipendi li ha pagati, ma per febbraio c'è il rischio che non ci siano i soldi sufficienti. È sempre più emergenza per Alitalia. La nuova compagnia pubblica che dovrebbe raccoglierne l'attività, Ita, non è ancora decollata e il commissario della vecchia, Giuseppe Leogrande, è a caccia di soldi per pagare gli stipendi e non interrompere l'attività, seppur ridotta al minimo.

Lo sfogo del commissario

«Con i soldi in cassa arriviamo a febbraio. Se devo fare un nuovo bando di gara per la vendita delle attività di Alitalia bisogna che il governo mi assicuri i soldi necessari per pagare gli stipendi per altri 4-5 mesi, il tempo necessario per arrivare alla cessione delle attività all'acquirente». Questo, in sostanza, lo sfogo del commissario Alitalia, come riferito da un partecipante agli incontri del 3 febbraio con i sindacati. Prima il commissario ha visto i confederali di Cgil, Cisl, Uil insieme a Ugl, poi i naviganti di Fnta (Anpac, Anpav, Anp) e Usb. Leogrande non ha assicurato di poter pagare gli stipendi alla fine di questo mese.

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Se si fa una gara servono almeno 200 milioni

Se dovrà fare una nuova gara pubblica, come gli ha chiesto il Mise, ma solo a crisi di governo conclamata, Alitalia avrà bisogno «di un'altra tranche di finanziamento» pubblico, ha detto, senza precisare la somma. Una fonte autorevole stima che servirebbero dai 200 milioni di euro in su, dipenderà da quanto tempo occorrerà per perfezionare la cessione.Alitalia brucia 50 milioni al meseLa scorsa settimana in cassa c'erano 77 milioni, la compagnia brucia circa 50 milioni al mese, secondo stime. Il primo obiettivo del commissario per avere altri soldi è ottenere una rapida autorizzazione della Commissione Ue per incassare dallo Stato i 73 milioni residui di indennizzi Covid, stanziati dal decreto Rilancio ma non erogati perché la Ue non ha dato l'autorizzazione. Il decreto ha stanziato 350 milioni per Alitalia. Il governo ha versato una prima tranche di 200 milioni a fine settembre e una seconda a fine dicembre di 77 milioni, anziché di 150 milioni come richiesto da Leogrande. Solo grazie a questi ultimi fondi il commissario ha potuto pagare gli stipendi di dicembre, con qualche giorno di ritardo.

Le reazioni dei sindacati

Secondo i sindacati confederali «non ci saranno i soldi per pagare febbraio se il commissario non riceverà i residui ristori Covid per 73 milioni previsti dal decreto Rilancio ma finora non autorizzati dalla Ue». «Il commissario ha confermato le nostre preoccupazioni: gli stipendi di febbraio sono a rischio. Ci è stato confermato che i tempi di emissione e gestione di un nuovo bando di vendita non sono sostenibili dalle disponibilità di cassa dell'amministrazione straordinaria anche in caso di ricezione dei ristori Covid», è il commento della delegazione Fnta, che sollecita un'azione più coordinata tra tutte le parti: «Senza immediate azioni coordinate c'è il fondato rischio di arrivare al fermo operativo di Alitalia con conseguente catastrofe sociale».

Leogrande attende il nuovo ministro dello Sviluppo

Il dossier Alitalia è esplosivo. E' stato complicato dalla lettera della direzione generale per la Concorrenza («Dg comp») di Bruxelles, che l'8 gennaio ha chiesto chiarimenti al governo sulla cessione e ha domandato perché non si fa una gara aperta, trasparente, aperta a tutti, non riservata alla Newco pubblica Ita. Leogrande attenderà che si formi il nuovo governo per avere indicazioni dal nuovo ministro dello Sviluppo economico su come procedere su un terreno minato.

Frizioni con Mise e Ita

Il commissario si sente messo in mezzo, ma non si ritiene responsabile di questa situazione. Dopo aver sospeso la procedura di vendita il 28 marzo 2020, perché il governo con il decreto Cura Italia aveva deciso di costituire una nuova società pubblica, operazione precisata con il decreto Rilancio che ha previsto una dote di 3 miliardi per la nuova compagnia, il commissario è rimasto in attesa che la Newco Ita, costituita solo in novembre, si materializzasse. Ita ha ritardato la presentazione del piano industriale fino quasi a Natale, per rimandare l'avvio delle operazioni ad aprile 2021, ritenendo così di poter decollare quando ci potrebbe essere una parziale ripresa del traffico, rispetto al crollo causato dal Covid nel 2020. L'ipotesi di Ita era di partire da aprile 2021. Adesso si profila un rinvio almeno fino a giugno.

La Newco Ita ha scritto al commissario

Anche Ita, dopo aver temporeggiato, adesso si lamenta di ritardi. Il cda guidato dall'a.d. Fabio Lazzerini il 2 febbraio «ha espresso preoccupazione in linea con la lettera inviata dai vertici all'amministrazione straordinaria, per i tempi di attuazione delle procedure di vendita, auspicando un rapidissimo e non più rinviabile avvio». Leogrande il 28 dicembre scorso aveva chiesto al Mise di essere autorizzato a una vendita progressiva, partendo con il lotto aviation, per fare un'operazione rapida, rimandando a una fase successiva la cessione delle attività nei servizi, cioè handling e manutenzione.

L'ipotesi della trattativa diretta

Il commissario ritiene che Ita avrebbe potuto chiedere una trattativa diretta, senza che ci fossero obiezioni da Bruxelles, perché l'attività di volo è un servizio pubblico e a suo avviso non sarebbe stata necessaria una gara. Ma Leogrande non ha avuto l'autorizzazione del Mise, né Ita si è fatta avanti. I sindacati confederali erano contrari a quella proposta, perché temono lo spezzatino di Alitalia. Poi l'8 gennaio è arrivata la lettera della Ue che mette una serie di paletti e dice al governo: perché non fate una gara pubblica per la vendita? E adesso la situazione è molto complicata.


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