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Alitalia, Toninelli: tornerà compagnia di bandiera, il 51% sarà nazionale

di Marzio Bartoloni

Crisi aziendali, i numeri del Mise


3' di lettura

«Sono in corso da parte di questo governo le interlocuzioni necessarie per assicurare un futuro a questa azienda, per tutelare al meglio le esigenze dei lavoratori e del Gruppo e mi spenderò in prima persona con tutti i player internazionali per trovare un futuro all'azienda Alitalia». Questa l’assicurazione del vicepremier e ministro dello Sviluppo economico e del Lavoro Luigi Di Maio alla Camera nell’informativa urgente sullo stato dei tavoli di crisi aperti presso il Mise. Con il ministro dei Trasporti Danilo Toninelli che sull’Alitalia si spinge ancora più in là:  «Torneremo a farla diventare compagnia di bandiera con il 51% in capo all'Italia e con un partner che la faccia volare».

Sempre su Alitalia, il ministro Di Maio ha spiegato che «stiamo analizzando tutte le informazioni economiche e finanziarie per individuare i responsabili della situazione attuale». Un punto quello dei «danni enormi» sottolineato anche dal ministro Toninelli a RaiNews24 quando ha ribadito che «l’italianità è un punto fondamentale nel futuro» di Alitalia. Il vicepermier Di Maio nella sua informativa sui tavoli di crisi ha affrontato anche il caso dell’Ilva ribadendo che il governo non ha considerato «soddisfacenti il piano occupazionale e il piano di attuazione del piano ambientale per questo ha richiesto a ArcelorMittal una controproposta migliorativa che è in fase di analisi in queste ore e di confronto tra i commissari e l’ArcelorMittal».

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Attualmente i tavoli di crisi aperti presso il Mise sono, al 30 giugno 2018, 144 che «vedono coinvolti 189 mila lavoratori, ovvero 189 mila famiglie che vedono la loro serenità economica e il loro futuro a rischio». In particolare, delle crisi aziendali citate «31 aziende sono in parte o totalmente coinvolte dalla cessazione di attività e conseguente delocalizzazione in paesi extra comunitari», ha detto Di Maio, sottolineando che «il processo di delocalizzazione non può essere considerato marginale e richiede attenzione».

Da qui l’ iniziativa del Governo contenuta nel decreto dignità che colpisce anche con sanzioni le imprese che ottengono un aiuto di Stato e poi spostano l’attività in un altro Paese: «Questi che prendono i soldi pubblici e poi se ne vanno non sono imprenditori, sono prenditori e come sistema paese non abbiamo alcun interesse nell'attirare questa gente in Italia», ha detto Di Maio. Il ministro ha quindi annunciato di aver «deciso di aprire la partecipazione ai tavoli di crisi a quattro parlamentari, due della maggioranza e due per l’opposizione per assicurare la vicinanza dei parlamentari del territorio alle imprese e ai lavoratori in momenti delicati come quelli dei tavoli di crisi».

Di Maio ha citato durante l’informativa il caso della Bekaert, multinazionale belga che ha deciso di chiudere senza preavviso lo stabilimento di Figline e Incisa Valdarno per delocalizzare in Romania: «Mi sto impegnando personalmente a sensibilizzare la proprietà della multinazionale a collaborare con il governo italiano. La settimana prossima - ha aggiunto - si riaggiorna il tavolo generale presso il Mise». Il ministro ha ricordato come «durante l’incontro con l’azienda al ministero si è registrata una mancanza di rispetto verso l’umanità delle persone e le istituzioni italiane da parte della multinazionale: hanno deciso di dire no a priori a qualsiasi possibilità di rimediare alla situazione e salvare la vita e il futuro a oltre 300 famiglie». Con il decreto dignità - ha aggiunto - «porremo un grande freno ai comportamenti alla Bekaert che si verificheranno in futuro, ossia alle delocalizzazioni».

Infine il vicepremier ha assicurato che anche su Tim «continuerà ad esserci massima attenzione da parte del Governo. Il Mise infatti seguirà gli sviluppi dell'attuazione del nuovo piano industriale dell’azienda». «In casa Telecom Italia-Tim i sindacati hanno chiesto un incontro per discutere dell'apertura da parte del gruppo delle procedure per l'erogazione della cassa integrazione straordinaria, al fine di gestire 4.500 esuberi. A giugno - ha ricordato Di Maio - si è chiuso l'accordo sulla trattativa Tim, evitando in tal modo la cassa integrazione a circa 30 mila lavoratori», ha ricordato il ministro.

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